Torre Spaccata, polemica sugli sfalci nel Pratone: il comitato chiede chiarimenti
ROMA – Nuove proteste dal comitato cittadino che si batte per la tutela del Pratone di Torre Spaccata. Nella giornata di domenica alcuni operai, con mezzi e camion, sono tornati nell’area verde per effettuare sfalci e altri interventi, suscitando la preoccupazione degli attivisti locali.
Secondo il comitato, i lavori in corso non sarebbero giustificati da reali esigenze di prevenzione degli incendi. «Radere al suolo i fiori quando arriva la primavera non ha niente a che fare con la riduzione del rischio incendi», sostengono i cittadini, denunciando come gli sfalci effettuati in questo periodo possano compromettere l’equilibrio naturale dell’area.
Negli ultimi mesi il Pratone era già stato interessato da altri interventi. Dopo l’ennesimo incendio dell’estate scorsa, nell’area sono stati realizzati tracciati di servizio e strade bianche per adeguarsi all’ordinanza antincendio n. 74 del 16 maggio 2025. I lavori sono stati eseguiti dalla società pubblica Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria dell’area. Il comitato afferma di aver compreso le motivazioni legate alla sicurezza, ma ammette che la presenza dei mezzi pesanti nel prato «non ha lasciato indifferenti».
Le nuove operazioni di sfalcio, tuttavia, sollevano ulteriori dubbi. Gli attivisti segnalano che in diverse zone del prato sono scomparsi fiori e arbusti proprio nel periodo dell’anno in cui la vegetazione ricresce e inizia la stagione riproduttiva per molti animali. In questa fase, spiegano, l’area rappresenta anche un habitat importante per insetti impollinatori e altre specie che vivono o attraversano il prato.
Il regolamento antincendio prevede la presenza di una fascia sterrata lungo gli accessi, ma secondo il comitato tali misure non avrebbero impedito gli incendi che negli ultimi anni hanno colpito il Pratone. «Le linee tagliafuoco e le recinzioni non hanno evitato né i roghi né lo sversamento di rifiuti», sostengono i cittadini.
Da qui la richiesta di un cambio di approccio: trasformare l’area in un parco realmente fruibile dalla popolazione. «La presenza costante dei cittadini sarebbe il presidio più efficace contro incendi e degrado», afferma il comitato.
Gli attivisti chiedono inoltre maggiore trasparenza sulle operazioni in corso. Denunciano infatti di non aver ricevuto risposte alle mail inviate alla proprietà e si domandano se siano state informate anche le istituzioni locali.
La mobilitazione continua dunque attorno al Pratone di Torre Spaccata, che il comitato considera un patrimonio naturale e sociale del quartiere. Lo slogan resta lo stesso: difendere l’area verde e fermare nuove trasformazioni urbanistiche. «Il Pratone resiste: basta cemento».