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Il pastore abruzzese maremmano tra identità ed orgoglio!

Un cambiamento storico che va oltre la semplice denominazione: la celebre razza canina da guardiania si chiamerà ufficialmente Cane da Pastore Abruzzese Maremmano. La modifica, introdotta a partire da dicembre 2025 e confermata nel 2026 dalla Fédération Cynologique Internationale (FCI), segna un passaggio importante in termini di identità, storia e riconoscimento culturale.

La nuova denominazione sostituisce la precedente “Pastore Maremmano-Abruzzese” ed è stata approvata su proposta dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) e del Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese (CPMA), al termine di un lungo percorso sostenuto da allevatori, pastori e istituzioni, tra cui la Regione Abruzzo.

Alla base della scelta c’è una precisa esigenza: restituire centralità all’Abruzzo nella percezione comune. Secondo i promotori, infatti, l’ordine delle parole influisce sulla memoria e sull’associazione immediata. Per decenni, con “Maremmano” in prima posizione, la razza veniva spesso identificata semplicemente come “pastore maremmano”, relegando il riferimento abruzzese a un ruolo secondario.

Un aspetto non solo linguistico, ma culturale. Questo cane, simbolo della pastorizia appenninica, è storicamente legato ai territori abruzzesi, dove da secoli accompagna la transumanza e protegge le greggi dai predatori, in particolare dal lupo. Le sue origini sono documentate già in epoca antica: fonti risalenti a Marco Terenzio Varrone, nel I secolo a.C., descrivono cani da pastore simili diffusi proprio nelle aree dell’Appennino centrale.

Il nuovo nome mira quindi a rafforzare un legame identitario profondo, riportando l’Abruzzo al centro di una narrazione che per anni è risultata parziale. Un’operazione che richiama anche altri casi in cui la denominazione ha generato confusione, come quello del Montepulciano d’Abruzzo, spesso erroneamente associato al Vino Nobile di Montepulciano, nonostante origini e caratteristiche completamente diverse.

Per molti, questo cambiamento rappresenta un riconoscimento atteso da tempo: non solo per la razza canina in sé, ma per l’intero patrimonio culturale legato alla pastorizia abruzzese. Un simbolo vivente di tradizioni millenarie che oggi, anche nel nome, torna a rivendicare con forza le proprie radici.