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Lutto nella scienza italiana per la morte del professore Gian Maria Fimia

Uno Scienziato Uomo

ROMA – Il Dipartimento di Medicina Molecolare dell’università La Sapienza di Roma piange la scomparsa di Gian Maria Fimia, ricercatore di elevatissimo profilo e docente appassionato.

Gian Maria Fimia si era laureato in Sapienza, dove aveva conseguito anche il Dottorato di Ricerca in Biologia Umana: Basi Cellulari e Molecolari.  Dopo un periodo trascorso all’estero presso l’Istituto di Genetica e Biologia Molecolare e Cellulare (IGBMC) di Strasburgo nel laboratorio del Prof. Paolo Sassone-Corsi, era rientrato in Italia e, dal 2019, era professore ordinario di Biologia applicata presso il Dipartimento di Medicina Molecolare.

Ricercatore di grande valore, dalle notevoli doti umane, serio e appassionato, aveva indirizzato da molti anni i suoi interessi scientifici sul ruolo dell’autofagia nel controllo del differenziamento, del metabolismo cellulare e della risposta immune ad agenti patogeni, pubblicando su riviste di grande prestigio e ricevendo numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Si è dedicato fino alla fine, con forza, impegno e passione straordinari, all’attività accademica e all’insegnamento.

I RICORDI DALLO SPALLANZANI

In memoria di Gian Maria

“Ho conosciuto Gian Maria Fimia nel 2001, quando era un giovane biologo con un dottorato di ricerca, un periodo di post-dottorato  in un prestigioso laboratorio ed alcune pubblicazioni di buon livello. Ma ci è voluto poco tempo, a me ed ai colleghi dello Spallanzani che avevano interagito con lui, per capire che la sua venuta  era il regalo più bello che potesse fare al nostro Istituto Mauro Piacentini che ce lo aveva presentato.

Gian Maria infatti si è subito rivelato come un ricercatore di primissimo livello, un uomo colto e pronto a mettere le sue conoscenze al servizio di quesiti di ricerca, in particolare sulla patogenesi delle malattie infettive, che gli proponevano altri colleghi dell’Istituto.  Ed anche un uomo cortese, riflessivo e attento agli altri, con una propensione al ragionamento ed all’ascolto che sono le caratteristiche  più desiderabili in un uomo di scienza.

Negli anni ha continuato a concentrare sullo Spallanzani la sua attività di ricerca, anche quando  la sua carriera accademica si è sviluppata fino a portarlo al ruolo di ordinario alla Sapienza di Roma. E si è anche dimostrato capace di esercitare un ruolo di leader nelle attività di ricerca.

Per un Istituito di ricerca come il nostro , che all’inizio di questo secolo muoveva ancora i sui primi passi, il contributo di Gian Maria è stato di grande rilevanza, e oggi tutti noi ancora facevamo conto sulla sua guida per continuare a crescere. E a me, come credo a molti altri, la sua assenza, il non incontrare il suo sorriso determineranno un vuoto difficile da colmare.”

Enrico Girardi

 

Gian Maria Fimia: scompare uno scienziato uomo

“Gian Maria Fimia se ne è andato via in punta di piedi, come se avesse paura di disturbare, esattamente come  lo avevo incontrato la prima volta oltre 20 anni fa, accompagnato da Mauro Piacentini e Marco Tripodi.  Mancherà tanto  come un solido punto di riferimento,  a me a tutti noi ed alla comunità dello Spallanzani

Tornava da Strasburgo, dove si era formato nel prestigioso laboratorio di genetica e biologia cellulare di Paolo Sassone-Corsi. Mi colpì la sua grande umiltà, la disponibilità a intraprendere una nuova avventura  mettendosi  a disposizione dell’istituzione Spallanzani, con una apertura alla ricerca sulla malattie infettive   che derivava dalla solidità scientifica che gli permetteva di applicare quello che sapeva ad un campo totalmente diverso dalla sua esperienza precedente.

È così che giorno dopo giorno è diventato un leader del gruppo di ricerca, quelli più giovani avevano una persona con non comuni capacità di ascolto e grande generosità. Pronto a spiegare a tutti, a condividere le conoscenze. Questo mentre consolidava il suo ruolo di scienziato vero, di quelli che affrontano con onestà mentale, un problema biologico per cercare di dare risposte a problemi clinici. Negli anni ho potuto apprezzare la sua  onestà  e lealtà con i colleghi, i giovani ricercatori  e con le istituzioni nelle quali ha lavorato, senza mai tirarsi indietro, senza mai lamentarsi anche quando insegnava a Lecce.

Uno scienziato  che ha dato molto allo Spallanzani,  contribuendo a renderlo quello che è oggi   con  esperimenti, pubblicazioni, progetti e brevetti. Un impegno che ha onorato fino all’ultimo.

Ho incontrato l’ultima volta Gian Maria Fimia poco più di 2 mesi fa, alla ultima lezione di Mauro Piacentini. Era provato nel fisico, ma i suoi occhi esprimevano la gioia di esserci. Era conscio della situazione la affrontata da grande uomo e scienziato quale era.

Lascia un grande vuoto nella comunità scientifica nazionale e internazionale perché  da scienziato vero sapeva andare oltre la visione comune, con un approccio moderno. Ma soprattutto con un cuore ed una non comune disponibilità verso gli altri.”

Giuseppe Ippolito