Avezzano – Toccanti e significative le parole del Vescovo Giovanni Massaro nell’omelia della Santa Messa funebre celebrata in Cattedrale ieri l’altro ad Avezzano. La scomparsa di Don Bruno ha generato molta tristezza in tutta la Marsica, dove ha svolto il suo ministero pastorale con grande dedizione e fede.
Queste le parole del Vescovo:
“Desidero porgere a nome di tutta la Chiesa dei Marsi alla sorella di don Bruno, ai nipoti e ai familiari le sentite condoglianze e assicurare la vicinanza nella preghiera anche di tanti impossibilitati ad essere qui presenti.
La liturgia del Mercoledì Santo ci introduce nel cuore del mistero pasquale, mentre la Chiesa contempla il Servo del Signore, mite e fedele, che offre la propria vita con fiducia totale nel Padre: «Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso» (Is 50,7). E nel Vangelo vediamo il dramma del tradimento, ma anche la libertà sovrana di Cristo, che si consegna per amore.
In questo giorno così denso di significato, accompagniamo alla casa del Padre il nostro caro don Bruno Innocenzi.
Non è casuale che il suo commiato terreno avvenga proprio oggi, a poche ore dalla Messa Crismale: quella celebrazione in cui noi sacerdoti rinnoviamo le promesse della nostra ordinazione. È come se il Signore volesse porre la sua vita, il suo ministero, davanti ai nostri occhi come una testimonianza viva di ciò che significa essere preti secondo il cuore di Cristo.
Don Bruno è stato, prima di tutto, un uomo innamorato di Cristo. La sua era una fede profonda, radicata nella preghiera, nutrita da una intelligenza viva e da una solida preparazione teologica e umana. Ma ciò che più colpiva non era solo ciò che sapeva, bensì come viveva: con semplicità, con mitezza, con una bontà che si faceva prossimità concreta.
Era un uomo di pace e di comunione. Mai una parola offensiva usciva dalle sue labbra. Era, potremmo dire, un gentiluomo prima ancora che sacerdote, e proprio per questo un sacerdote autentico. In lui si percepiva quella delicatezza evangelica che nasce da un cuore abitato da Dio.
Molti di voi lo ricordano come padre, direttore spirituale, confessore. Quanti hanno trovato in lui ascolto, consiglio, consolazione! Aveva un’attenzione speciale verso i confratelli sacerdoti, che amava con discrezione e fedeltà. E insieme una grande apertura verso tutti: consacrati e fedeli laici, poveri e ammalati, persone semplici e persone colte. Spesso prestava il suo servizio con grande generosità presso la Mensa della Caritas.
Questa partecipazione così numerosa di sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, sindaci e fedeli laici è segno tangibile di quanto don Bruno fosse amato. Davvero si muore come si è vissuti. E don Bruno ha vissuto sempre circondato da tante persone che ha amato.
Il suo ministero è stato ricco e variegato: da Ovindoli a Carsoli, da Tagliacozzo ad Antrosano, fino al servizio in questa Cattedrale. Ovunque ha lasciato il segno di una presenza buona, attenta anche a realtà particolari come la pastorale del turismo, vissuta con intelligenza e dedizione. Non dimentichiamo la sua responsabilità nel settore della cultura e nei convegni ecclesiali: ambiti in cui ha saputo coniugare fede e pensiero, Vangelo e vita.
Era profondamente legato al magistero di Paolo VI, che ammirava e studiava con passione. E da quella scuola aveva appreso uno stile fatto di amore alla Chiesa, senso del dovere e obbedienza. Un’obbedienza vera, vissuta anche quando gli venivano affidati compiti difficili e scomodi.
Per me, come Vescovo, don Bruno è stato una presenza edificante. Il dialogo con lui era sempre ricco, sereno, illuminante. Sapeva unire profondità e semplicità, e i suoi consigli erano preziosi perché nascevano da un cuore libero e da una mente sapiente.
Negli ultimi anni ha conosciuto la prova della malattia. L’ha vissuta con dignità, senza lamentarsi, con quella discrezione che lo ha sempre contraddistinto. Soffriva, piuttosto, per non poter fare di più, per non poter donare tutto ciò che avrebbe voluto. Anche in questo è stato sacerdote fino in fondo: offrendo se stesso, unito a Cristo.
Desidero esprimere, a nome mio personale e di tutta la Chiesa diocesana, una parola di sincera e profonda gratitudine alla sorella, ai nipoti e a tutti i familiari di don Bruno.
Sappiamo quanto fosse legato a voi da affetti veri, discreti ma profondi, e quanto la vostra presenza gli sia stata di conforto, soprattutto nel tempo della malattia e della prova. La vostra vicinanza, premurosa e fedele, è stata per lui un dono grande, un segno concreto di quell’amore che egli stesso ha sempre donato agli altri.
Grazie per averlo accompagnato con cura e dedizione, e anche – permettetemi di dirlo – per averlo donato alla Chiesa: il bene che ha compiuto nasce anche da ciò che ha ricevuto nella sua famiglia.
Il Signore, che vede nel segreto, vi colmi della sua consolazione e vi sostenga nella speranza.
Carissimi, oggi non celebriamo solo un addio, ma un compimento. La vita di don Bruno è stata come il Servo del Signore descritto da Isaia: uno che ha saputo ascoltare, che ha sostenuto lo sfiduciato con una parola, che non si è tirato indietro davanti alle difficoltà, perché confidava nel Signore.
E mentre il Vangelo ci parla del tradimento di Giuda, noi vediamo in don Bruno il contrario: la fedeltà silenziosa, quotidiana, perseverante. Una fedeltà che non fa rumore, ma costruisce la Chiesa.
Tra poco, in questa stessa Cattedrale, celebreremo la Messa Crismale. E allora il suo passaggio al Padre diventa per tutti noi, sacerdoti, una chiamata forte: a rinnovare con verità il nostro “sì”, a vivere il ministero non come un ruolo, ma come dono totale.
Affidiamo don Bruno al Signore, che egli ha amato e servito con tutto il cuore. E chiediamo che ora possa contemplare quel volto che ha cercato nella preghiera, che ha annunciato nella predicazione, che ha incontrato nei fratelli. Don Bruno che amava le montagne ha raggiunto ora la cima più alta per camminare sempre tra i monti di Dio.
E a noi, il suo ricordo lasci un’eredità viva: quella di una fede semplice e profonda, di una carità concreta, di una vita spesa per gli altri.
Riposa in pace, caro don Bruno. E dal cielo continua a pregare per la tua Chiesa, per i tuoi sacerdoti, per tutti noi. Amen.
+ Giovanni Massaro, vescovo