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Carsoli, grande successo al bar Friends per il primo incontro del Caffè Letterario con Nadia Tarantini

Carsoli – Nell’accogliente spazio del bar Friends si è svolto, nel pomeriggio di giovedì 19 marzo, il primo incontro del Caffè Letterario dal tema “Il legame indissolubile tra madre e figlia”, ideato e realizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Carsoli.
Un progetto fortemente voluto dalla vicesindaco Alessandra Nazzari, con l’obiettivo di creare uno spazio culturale e di confronto in un luogo quotidiano e informale come il bar, dove condividere idee, riflessioni e storie.

Un incontro intenso ed emozionante, che ha coinvolto tutti i partecipanti non solo per il tema scelto – così vicino al cuore e all’esperienza di tutti – ma anche per la modalità di condivisione: il pubblico è stato invitato a intervenire con le proprie testimonianze, fino a prendere parte a un laboratorio di scrittura, durante il quale ognuno ha potuto esprimere, in poche righe, un frammento della propria storia personale.

Dopo i saluti dell’Assessora alla Cultura Alessandra Nazzari, la parola è passata alla giornalista Elisabetta Zazza, che ha introdotto il tema del dibattito, dando poi spazio all’ospite dell’incontro, la giornalista e scrittrice Nadia Tarantini, autrice di “Amore inquieto”, libro che ha fatto da filo conduttore dell’intero incontro.

Quello tra madre e figlia è un legame viscerale e unico, da cui tutto ha inizio e che non ha mai fine, neanche quando subentrano la distanza o la perdita.
Un rapporto profondo, che nasce nel corpo e si trasforma nel tempo: inizialmente simbiotico e totalizzante tanto per la madre quanto per la figlia, diventa poi confronto, talvolta conflitto, nel naturale percorso di crescita e di costruzione della propria identità.

«Spesso la morte, il definitivo taglio della fisicità che le ha unite – spiega la scrittrice Nadia Tarantini – permette non soltanto il distacco, ma consente una chiara visione del loro rapporto. Spazzando via equivoci, mezze verità, falsi sé e quella malattia del materno che è il doppio legame».

Non solo la morte, ma anche la scrittura può creare quella distanza necessaria per mettere a fuoco la propria storia. Attraverso la memoria e la parola, la figlia riesce a rileggere il legame con uno sguardo più consapevole, aprendo la possibilità di una comprensione tardiva, una sorta di riconciliazione silenziosa con i conflitti e gli irrisolti di una vita.

A questo proposito, è stato utile leggere e commentare alcuni incipit, tratti da autrici che hanno scritto della propria madre, per poi confrontare i diversi punti di vista. Incipit tratti da: “Al faro” di Virginia Woolf, “Madre e figlia” di Francesca Sanvitale, “Sotto la pelle dell’orsa” di Roberta Mazzanti, “Mia madre” di Doris Lessing, “Amore inquieto” di Nadia Tarantini. Cinque sguardi e cinque penne differenti, per comprendere la potenza della scrittura. Essa, infatti, non mostra chi è o è stata una madre, ma come ogni figlia la guarda, la ricorda e la riscrive.

La seconda parte dell’incontro è stata poi dedicata alla condivisione, dove il pubblico ha interagito raccontando la propria esperienza personale, regalando una parte di sé da condividere e su cui riflettere. A seguire, il laboratorio di scrittura: “Le parole che abbiamo ereditato”: a ciascun partecipante è stato chiesto di  completare la frase: “Da mia madre ho imparato…”

La lettura dei biglietti, per lo più anonimi, è stata un momento di forte intensità emotiva. Sono emerse storie autentiche di persone che hanno vissuto in modi differenti il proprio legame: dal senso di colpa alla gratitudine, dal conflitto alla comprensione, dal risentimento alla pacificazione, fino al riconoscersi, inaspettatamente, nello sguardo e nei gesti della propria madre.

Una madre che, in modi differenti, con le sue virtù e le sue fragilità, ha saputo trasmettere la sua eredità indelebile, luminosa ed eterna.

Il laboratorio si è rivelato uno dei momenti più partecipati e apprezzati dell’incontro, capace di trasformare il pubblico da semplice spettatore a protagonista.


Il primo appuntamento del Caffè Letterario si chiude così, con la sensazione condivisa di aver vissuto non solo un evento culturale, ma un’esperienza autentica di ascolto, confronto e umanità. Un punto di partenza significativo per un percorso che promette di continuare a dare voce alle storie, alle emozioni e ai legami che ci definiscono.