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La laurea rimane un’ancora di salvataggio contro la disoccupazione crescente

imagesEditoriale. “Continuo gli studi o cerco un lavoro?” Questa è una delle domande che oggigiorno i ragazzi appena diplomati si pongono in maniera ricorrente. Complice la crisi ed una disoccupazione giovanile a livelli record,  molti ragazzi vedono andare in fumo le loro aspettative e magari optano per dei lavori che nulla hanno a che vedere con le loro inclinazioni. Tuttavia, nonostante una situazione certamente non rosea, le possibilità occupazionali di coloro che possiedono una laurea sono in previsione più alte rispetto a coloro che invece si fermano al diploma. Questo è il dato che evince dal 17esimo Rapporto Almalaurea sulla “Condizione occupazionale dei laureati”, presentato all’Università Bicocca di Milano. Il rapporto ha coinvolto circa 490mila laureati di 65 università italiane e dai dati si evince che il 70% di coloro che conseguono una laurea magistrale troverebbero un impiego nel corso dell’anno successivo all’ottenimento della stessa. La percentuale scende leggermente per i laureati in corsi triennali (66%) e per i laureati magistrali a ciclo unico (49%), per i quali tuttavia è prevista una formazione non retribuita propedeutica all’avvio delle carriere libero professionali.

Alla luce di ciò, nonostante le difficoltà che si possono incontrare nella fase di ingresso al mercato del lavoro, tanto per i laureati quanto per i diplomati, la laurea rappresenta comunque una garanzia contro la disoccupazione. Stando infatti ai dati relativi agli anni 2007-2014 (consultabili sul sito www.almalaurea.it),il tasso di disoccupazione è cresciuto di 8,2 punti per i neolaureati e addirittura di 16,9 per i neodiplomati.

“Nonostante il panorama sia incerto, la laurea tutela il giovane più di quanto non lo faccia il semplice diploma”, ha commentato Andrea Cammelli, Fondatore e Direttore di AlmaLaurea. Il tutto in uno scenario, quello italiano, non propriamente esaltante: il nostro paese infatti si trova agli ultimi posti per quota di laureati. In una fascia compresa tra i 25 ed i 34 anni la percentuale dei laureati è del 22%, contro il 39% della media OCSE.

Un primato in negativo che certamente non ci fa onore è che lo specchio di una società che molto spesso mette da parte un valore fondamentale come quello della cultura.

(Antonio Di Francesco)