Nel diritto italiano l’espressione culpa in vigilando viene utilizzata per indicare una forma di responsabilità che deriva non da un’azione diretta, ma dall’omesso controllo su persone sottoposte alla propria vigilanza. Si tratta di un principio giuridico di particolare rilievo, che trova applicazione sia in ambito civile sia, in determinate circostanze, in quello penale.
Il concetto si fonda sull’idea che chi riveste una posizione di autorità, direzione o garanzia – come un genitore, un datore di lavoro, un dirigente o un responsabile di struttura – abbia il dovere giuridico di prevenire comportamenti illeciti o dannosi da parte dei soggetti affidati alla sua sorveglianza. Quando questo dovere viene violato e dall’omissione deriva un reato o un danno, può configurarsi una responsabilità per culpa in vigilando.
In ambito penale, la culpa in vigilando non costituisce un reato autonomo, ma si collega al principio della responsabilità omissiva impropria, disciplinato dall’articolo 40, secondo comma, del Codice penale, secondo cui “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”. In questi casi, la responsabilità penale scatta solo se è dimostrata l’esistenza di una posizione di garanzia e un concreto nesso causale tra l’omissione di vigilanza e l’evento dannoso.
Più frequente è l’applicazione della culpa in vigilando in sede civile, dove il Codice civile prevede specifiche ipotesi di responsabilità. L’articolo 2047 c.c. riguarda la responsabilità per i danni cagionati da persone incapaci, mentre l’articolo 2048 c.c. disciplina la responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte per i fatti illeciti commessi dai minori o dagli allievi, salvo la prova di non aver potuto impedire il fatto.
Nel mondo del lavoro, il principio assume un ruolo centrale anche in relazione alla responsabilità dei dirigenti e dei datori di lavoro, chiamati a vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza e di legge. In questi contesti, la mancata adozione di adeguate misure di controllo può tradursi in gravi conseguenze giuridiche, soprattutto quando l’omissione contribuisce al verificarsi di incidenti o violazioni.
La giurisprudenza ha più volte chiarito che la culpa in vigilando non può essere presunta automaticamente: è necessario accertare, caso per caso, se il soggetto obbligato avesse concretamente il potere e il dovere di intervenire e se un controllo diligente avrebbe potuto evitare l’evento.
In definitiva, la culpa in vigilando rappresenta un principio di grande attualità, che richiama alla responsabilità chiunque sia chiamato a esercitare funzioni di controllo, sottolineando come l’omissione possa, in determinate condizioni, avere lo stesso peso giuridico di un’azione.