Ogni giorno produciamo una montagna di rifiuti, quasi 30 milioni di tonnellate all’anno. Ma dove finisce tutta questa immondizia che non riusciamo a riciclare?
Nonostante la tassa sulla spazzatura continui a salire, costandoci in media 214 euro all’anno a testa, in Italia continuiamo a prendere ben il 15% dei nostri scarti e a seppellirli sotto terra. Stiamo parlando di 4,4 milioni di tonnellate di immondizia gettate nelle discariche in un solo anno.
Fermiamoci un secondo a fare i conti, perché sono spaventosi. Se invece di nasconderli in buchi nel terreno mandassimo quei 4,4 milioni di tonnellate nei nostri impianti termovalorizzatori, genererebbero circa 3.100.000 Megawattora (MWh) di energia.
Cosa significa all’atto pratico? Significa che stiamo letteralmente seppellendo la corrente necessaria per illuminare e scaldare più di un milione di case per un anno intero. Significa che stiamo buttando via l’energia che potrebbe far marciare a pieno ritmo oltre 3.000 fabbriche, salvando migliaia di posti di lavoro strangolati dai costi energetici.
Come se non bastasse l’assurdità, un altro 4% lo impacchettiamo e lo esportiamo. Hai capito bene: paghiamo profumatamente altri Paesi per prendersi la nostra immondizia. Parliamo di quasi 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti inviati oltre confine. Se li bruciassimo nei nostri termovalorizzatori, produrrebbero energia sufficiente ad alimentare oltre 260.000 case e a far marciare a pieno ritmo 800 fabbriche di medie dimensioni. Invece, questa preziosa corrente elettrica la regaliamo ad altre nazioni che si arricchiscono con i nostri scarti, mentre noi restiamo qui a pagare le bollette. Un autogol clamoroso.
E a confermare questa gestione disastrosa, ci pensano i dati sulla raccolta differenziata, che sono un vero schiaffo in faccia. La media nazionale, ferma al 67,69%, è solo una maschera che nasconde voragini intollerabili in un Paese spaccato. Guardando ai grandi Comuni (quelli con più di 200mila abitanti), il quadro in troppe città chiave è desolante. Ci sono metropoli che sembrano ferme a decenni fa: la situazione di Palermo è drammatica, ferma a un misero 17,3%. Un numero inaccettabile. E il resto del Centro-Sud non fa una figura tanto migliore, restando impantanato sotto la metà: Catania sprofonda al 33,4%, Napoli arranca al 44,4%, Bari si ferma al 46,0% e la nostra Capitale, Roma, resta arenata al 48,0%.
A galleggiare faticosamente a metà classifica troviamo Genova (49,8%), seguita da Verona e Torino (entrambe al 57,4%) e Messina (58,6%). Solo poche città sembrano aver capito l’urgenza di invertire la rotta: Firenze (60,7%), Milano (63,3%), Venezia (63,7%) e Padova (65,1%) provano a tirare il gruppo, guidate dall’eccellenza di Bologna (in testa con il 72,8%). Numeri virtuosi che però non fanno altro che evidenziare la gravità e l’ingiustificazione del ritardo di tutto il resto del Paese.
Solo dopo aver guardato in faccia questo disastro organizzativo, possiamo menzionare quell’unica parte di indifferenziato che riusciamo a valorizzare: il 18% che finisce nei nostri inceneritori e termovalorizzatori per produrre finalmente energia. Ma è palesemente troppo, troppo poco.
È un sacrilegio inaccettabile. Piangiamo miseria in tv per il costo dell’energia, dipendiamo dai ricatti dell’estero, sventriamo il pianeta per cercare nuove materie prime… e poi nascondiamo sotto il tappeto un giacimento enorme che abbiamo già in casa. Finché tratteremo l’immondizia come “sporcizia” da sotterrare e non come l’energia del nostro futuro, non saremo vittime del caro-bollette. Ne saremo solo i complici.
A conferma di questo enorme spreco ci sono i numeri ufficiali dell’ISPRA. E se vi chiedete perché le ultime rilevazioni definitive si fermino al 2024, il motivo è molto semplice: raccogliere e controllare i registri dell’immondizia di quasi 8.000 Comuni italiani richiede ben più di un anno di lavoro. Gli esperti devono incrociare i dati e assicurarsi che nemmeno un sacchetto venga contato due volte prima di poter pubblicare il rapporto. Un lavoro lungo, ma necessario, che ci sbatte in faccia una verità amara e inattaccabile.