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Sotto la lente – intervista al Priore della confraternita di San Pietro Eremita

Oggi ci troviamo presso Rocca di Botte (AQ) con il Priore , dott. Camerlengo Luciano, della confraternita di San Pietro Eremita.

Grazie Dott. Camerlengo per averci dedicato un po di tempo anche a noi, sappiamo dei mille impegni Comunali, essendo anche vice Sindaco del Comune di Rocca di Botte, e del suo lavoro essendo medico veterinario. Grazie ancora, ma oggi la disturbiamo per la sua devozione a San Pietro Eremita. Chi non conosce San Pietro Eremita, diciamo che era nato a Rocca di Botte ed è morto a Trevi nel Lazio, ecco come nasce il sigillo di fede delle due comunità. Iniziamo l’intervista dott. Camerlengo

COS’E’ UNA CONFRATERNITA?
La nascita delle Confraternite si può far risalire senza ombra di dubbio ai primi secoli dello scorso millennio, e sin dalle origini sono state una esperienza di COMUNIONE e di PARTECIPAZIONE in campo spirituale (CULTO) ed in campo Sociale: cura degli infermi, appestati, lebbrosi, soccorso alle popolazioni colpite da calamità e dare sepoltura alle persone abbandonate (VOLONTARIATO); in tal senso si vorrebbe che le confraternite siano derivate da gruppi di volontariato operanti nei secoli dell’impero romano, detti alcuni lecticarii (Cadaveri),altri fossore (sepoltura).
Le prime Confraternite furono dedicate ai Santi Protettori e molti furono i sodalizi che presero il nome di categorie artigianali come i macellai, i falegnami, palafrenieri, ecc.
In quell’epoca in assenza di strutture sociali e di personale specializzato, le opere di misericordia corporali e di carità erano affidate al Clero e a persone di Buona Volontà che con UMILTA’ affiancavano i religiosi nel soccorso ai bisognosi in applicazione degli insegnamenti del Vangelo.
Per difendersi dal contagio di molte malattie infettive i Confratelli usavano ricoprirsi con sacchi di iuta imbevuti di calce, da qui l’origine dell’attuale Veste che costituisce la divisa di ogni Confraternita come manifestazione esteriore di FEDE.

LA STORIA DELLA CONFRATERNITA DI SAN PIETRO EREMITA?
Oggettivamente ho delle difficoltà a “datare” la nascita effettiva, certo è che sicuramente se noi teniamo conto del periodo in cui nascono le prime e del fatto che la Santificazione di San Pietro Confessore o Eremita è datata 1 ottobre 1215 non credo sia un ipotesi azzardata se avviciniamo a quella data la nascita.
Certa è la data che troviamo sullo stendardo 1852 data del centenario della nascita di San Pietro Eremita e quindi accomunabile alla presenza della Confraternita.
La Confraternita ha scritti che risalgono alla fine dell’ 800 che fino ai giorni nostri documentano la vita della Confraternita con dovizia di particolari che rispecchiano la vita della comunità in quei tempi.
Furono sciolte e cancellate nel 2002 e solo tre anni fa siamo riusciti a riformarla grazie all’interessamento di pochi.
Le difficoltà sono tantissime e cerchiamo in tutti i modi di mantenere vive le tradizioni attraverso la Confraternita.
La non conoscenza porta ad esprimere ipotesi suggestive sulla vita e sull’operato della nostra Confraternita ma l’unica cosa che conta è la FEDE e non le chiacchiere senza valore aggiunto.

I CARDINI FONDAMENTALI DELLA CONFRATERNITA QUALI SONO ?
Il ruolo è quello di porre la propria capacità e disponibilità di cristiani, di cattolici profondamente convinti che la società deriva dalla Famiglia, dal mutuo rispetto delle persone tra le persone e non quello di seminare, coltivare l’invidia, l’opportunismo, la relatività, la calunnia; chiunque antepone questo al rispetto della Persona non può far parte di una Confraternita.
La Confraternita deve essere una grande Famiglia pronta a dare il meglio di se per AIUTARE coloro che si trovano in difficoltà senza giudicare e pubblicizzare cosa e chi riceve.
La Confraternita riunisce persone di diversa provenienza e di differente cultura e tra loro deve sviluppare il seme della mutua intesa e collaborazione, provocare sostegno e carità vicendevole. Il tessuto della confraternita è composto di azioni comuni, di generosità di progettazioni che consentono serenità e conforto dando l’opportunità a coloro che ne fanno parte di arricchirsi spiritualmente e responsabilmente.
I Confratelli e le Consorelle non devono aver paura del proprio operato dedicato al prossimo nel più assoluto anonimato ma devono annullare le distanze fra classi sociali, accomunare il ricco con il Povero, il colto con colui che non lo è, devono esaltare l’UMILTA’ cristiana valorizzando il Bene.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di diffondere questa testimonianza di solidarietà umana e cristiana, perché la nostra società non sprofondi sempre più nel materialismo e materialismo e nell’egoismo.

CON GLI ANNI SI E’ PERSO IL FASCINO ED IL VINCOLO DI FEDE CHE DISTINGUE LE CONFRATERNITE, PERCHE’?
Per una rivoluzione della mentalità e del costume collettivi che segna una gigantesca frattura rispetto al passato: la rivoluzione antireligiosa.
Una rivoluzione che colpisce indistintamente il fatto religioso in sé, da qualunque confessione rappresentato, ma che per ragioni storiche, e dal momento che è dell’ Europa che si parla, si presenta come una rivoluzione essenzialmente anticristiana.
Una confraternita non perde il fascino esteriore e quest’ultimo non ha comunque nessun valore se non proviene dalla coscienza e dal cuore dei confratelli e consorelle; quale senso può avere l’indossare la veste, il portare uno stendardo o anche la semplice candela se queste azioni non portano con se un atto di fede?
Siamo in una comunità sempre più sterile nel senso civico, nel rispetto e quindi come possiamo seminare, coltivare e far crescere con radici solide una pianta che con il suo splendore possa produrre frutti convinti di costituire il seme del futuro.
Per questo motivo e non solo che ritengo ora più che mai fondamentale che la Ri-nascita della Confraternita di San Pietro Eremita sia uno dei baluardi contro tale rivoluzione.

COSA SI POTREBBE FARE PER RIPORTARE ALLA LUCE IL SACRAMENTO DELLA CONFRATERNITA?
È necessario ricondurre la Confraternita alle stesse esperienze di COMUNIONE e di PARTECIPAZIONE che furono la ragione della nascita e della sua affermazione tra i nostri avi.
La vita di una Confraternita non conta per le sue manifestazioni esteriori di Folklore, ma per gli insegnamenti evangelici che QUOTIDIANAMENTE si possono applicare e che qualificano l’operato ed i meriti dei loro autori.
Credo che una Confraternita è grande non per il numero dei suoi associati, ma è GRANDE soltanto se riesce ad esprimere il più alto valore CRISTIANO “L’AMORE PER IL PROSSIMO”.
Solo se si riuscirà a trasmettere a quanti ci circondano questo sentimento cristiano e a tramandarlo alle generazioni future, solo allora ci si potrà sentire parte viva di una Confraternita e farla durare nel tempo, altrimenti prima o poi questa è destinata a scomparire.
La FEDE, l’unione, la solidarietà e l’amore per il prossimo, sono i beni di cui la nostra Comunità ha bisogno e solo se questi sono presenti nella Confraternita ogni Confratello e Consorella potrà sentire dentro di se la GIOIA del Dare alla Comunità che la circonda.

CHE COS’E’ UN PRIORE?
Potrei rispondere che egli è il rappresentante legale della Confraternita ma nel contesto del tema di cui stiamo parlando tale risposta, pure se reale, non consentirebbe a chi legge di carpire l’importanza delle figure che sono presenti nella Confraternita.
Il Priore è quel confratello o consorella che è stato votato perché rappresenti la fede che accomuna tutti gli appartenenti alla Confraternita senza distinzione alcuna e che deve riuscire nel difficile compito di mantenere vivo e vitale tutto ciò che la confraternita rappresenta per il Paese dove opera.
Saper divulgare quelle necessità di FEDE, di unione, di solidarietà e l’amore per il prossimo che qualsiasi confratello o consorella si attende.

CHE MANSIONE SVOLGE?
Non parlerei tanto di mansioni ma il ruolo del Priore costituisce un impegno che è proiettato oltre la rappresentatività.
Il Priore convoca e presiede le riunioni del Direttivo e le assemblee dei confratelli e consorelle.
Rappresenta la Confraternita all’esterno e nei rapporti con altre Confraternite e con tutti gli apparati della chiesa.
Fa parte del Consiglio delle Confraternite della Forania e se eletto del Consiglio Diocesano delle Confraternite. Partecipa a tutte le riunioni e adunanze che si svolgono a livello locale e nazionale anche in collaborazione con altri Confratelli e Consorelle.
A cosa è dovuta la perdita della credenziali della confraternita in generale?
Principalmente, credo, sia dovuta ad un allontanamento generalizzato delle persone dalla Chiesa. A questo aggiungerei il salto di generazioni nel diffondere e mantenere vive e vitali le tradizioni e non solo quelle religiose.
La mancanza comunque di qualsiasi interesse e attrazione verso le Confraternite dove l’attrazione è stata sostituita dalla derisione dei Confratelli e Consorelle. Si pensa a se stessi non alla comunità e non solo da un punto di vista religioso.
Se penso a quale difficoltà, un numero sempre più sparuto di confratelli e consorelle, negli anni hanno superato questi nostri tempi sono comunque drammatici per la sopravvivenza di queste Confraternite.
Basta sfogliare i libri dove venivano annotate le entrate e le uscite per mantenere in vita le Confraternite, i ricavi e le spese per le feste patronali o per pagare la manutenzione delle suppellettili, delle chiese dell’organo e scorrono sotto i nostro occhi già un secolo di vita e di vite che rappresentano le nostre radici.
I nostri Stendardi Processionari che sono datati 1850 dovrebbero farci riflettere su cosa possano aver implementato i nostri avi per poterli realizzare.
Noi siamo capaci solo di giudicare la spesa della semplice manutenzione effettuata definendoli in modo dispregiativo “Stracci” e lamentarci del perché i soldi non sono stati utilizzati per la festa in piazza.
Non sarebbe motivo di orgoglio della Comunità già il semplice fatto di averli conservati fino ad oggi? Osservateli e vi rendete conto che iniziano di nuovo a presentare delle lesioni, degli strappi che prima o poi andranno rammendati, ma non dal sarto ma da esperti professionisti che comunque andranno pagati.
Ma il problema di chi sarà? Della Confraternita e non di chi li porta durante le processioni non tenendo conto della salvaguardia di questo importantissimo patrimonio storico – culturale che i nostri avi ci hanno lasciato.

NEL SUD ITALIA FAR PARTE DI UNA CONFRATERNITA E’ L’EMBLEMA DELLA SANTIFICAZIONE IN TERRA, MENTRE NELLE NOSTRE TERRE E’ SOLO RICORDO, PERCHE’?
“Santificazione” mi sembra eccessivo perché dovrebbe essere l’umiltà a guidare i passi della Confraternita. Ma non nego che ho assistito, durante il raduno Mondiale delle Confraternite, a vere manifestazioni di fede ma forse a volte eccessivamente folkloristiche. L’aspetto che mi ha colpito di più e che in alcune realtà sono essenzialmente i giovani a conservare e a dare vita alle Confraternite.
Nelle nostre terre vi sono casi di eccessivo sentimento legato non sempre alla fede ma a volte l’appartenenza rappresenta una sorta di privilegio consentito a pochi. Da qui la necessità di una regolamentazione unica da parte del Consiglio della Diocesi; lo scopo è anche quello di riportare alla FEDE l’appartenenza alla Confraternita.
Credo che il grande problema della nostra terra è quello di scordare o non voler sapere la propria storia, questo è dipeso da chi?

Trovare un responsabile unico credo sia utopistico ma sicuramente tutti noi abbiamo concorso in modi diversi a non tramandare la Storia.
La storia è intrinseca alla società del territorio in cui una comunità vive, ma se questa comunità non semina, non coltiva difficilmente riusciranno le generazioni future a tramandare il ricordo.
Sicuramente anche l’accezione delle forme di campanilismo, della non cultura, dell’abbandono di una conoscenza, anche critica, delle radici non ci fa sentire parte del territorio, della comunità e quindi nessuno è portato a difendere e tramandare le proprie radici.

FORSE ANCHE DAI SINGOLI COMUNI CHE NON SPONSORIZZANO MANIFESTAZIONI CHE RICORDANO LA NOSTRA TERRA?
La società in generale ha sicuramente delle responsabilità ma sarebbe inopportuno escludere il singolo, la comunità intera da responsabilità.
Sembra di assistere ad un gioco tra le parti Io e Noi nessuno è esente da responsabilità perché se ogni singolo individuo della Comunità mettesse a disposizione la propria, anche se pur piccola, conoscenza, ognuno si preoccupasse di trasmetterla ad altri le generazioni non perderebbero la memoria del passato.

IL SUO ANTIDOTO PER NON FAR SVANIRE NEL NULLA QUEI PICCOLI EMBLEMI CHE CARATTERIZZANO UN TERRITORIO ED UN PAESE?
Un microchip della coscienza e conoscenza da impiantare in tutti. Al di là dello scherzo direi principalmente che una possibile soluzione è quella di ripartire dalle generazioni future coinvolgendole attivamente nella vita della Confraternita, che come abbiamo detto prima ha uno scopo ben più nobile, seminare quella cultura del Noi, dell’altro che superi e disperda l’individualismo.
Per fare questo occorre la collaborazione delle Famiglie e di tutto il tessuto sociale che ci circonda che parti dalle cose più semplici per poi arrivare ad una pianta con radici robuste.
Nella nostra Forania consci del pericolo di sparizione che corriamo abbiamo stabilito di fare un raduno annuale, di partecipare a tutte le feste patronali degli altri centri della Forania dove le confraternite sono presenti con lo scopo di ravvivare la FEDE e la Conoscenza per stimolare la partecipazione.

 

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(la Rubrica SOTTO LA LENTE è a cura di Cicchetti Ivan )