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L’ultima arcata di Roma, la misteriosa storia di Ponte Rotto

Il cosiddetto “Ponte Rotto” di Roma è uno dei resti più suggestivi dell’antichità lungo il Tevere. Il suo nome originale era Ponte Emilio (Pons Aemilius), ed è considerato il primo ponte in pietra costruito nella città.

La sua storia inizia nel III secolo a.C., quando venne realizzata una prima struttura in legno. Nel 179 a.C., i censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore avviarono la costruzione del ponte in muratura, completato alcuni decenni più tardi. Il ponte collegava il Foro Boario con la zona di Trastevere, rappresentando un’infrastruttura fondamentale per i commerci e i collegamenti della Roma repubblicana.

Nel corso dei secoli, il ponte fu più volte danneggiato dalle piene del Tevere, un problema ricorrente per molte strutture della città. Durante il Medioevo subì vari restauri, ma le inondazioni continuarono a comprometterne la stabilità. Nel Cinquecento venne ricostruito in parte, anche con interventi attribuiti all’architetto Andrea Palladio.

Il colpo definitivo arrivò nel 1598, quando una violenta piena del Tevere distrusse gran parte della struttura, lasciando in piedi solo alcuni archi. Da quel momento il ponte non venne più completamente ricostruito e iniziò a essere chiamato “Ponte Rotto”.

Nel XIX secolo fu aggiunta una passerella metallica per ripristinare il collegamento tra le due sponde, ma anche questa venne successivamente rimossa. Oggi resta un unico arco in mezzo al fiume, simbolo affascinante della stratificazione storica di Roma e della continua lotta della città con il Tevere.