“Questa è la maledizione di essere un fotografo – ammetteva Irving Penn – Qualsiasi cosa può diventare un’ossessione per me se la osservo abbastanza a lungo”. Ed è proprio con un’esposizione di 109 fotografie del grande artista americano che viene inaugurato il nuovo Centro della Fotografia all’ex Mattatoio di Roma.
Irving Penn è considerato uno dei maestri della fotografia più influenti del XX secolo, ha realizzato, a partire dagli anni ’40, un corpus di opere senza pari nel campo della moda, della ritrattistica e della natura morta, portando a termine con grande talento i lavori che gli furono commissionati e allo stesso tempo costruendo una visione personale e innovativa.
Le sue fotografie, per lo più realizzate in studio, sono celebri per la loro apparente semplicità e per la capacità di trasformare mozziconi di sigarette, gomme da masticare, semplici oggetti abbandonati in immagini di sorprendete bellezza.
Penn ritrae celebrità, artisti, scrittori così come persone comuni, lavoratori orgogliosi nei loro abiti da lavoro — addette alle pulizie, pescivendoli, idraulici, venditori di formaggi— restituendo ad ognuno una potente intensità espressiva. Insomma un maestro della ritrattistica che ha riservato la stessa cura per tutti suoi modelli, dai più umili ai più famosi.


La moda ricoprirà un ruolo centrale nella vita di Irving Penn. Lavorerà a lungo per la rivista Vogue, fotografando alcune delle modelle più famose del suo tempo, tra cui Lisa Fonssagrives, che diventerà la sua musa.

Negli anni ’40 utilizza sfondi di carta bianca per realizzare composizioni mozzafiato che mettono in risalto il taglio degli abiti, in netto contrasto con gli sfondi ricchi di dettagli che in quel periodo caratterizzavano il genere.
Penn sviluppa una grande attenzione per il processo di stampa come motore della sua pratica fotografica, dando vita ad una vera e propria rivoluzione nel settore. Continuerà ad interessarsi ai metodi di stampa fino agli ultimi giorni della sua vita , fino ad arrivare a un prolifico periodo di stampa a colori.
La mostra visitabile fino al 29 giugno è un occasione per ammirare da vicino la sua straordinaria abilità creativa e il suo inno alla permanenza della bellezza.
