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“Resurrezione: un palcoscenico di speranza” incanta Avezzano con oltre mille spettatori

Avezzano. Il Parco Arssa si è trasformato, ieri sera, in un palcoscenico di suggestioni, emozioni e cultura: oltre mille persone hanno assistito alla seconda edizione di “Resurrezione: un palcoscenico di speranza”, spettacolo itinerante ideato e diretto da Corrado Oddi.

Non una semplice rievocazione della Passione, ma un percorso teatrale immersivo che ha unito la tradizione medievale alla sensibilità contemporanea.

L’opera, promossa dal Comune di Avezzano, dalla Diocesi dei Marsi e dalla Pro Loco di Avezzano, ha guidato il pubblico attraverso nove quadri teatrali, dal buio del Sinedrio fino alla luce della Resurrezione, trasformando il parco in un’esperienza drammatica a cielo aperto.

Il progetto nasce da una ricerca accademica: il copione di Oddi si ispira agli studi medievali e all’opera di Johann Drumbl “Quem quaeritis? Teatro sacro dell’alto medioevo”, dove il teatro sacro non era semplice intrattenimento, ma una forma di mimesi collettiva per rendere visibile l’invisibile. Oddi ha recuperato il celebre tropo del X secolo, il dialogo tra l’angelo e le Marie al sepolcro, trasformandolo in un’esperienza contemporanea di riflessione e speranza.

“Il teatro sacro delle origini era un palcoscenico di speranza – spiega Oddi – ed è questa stessa urgenza di senso che oggi portiamo in piazza.”

Dalla lavanda dei piedi tra alberi secolari fino alle tentazioni di Lilith nel Getsemani, ogni scena ha coinvolto il pubblico in un viaggio sensoriale e spirituale. Le scenografie di Marco Verna e i costumi realizzati da Noto Rosa hanno reso tangibile la fusione tra passato e presente. La colonna sonora, spaziando da Bach e Samuel Barber fino a Mahler e suggestioni contemporanee, ha sottolineato l’intensità emotiva dei momenti più drammatici.

Lo spettacolo si è chiuso con la figura dell’“Anima Errante”, simbolo della ricerca di senso in un mondo incerto, con un appello alla comunità:

“La Resurrezione è un cantiere aperto. È il dovere di ogni uomo che non si arrende al buio.”

L’evento, nato dall’idea di Carlo Genovesi, conferma che il teatro può essere strumento di cultura, storia e impegno sociale, capace di parlare a tutte le generazioni e trasformare un parco cittadino in un luogo di riflessione e bellezza condivisa.

Foto: Antonio Oddi