Tra sabato e domenica sposteremo gli orologi in avanti per godere di più luce, in un rito che potrebbe presto fare la storia. Spinta da 352mila firme, l’Italia accelera per rendere definitivo l’orario estivo, puntando a una decisione entro fine giugno. Una mossa che promette miliardi di risparmi e meno emissioni, mandando in pensione il cambio d’ora.
Il conto alla rovescia è iniziato e tra sabato 28 e domenica 29 marzo scatterà l’ora legale. L’arrivo di questo momento ha sempre significato l’avvicinarsi dell’estate, giornate più lunghe, mare, caldo… ma ben presto le cose potrebbero cambiare, e la tradizione di spostare l’orologio due volte l’anno potrebbe davvero essere arrivata al capolinea. Su impulso di 352mila firme raccolte da Sima, Consumerismo e dal deputato Andrea Barabotti, la commissione Attività produttive della Camera ha infatti approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva per rendere l’orario estivo permanente in Italia, puntando a chiudere i lavori entro il 30 giugno. Per capire la portata di questa possibile rivoluzione, basta fare un salto indietro nel tempo: l’intuizione originaria nacque nel 1784 da una geniale e ironica provocazione di Benjamin Franklin per risparmiare preziose candele a Parigi, ma divenne una vera necessità solo durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1916, quando l’Italia e altre nazioni la adottarono per tagliare i consumi di carbone sfruttando il più possibile la luce solare. Oggi il principio è lo stesso, ma i numeri in gioco giustificano una svolta definitiva verso il futuro. Mantenere l’ora legale tutto l’anno ci garantirebbe bollette molto più leggere — considerando che dal 2004 a oggi ha fatto risparmiare agli italiani circa 2,3 miliardi di euro (secondo i dati Terna) — e un ambiente più pulito, tagliando le emissioni di CO2 fino a 200mila tonnellate annue, l’equivalente di milioni di nuovi alberi piantati. Mentre l’Europa resta colpevolmente ferma al palo — nonostante nel 2018 l’84% dei cittadini avesse votato per abolire il cambio d’ora, prima che la pandemia e i disaccordi tra gli Stati membri bloccassero la direttiva Ue del 2019 —, l’Italia ha deciso di accelerare in totale autonomia. Nelle prossime settimane partiranno le audizioni di esperti, istituzioni e associazioni per valutare in modo oggettivo l’impatto sul nostro tessuto produttivo ed energetico. Se i benefici saranno confermati e scatterà una fase sperimentale, dal prossimo autunno non torneremo mai più all’ora solare. Insomma, prepariamoci al consueto balzo in avanti nel weekend, perché stiamo per scrivere la parola fine su un’abitudine lunga oltre un secolo.