Il gigante dei cieli si è schiantato pochi istanti dopo il decollo a Puerto Leguízamo. A bordo ragazzi, padri e figli in divisa. L’angoscia del ministro Sanchez: “Profondo dolore”.
BOGOTÀ – Oltre cento vite. Cento ragazzi, padri e figli, partiti per servire il proprio Paese e inghiottiti all’improvviso dal verde implacabile dell’Amazzonia colombiana. È un pomeriggio di angoscia, lacrime e preghiere quello che sta vivendo la Colombia, colpita al cuore da un disastro aereo dalle proporzioni drammatiche.
Un aereo da trasporto Lockheed Martin Hercules C-130 dell’Aeronautica militare, decollato dalla remota pista di Puerto Leguízamo, nel dipartimento meridionale di Putumayo, ha interrotto il suo volo quasi subito. Pochi, interminabili istanti dopo essersi staccato da terra, il velivolo ha perso quota, schiantandosi con un boato sordo in una zona rurale dalla vegetazione fittissima.
Non ci sono ancora liste ufficiali, ma i numeri fanno tremare i polsi: a bordo c’erano più di cento militari. Uomini che fino a pochi minuti prima scherzavano tra loro, sistemavano i pesanti zaini d’ordinanza, mandavano magari l’ultimo messaggio a casa prima del decollo. Ora, in decine di case sparse per il Paese, ci sono famiglie incollate alla televisione e ai telefoni cellulari, aggrappate alla speranza di un miracolo mentre le ore passano inesorabili e le notizie frammentarie si accavallano.
Il dolore di un’intera nazione è stato raccolto nelle parole del ministro della Difesa, Pedro Sanchez. Una dichiarazione affidata ai social, arrivata come un colpo al petto per i cittadini colombiani: “Con profondo dolore, comunico che un aereo Hercules dell’Aeronautica militare colombiana è stato coinvolto in un tragico incidente durante il decollo da Puerto Leguízamo (Putumayo), mentre trasportava truppe delle Forze armate”. Un messaggio istituzionale che tradisce tutta l’impotenza di fronte a una tragedia del genere.
Sul luogo del disastro, non lontano dal confine peruviano, i soccorritori stanno lottando contro il tempo e contro una natura ostile. Raggiungere la fusoliera spezzata in mezzo alla giungla e al fango è un’impresa disperata. Si cerca tra le lamiere, si scava, si ascolta nel tentativo di cogliere un lamento, aggrappandosi alla flebile possibilità che qualcuno sia sopravvissuto all’impatto.
L’Aeronautica ha già inviato le squadre specializzate per recuperare le scatole nere. Ci sarà tempo per le inchieste, per capire se si sia trattato di un guasto meccanico o di una fatalità implacabile. Ma ora non è il momento dei dettagli tecnici. È il momento del silenzio, del rispetto e di un’attesa straziante, accanto a chi sta pregando di poter riabbracciare chi era su quel volo.
foto di repertorio