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Valle Aniene; il fascino di Trebula Suffenàs sito archeologico ricco di storia e cultura

trebula-suffenasTrebula Suffenas, è un sito archeologico risalente al II secolo caduto in secondo piano nel panorama storico-culturale italiano, ma che invece è in grado di riservare aspetti alquanto interessanti.
All’interno di Villa Manni, che è il centro di riferimento del sito, c’erano le antiche terme romane, questa struttura edificata nel 1948 proprio sui resti dell’antica città Trebula Suffenas.  Nel corso degli scavi vennero rinvenuti tratti di strade, case, vasellame, macine, statue colonne e tombe: importante quella di Marco Vipsiano Agrippa, collaboratore e genero di Augusto, artefice di molti trionfi militari, tra i quali la battaglia navale di Azio in cui sconfisse Antonio e Cleopatra. Notevoli complessi termali e resti di mosaici di notevole importanza sono venuti alla luce. I resti delle terme rinvenute, si datano intorno al II secolo d.C. ed erano dotate di Calidarium, Frigidarium e Tepidarium. Tutti i mosaici ritrovati sono conservati nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli. La volta del Frigidarium la si può ammirare nel Museo Nazionale Romano. Tuttavia il sito racchiude tutta una storia di grande interesse per il bacino della Valle dell’Aniene.
Trebula Suffenas, fu infatti una città fondata dai Suffenati, popolo appartenente alla stirpe degli equi. Il termine “trebula” trae origine etimologica dalla parola “casale”, e venne edificata in un luogo di transito attivo già dall’età del bronzo. I suffenati controllavano tutto il territorio circostante, a partire dall’antica Tivoli (Tibur), Palestrina (Praeneste), e Carsoli (Carseoli), in una vastissima area in cui questo popolo trovò interessante la particolare collocazione geografica e soprattutto l’abbondanza d’acqua. I romani successivamente si impadronirono di questo territorio per queste caratteristiche che chiamarono “Aniense”, poichè era attraversato dal fiume Anio (oggi Aniene). Trebula Suffenas rimase poi fedele  a Roma durante la  guerra italica e venne poi ricompensata con il riconoscimento della cittadinanza romana. I romani era soliti trascorrere periodi di riposo e di vacanza per la salubrità dell’aria di queste zone. Le invasioni barbariche furono poi la causa di una fuga da Trebula, poichè era poco difendibile, cosicchè si arroccarono sul Colle Caecilianum (attuale Ciciliano), il cui termine deriva dai proprietari di questa amplissima area dominante su tutto il comprensorio zonale, che era per l’appunto la gens Caecilia.

La scoperta delle vestigia dell’antica città di Trebula Suffenas, a partire dal ‘48, si deve proprio alla forte passione per l’antichità e il territorio di Corrado Manni, artefice dei lavori di sterramento per la costruzione della villa che si trova  lungo la via Empolitana. I notevoli ritrovamenti archeologici di quello che si rivelò essere il cuore del centro abitato, grazie agli studi di Franco Sciarretta, consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, negli anni ‘70, sono racchiusi nel giardino adagiato su un lieve pendio nei pressi del passo della Fortuna, crocevia di fondamentale importanza per le antiche rotte di transumanza.  Trebula fu conquistata dai romani alla fine del IV secolo a. C. e agli inizi del primo secolo a. C. fu eletta a Municipio e crebbe d’importanza, protetta dalla nobile famiglia dei Plautii Silvani che vantava stretti rapporti con la famiglia imperiale di Augusto. Ampi tratti di strade, una piazza lastricata limitata da un muro in opera quadrata (probabilmente il Foro) ed una serie di edifici pertinenti ad una domus databile tra l’età repubblicana e la fine dell’Impero, sono conservati e ora visibili accanto alle strutture di un complesso termale costituito da una serie di ambienti, il più importante dei quali è una sala absidata le cui pareti erano rivestite in marmo e il pavimento, a mosaico bianco-nero, era decorato con scene mitologiche e mostri marini; un suo tratto fu staccato e collocato per molti anni davanti alla fontana di Proserpina di Villa d’Este a Tivoli. Con gusto antiquario e in linea con lo stile del momento, furono incastonati nei muri moderni un copioso numero di materiali archeologici che rendono il luogo straordinario e fanno da cornice ai resti ancora in loco.  Di recente è stato anche aperto al pubblico il Parco di Villa Manni, che resta privata, ma che consente le visite,  nell’intento di restituire al territorio la testimonianza più importante delle sue radici, punto di forza per il suo futuro sviluppo economico e culturale, con l’auspicio che possano riprendere le ricerche intorno a questo vasto e importantissimo sito archeologico.

 

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