Roma e il Lazio sotto l’acqua: l’emergenza alluvionale che interroga il futuro
Roma e il Lazio fanno i conti con l’ennesima emergenza alluvionale che, nel giro di poche ore, ha messo in ginocchio interi territori e riportato al centro del dibattito pubblico la fragilità idrogeologica della regione. Le piogge intense, protrattesi per giorni, hanno trovato nel bacino dell’Aniene il punto più critico: il fiume è tracimato in più punti, trasformando il quadrante est della Capitale in un mosaico di strade chiuse, quartieri isolati e disagi diffusi.
La situazione più emblematica si è vissuta lungo la Tiburtina, rimasta chiusa per un lungo tratto, e sulla Collatina, ancora oggi interdetta al traffico. Scene che raccontano più di mille parole: acqua alta fino a quasi un metro, automobili bloccate o sommerse, cittadini costretti a muoversi con difficoltà estreme, mentre il caos si diffondeva a macchia d’olio. Un copione purtroppo già visto, che si ripete con inquietante regolarità.
Fuori dalla Capitale, la Valle dell’Aniene ha vissuto ore drammatiche. A Tivoli, 45 persone sono state evacuate per il rischio idrogeologico e le scuole sono rimaste chiuse per motivi di sicurezza. Frane, smottamenti e allagamenti di piani seminterrati hanno richiesto un intervento incessante dei Vigili del Fuoco, impegnati giorno e notte in operazioni di soccorso e messa in sicurezza.
A Roma, intanto, si sono susseguite ordinanze di emergenza con il divieto di accesso a parchi e aree verdi, luoghi pubblici e spazi all’aperto, per il rischio di caduta alberi. Misure necessarie, certo, ma che fotografano una città vulnerabile, costretta a chiudersi per difendersi da eventi meteorologici che non possono più essere considerati eccezionali.
Ora che le piogge si sono attenuate, resta il silenzio pesante del “dopo”: la conta dei danni, la rabbia di chi ha visto allagare la propria casa o la propria attività commerciale, l’incertezza su tempi e modalità dei risarcimenti. Un’emergenza che non si esaurisce con il miglioramento del meteo, ma lascia ferite profonde nel tessuto sociale ed economico del territorio.
Questa alluvione pone interrogativi che non possono più essere rimandati. Quanto è adeguata la manutenzione dei corsi d’acqua? Quanto pesa il consumo di suolo, l’urbanizzazione disordinata, la carenza di interventi strutturali? E, soprattutto, quanto siamo pronti ad affrontare eventi che il cambiamento climatico rende sempre più frequenti e violenti?
L’emergenza dell’Aniene e della Valle che lo circonda non è solo una cronaca di disagi e chiusure, ma un monito chiaro: senza una pianificazione seria, investimenti sulla prevenzione e una visione di lungo periodo, ogni pioggia intensa rischia di trasformarsi in una nuova crisi. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, sono i cittadini.