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Grotte di Pietrasecca, conclusa con successo la “tregiorni” di studi e ricerche

CARSOLI – Si è conclusa la tregiorni di lavoro intenso, tra buio assoluto, acqua gelida e passaggi sommersi, per portare alla luce uno dei segreti più profondi del sottosuolo abruzzese. Dal 23 al 25 gennaio 2026 le Grotte di Pietrasecca, nel territorio comunale di Carsoli, sono state al centro di una complessa spedizione speleologica che ha unito ricerca scientifica, esplorazione estrema e tutela ambientale.

A guidare le operazioni è stato il Gruppo Speleologico Aquilano, che nella serata di venerdì 23 gennaio ha dato ufficialmente il via alle immersioni nel sifone terminale della Grotta Grande dei Cervi, uno dei punti più difficili e affascinanti dell’intero complesso carsico dei Monti Carseolani. Un ambiente ipogeo di eccezionale valore geologico, inserito nella Riserva Naturale Speciale delle Grotte di Pietrasecca, dove acqua e roccia modellano da millenni un sistema ancora in parte inesplorato.

L’operazione ha coinvolto oltre trenta speleologi provenienti da cinque regioni italiane, impegnati in attività di immersione subacquea, rilievi topografici e monitoraggi ambientali. Un lavoro corale reso possibile anche grazie al supporto della Protezione Civile, che ha garantito sicurezza logistica e coordinamento esterno durante tutte le fasi della spedizione.

Non si è trattato di una semplice esplorazione, ma di una vera missione scientifica. I rilievi effettuati nel tratto sommerso della grotta permetteranno di approfondire la conoscenza del sistema idrico sotterraneo, analizzando il comportamento delle acque, i collegamenti tra le cavità e l’evoluzione del carsismo locale. Dati fondamentali non solo per la ricerca speleologica, ma anche per la tutela delle risorse idriche e la protezione dell’ambiente montano.

Le Grotte di Pietrasecca rappresentano infatti uno dei sistemi carsici più importanti dell’Italia centrale, un patrimonio naturale fragile e prezioso che continua a rivelare nuove prospettive di studio. La spedizione di gennaio segna un passo significativo nella comprensione di questo “mondo nascosto”, dimostrando come la collaborazione tra associazioni scientifiche, istituzioni e volontari possa trasformare l’esplorazione in conoscenza concreta al servizio del territorio.

Nel silenzio delle profondità, tra cunicoli sommersi e pareti scolpite dall’acqua, la ricerca continua. E ogni metro conquistato racconta un pezzo in più della storia segreta delle montagne d’Abruzzo.