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Valle del Turano: Erika Mariani tra le fondatrici della cooperativa “Atipiche”, tra gusto e cultura gastronomica!

COLLALTO SABINO – Nella Valle del Turano prende forma una nuova esperienza imprenditoriale tutta al femminile. Si chiama Atipiche ed è la prima cooperativa del territorio guidata esclusivamente da donne. Un progetto che intreccia produzione alimentare, cultura gastronomica e rilancio delle aree interne, scegliendo la fermentazione come fulcro e i borghi come spazio naturale di sviluppo.

Atipiche nasce dall’incontro di tre professioniste con percorsi diversi ma complementari, unite da una visione comune: costruire un’alternativa concreta al modello alimentare dominato da prodotti industriali e ultra-processati. Al centro c’è l’idea di un cibo sano e sostenibile, accessibile non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e territoriale.

Negli ultimi anni l’attenzione verso la salute intestinale e il microbiota è cresciuta, spesso però accompagnata da messaggi ambigui e da un’offerta commerciale che propone come “salutari” prodotti fortemente industrializzati. Atipiche sceglie un’altra direzione, riscoprendo la fermentazione come pratica antica e naturale, capace di valorizzare materie prime semplici rispettandone tempi e processi.

Gli alimenti fermentati, oltre ai benefici riconosciuti per la salute, hanno un impatto ambientale ridotto e permettono di trasformare ingredienti locali in cibi nutrienti e conservabili senza ricorrere ad additivi o tecnologie invasive.

Il laboratorio a Collalto Sabino

Il cuore operativo della cooperativa sarà a Collalto Sabino, all’interno dell’ex mensa pubblica del paese, riconvertita in laboratorio di trasformazione agroalimentare. Qui verranno prodotti ortaggi fermentati, tempeh e bevande non pastorizzate, utilizzando esclusivamente ingredienti locali e stagionali.

Lo spazio non sarà dedicato solo alla produzione: sono previsti corsi, laboratori ed eventi aperti al pubblico, pensati per avvicinare le persone al mondo della fermentazione attraverso l’esperienza diretta, l’assaggio e la trasmissione dei saperi.

La realizzazione del laboratorio è stata possibile grazie al progetto Borghi del Turano, che ha restituito una funzione a uno spazio pubblico inutilizzato, trasformandolo in un luogo produttivo e aperto alla comunità. Un esempio concreto di come gli investimenti nei piccoli centri possano generare lavoro e nuove opportunità nelle aree interne.

L’accordo con il Comune

Un passaggio chiave è arrivato il 30 dicembre, con la firma della convenzione tra il Comune di Collalto Sabino e la cooperativa. L’intesa prevede la concessione in comodato d’uso del laboratorio, concepito non solo come spazio produttivo ma anche come presidio sociale.

Il sindaco Maria Pia Mercuri ha definito Atipiche «un valore aggiunto per il Comune», sottolineando la capacità del progetto di creare rete e di attivare nuove dinamiche economiche e sociali sul territorio. Un sostegno condiviso dall’intera amministrazione comunale, che ha espresso fiducia nel lavoro delle socie.

Le tre fondatrici

A fondare Atipiche sono Jusi Loreti, Erika Mariani e Megan Iacobini de Fazio.

Loreti è redattrice e traduttrice specializzata in gastronomia, oltre che cuoca con una solida esperienza nella fermentazione. Mariani è agrotecnica e lavora da anni su agricoltura sociale e filiere corte. Iacobini de Fazio è giornalista musicale e si occupa di tradizioni, identità e processi culturali.

Il percorso di Megan rappresenta bene lo spirito del progetto. Dopo un’infanzia tra Roma e i Castelli Romani e diversi anni vissuti all’estero, tra Galles e Kenya, ha scelto di rientrare in Italia e, lavorando da remoto, di allontanarsi dalla città. L’incontro con la Valle del Turano, i legami costruiti a Collalto Sabino e il confronto con realtà giovani e attive come l’Associazione Intreccio hanno reso naturale la decisione di investire in questo territorio, vissuto non come periferia ma come spazio di possibilità.

Atipiche si colloca in un settore in espansione, quello degli alimenti fermentati e funzionali, ma lo fa con un approccio fortemente legato ai luoghi e alle relazioni. Il mercato di riferimento iniziale è quello romano e delle zone limitrofe, mentre l’azione quotidiana si radica nelle aree interne tra la Valle del Turano e la Marsica, territori segnati dallo spopolamento ma ricchi di risorse materiali e culturali.

Attraverso il cibo, la cooperativa punta a costruire relazioni, valorizzare saperi tradizionali e creare piccole filiere basate sulla collaborazione locale. L’impatto atteso è anche sociale: offrire opportunità a donne e giovani, favorire occasioni di incontro e rafforzare il tessuto comunitario, mantenendo una forte attenzione alla sostenibilità ambientale.

Produzione, educazione alimentare e cultura si intrecciano così in un progetto che riporta la fermentazione al centro della quotidianità e racconta il cibo come processo vivo e condiviso. Un segnale concreto di come i Borghi del Turano possano tornare a essere luoghi di innovazione, lavoro e nuove relazioni, capaci di costruire futuro partendo dalle proprie radici.