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La affascinante storia della Chiesa di Santa Martellecchia in Carsoli e la “gara della rucica”

La Chiesa della Presentazione di Gesù detta S. Martellecchia: Le origini di un antico nome vernacolare elaborate dallo storico Luciano Del Giudice

Carsoli – Una Chiesetta suggestiva localizzata con lo sguardo verso il fiume Rio Sant’Antonio nel bivio che sulla Tiburtina conduce alla frazione di Montesabinese. E’ chiamata in vernacolo Santa Martellecchia, come la località che ne ha preso il suo nome per la zona circostante. Un piccolo luogo di culto, che racchiude in sè tradizione fede e cultura locale. Accogliamo quindi volentieri la pubblicazione della storia della Chiesetta elaborata secondo la visione e le ricerche compiute dallo studio dello storico Luciano Del Giudice:

“Procedendo da Carsoli(AQ) sulla statale Valeria per Colli di Montebove, all’altezza dello svincolo per la frazione Montesabinese troviamo una chiesetta rurale di recente restauro esterno. La zona è chiamata dai locali Martellecchia da cui deriva l’affiliazione alla chiesuola chiamata di santa martellecchia. Martellecchia non è presente nel dizionario dei santi cristiani , ne è emerso dalle ricerche una venerazione locale, si propende per un vocabolo vernacolare che spiegherò avanti. La dedica cultuale è invece S. Maria della Presentazione , attribuzione derivata dalla tradizionale processione che ivi si celebra il 2 febbraio, la quale  rievoca la presentazione al tempio del bambino Gesù, commutata in festa della candelora o della luce. Al termine della processione si torna con una candela d’accendere in casa, testimoniando col gesto, Cristo luce del mondo.

La festa viene istituita da papa Callisto I nel V d. c, mentre l’usanza della candela rimonta al medioevo. Affrontiamo ora l’origine del nome martellecchia,su indizi storiografici pertinenti la committenza dell’edificio. Le fonti documentali degli archivi diocesani, parrocchiali e provinciali sono silenti, ne lo storico locale Zazza la cita nel manoscritto del 1873 “notizie su Carsoli”. Unico contributo ci è pervenuto dall’archivio storico comunale di Carsoli. Dalle ricerche è emerso che il terreno, su cui è stato edificato il piccolo tempio, era pertinenza della famiglia De Luca di Carsoli, almeno dalla metà dell’800, titolare il signor Angelo De Luca classe 1820, di professione fabbro, domiciliato in via dei marsi, nel palazzo prossimo al ponte ferroviario, che porta sulla chiave del portale la data 1887. Il padre di Angelo era anch’esso fabbro, così come il figlio Leandro De Luca(1868-1958), nonno dell’ultima erede Sandra De Luca, morta di recente, moglie dell’Ing. Rossi. Questo escursus si è reso necessito per spiegare il legame tra la professione del fabbro legata ai De Luca e l’origine del vocabolo vernacolare.

La propensione porta a scomporre il nome martellecchia, in martell-(r)ecchia, che in dialetto definisce un rumore che martella le orecchie, ripetutamente. Il fabbro è la tipologia di mestiere più confacente, legato al soprannome che definiva l’appartenenza della proprietà ad una famiglia di fabbri, martellecchi. Sulla paternità dell’edificio è emersa in passato la possibilità relativa alla paternità di edificazione al compianto Augusto Serafini(1870-1941), resami nota dal figlio Andrea detto “iu sartu”. Ma come poteva Augusto originario di Camerata nuova(Rm) edificare su un terreno non suo, e per quale motivo? L’archivio comunale informa che Augusto(boscaiolo) sposò Giovanna De Luca figlia del citato Angelo De Luca. Angelo ebbe la figlia Giovanna a 66 anni, nel 1886, e a tal data gli elementi catastali identificano una prima costruzione sul terreno dei De Luca. Potrebbe essere l’edificazione un ex voto di ringraziamento alla Madonna  per una nascita insperata  a 66 anni, nel 1886.

Descrizione edificio. Fronte all’edificio correva la vecchia consolare romana che costeggiava il fiume, tappa obbligatoria del viandante era quindi la piccola chiesa. Il tempio mostra un paramento esterno in pietra, con tessitura irregolare e serrata maggiormente nella zona retrostante con ciottoli e pietrame calcareo di raccolta,la messa in opera è a tecnica di stilatura. Sul tetto campeggia in bella mostra una croce in ferro di Augusto Serafini morto nel 1941, egregiamente restaurata dal mastro ferraio Eligio Eboli da Carsoli. La struttura ha misure interne: 6,10 metri in larghezza e 4,87 metri in lunghezza. L’entrata è divisa da un portico posticcio rispetto al corpo originario, da cui si evincono chiaramente gli agganci col cuci-scuci senza piedritti. La facciata ha un portale ad arco col sovraporta in stucco recante un monogramma mariano, Maria genitrice regina dei cieli, ascrivibile alla seconda metà del XIX secolo. Ai lati del portale d’ingresso sono due finestrelle con grate in ghisa raffigurante un giglio, l’operato a stampo sembrerebbe materiale di riutilizzo. La posizione bassa delle finestre è voluta, per obbligare il devoto ad una genoflessione per la preghiera, stante sicuramente chiuso l’adito in passato, rafforzando così la tesi di chiesa privata.  Sul pavimento interno, non originale, troviamo un basamento tronco-piramidale in pietra proveniente da colle Sant’Angelo assimilabile a parte di un cero pasquale. L’aula con volta a botte ha un unico altare.  Interessante l’acquasantiera col simbolo di due dita.  La croce in bronzo posta sull’ara sacra è afferente la II metà dell’800. Al centro della parete sul finire dell’800 furono affrescati la vergine in trono col bambino e la croce sotto l’altare. Si evidenzia nel quadro centrale l’antica cornice  dell’affresco sottostante con linee curvilinee tipiche del movimento pittorico decò di fine 800. Il pittore romano Ettore Monteleone, parente della famiglia Caffari di Carsoli, incaricato da Augusto Serafini, sovrappose all’originario affresco deteriorato, l’attuale apponendovi la data d’esecuzione 1946. In piena luce è facile cogliere i contorni del vecchio affresco con orientamento della Vergine opposto all’attuale. Altri elementi posticci completano l’arredato. In passato si svolgeva nei pressi della chiesa la gara della rucica, consistente nel far rotolare dei cerchi in ferro ricavati dai manici delle “cottore”antiche pentoloni in rame usati per cuocere nei camini delle case. Il sacro tempio abbisogna di restauro interno, magari recuperando l’antico affresco della Vergine in trono con accurato descialbo, che col chiarore del giorno mostra i contorni di un’opera da riscoprire e rivalutare.

                                                                                                      Luciano Del Giudice

Note:

1-Il grande dizionario dei santi di E. Guerriero ed. S. Paolo 1998

2-Jesus duemila anni di attualità, ed. gruppo periodici anno 2000

3-Dal web Wikipedia :”simboli mariani”

4-Con Sant’Angelo si intende il colle relativo alla zona alta di Carsoli, definito centro storico.

5-La individuazione del vecchio affresco è frutto di uno studio attento ausiliato dalla cortese collaborazione del fotografo P. Pantalone da Carsoli che ha permesso con tecniche specifiche di datare il vecchio affresco al 1898.

6-La testimonianza dell’usanza perduta proviene da racconti orali di anziani locali.

 

Nota di redazione: Qualora su questo argomento vi siano altre testimonianze, interpretazioni e ricerche saremo lieti di accoglierle in pubblicazione inviando materiale alla mail: redazione@confinelive.it