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“Folle d’amore”, il film tv su Alda Merini in onda giovedì 14 marzo su Rai1

Una biopic dedicata alla poetessa dei Navigli, interpretata da Laura Morante, che ha vissuto l’esperienza del manicomio e ha trasformato la follia in poesia

È stata una delle più grandi artiste del Novecento, un’icona della poesia italiana, che ha saputo rompere gli schemi e raccontare l’emozione pura, l’amore, ma anche la sofferenza e la fragilità con voce unica e autentica. Questo e molto di più è stata Alda Merini. Dopo il film su Margherita Hack, un’altra biopic dedicata a una donna straordinaria, il film tv diretto da Roberto Faenza: “Folle d’amore”. Una coproduzione Rai Fiction-Jean Vigo Italia realizzata con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, che andrà in onda giovedì 14 marzo in prima serata su Rai 1.

Poesia e follia: un binomio strettissimo e viscerale nella vita della poetessa Alda Merini. Una vita travagliata, difficile, dolorosa. Nelle sue opere ha cantato l’amore, raccontandolo con una sensibilità fuori del comune. La vita di Alda Merini è stata segnata dalla terribile esperienza del manicomio, anche se lei stessa ha detto: “Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.

Alda Merini ha sublimato la follia, l’ha trasformata in poesia capace, con il suo linguaggio semplice e diretto, crudo e veritiero, di esorcizzarla, superarla e sublimarla, poiché  – come lei stessa dice – “Anche la follia merita i suoi applausi”.

A interpretare la poetessa dei Navigli sarà non una ma ben tre attrici, che ripercorrono tutta la sua vita: dall’adolescenza, interpretata da Sofia D’Elia, alla maturità e gli anni del manicomio con Rosa Diletta Rossi, fino agli ultimi anni della sua vita, interpretata da Laura Morante. Al loro fianco troviamo Federico Cesari, Giorgio Marchesi, Mariano Rigillo, Alessandro Fella e Francesco Beggio. La regia è di Roberto Faenza, che firma anche la sceneggiatura insieme a Lea Tafuri, con la consulenza di Arnoldo Mosca Mondadori, Ambrogio Borsani, il professor Paolo Milone. Distribuzione internazionale Beta Film GmbH.

FOLLE D’AMORE, LA TRAMA

A Milano – sui Navigli, a Ripa di Porta Ticinese – c’è un appartamento la cui porta è sempre aperta. A varcarla sono intellettuali, cantanti, giornalisti, ma anche semplici curiosi. Sono tutti lì per lei, Alda: settant’ anni, unghie smaltate, sigaretta sempre accesa. Un caos in cui si trova a suo agio. Ma cosa la rende così speciale? La sua poesia, certo, ma anche la sua vita senza mezze misure che lei stessa, con ironia e sagacia, racconta a un giovane intellettuale, Arnoldo.

Un salto indietro nel tempo e siamo nel secondo dopoguerra. Alda è un’adolescente con una sensibilità spiccata e il dono di scrivere poesie che la madre, donna severa, non comprende e che il padre non incoraggia abbastanza. Il desiderio di Alda di continuare gli studi viene frustrato quando non viene ammessa al liceo classico: un’umiliazione che trasforma la sua vocazione per la poesia in ossessione. È una sua ex insegnante a darle l’occasione della vita portando le sue poesie al critico Giacinto Spagnoletti, che ne rimane ammirato e la invita nel proprio salotto letterario.

Le poesie di Alda vengono lette e apprezzate e ben presto arrivano anche le prime pubblicazioni: il suo talento precoce e inspiegabile ne fa una vera enfant prodige. In quel circolo letterario Alda trova anche il suo primo amore, lo scrittore Giorgio Manganelli. Dieci anni più grande di lei, sposato, ma ad Alda non importa: lo ama con tutta sé stessa con furore totalizzante, quello che sarà per sempre il suo modo di amare. Incapace di starle accanto, Giorgio la lascia.

Alda è disperata, ma riesce a risollevarsi, come sempre farà nella vita. Incontra un altro uomo, molto diverso da lei per interessi e mentalità, ma che diventerà suo marito: Ettore Carniti. Alda prova a essere moglie e madre secondo tradizione, ma la sua natura è diversa. Lei ed Ettore litigano spesso. A questo si aggiunge che l’attenzione del mondo letterario nei suoi confronti sta scemando e Alda non riesce a trovare nessuno che pubblichi le sue nuove raccolte di poesie.

Lentamente, ma inesorabilmente, Alda precipita nella psicosi fino al giorno in cui, dopo una grave crisi di nervi, il marito la fa ricoverare in un ospedale psichiatrico. Non immagina che Alda, tra un ricovero e l’altro, rimarrà in manicomio per ben dieci anni. Saranno anni di buio, sofferenza, cure pesanti e perdita di contatto con il mondo. A salvarla sarà il rapporto con il dottor Enzo Gabrici (il Dott. G di molte sue poesie), lo psichiatra che l’ha in cura. È lui a spingerla a riprendere l’attività poetica dopo anni di silenzio, regalandole persino una macchina da scrivere. E Alda, attraverso le parole che bruciano la pesantezza della vita, scrivendo riesce a trasfigurare il dolore e la malattia, superandoli e sublimandoli con la sua voce unica. Rimasta vedova, Alda sposa il poeta Michele Pierri, che ha molti anni più di lei, e si trasferisce da lui a Taranto. Ma la felicità non dura a lungo, perché Michele muore poco dopo. Rientrata a Milano, Alda non si dà per vinta e continua a scrivere, perché la sua voce non può arrestarsi, e si afferma come una delle figure più importanti e uniche della vita culturale italiana.

NOTE DI REGIA

«Se è vero che Alda Merini ha ottenuto in vita molti riconoscimenti e attestati di stima in ambito letterario, è pur vero che la sua poetica, tutt’altro che popolare in senso stretto, ha conquistato il cuore di un vasto pubblico, anche nelle generazioni giovani. Ecco perché è interessante raccontare come Alda sia riuscita a tradurre in versi un immaginario straordinariamente ricco e universalmente riconoscibile. La modalità scelta è quella di raccontarne la biografia nei suoi momenti salienti, per farla conoscere come donna e madre (molto amata dalle figlie, nonostante una condotta ben poco convenzionale), prima ancora che come poeta. Alda ha scritto poesie bellissime che hanno toccato il cuore e l’anima di tanti, seppur vivendo un’esistenza tormentata senza perdere l’ironia e la capacità di amare nonostante i ricoveri psichiatrici. In lei hanno convissuto l’inquietudine e la vis terapeutica della poesia. Anche per questo motivo è importante raccontare la sua storia al grande pubblico, specie in questo momento di grandi turbamenti».

“Folle d’amore” andrà in onda giovedì 14 marzo in prima serata su Rai1.