ROMA – I festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno hanno richiesto anche nel Lazio e in Abruzzo l’intervento dei soccorsi, soprattutto a causa dell’uso di fuochi pirotecnici. Nel corso della notte di Capodanno i Vigili del Fuoco hanno effettuato 61 interventi nel Lazio e 12 in Abruzzo, legati in gran parte a incendi e situazioni di pericolo provocate dai botti. Numeri più contenuti rispetto ad altre aree del Paese, ma comunque indicativi di una criticità che si ripete ogni anno. Nella serata di ieri un uomo di 63 anni è morto ad Acilia mentre era intento a far scoppiare un petardo.
Guardando alle regioni confinanti, si registrano dati più elevati in Campania, dove gli interventi sono stati 69 e i feriti numerosi, in Toscana con altri 69 interventi, in Marche con 24 e in Molise, che non ha fatto registrare chiamate di emergenza. Un quadro che mostra come l’Italia centrale sia stata coinvolta in modo diffuso, seppur con intensità diverse.
Sul fronte sanitario, anche se nel Lazio e in Abruzzo non si segnalano decessi – dato che rappresenta un elemento di sollievo – il numero complessivo dei feriti a livello interregionale resta alto. Le lesioni più frequenti riguardano mani, volto e occhi, spesso conseguenza dell’esplosione ravvicinata di petardi o del malfunzionamento dei fuochi d’artificio.
Tra le cause principali degli incidenti emergono la scarsa conoscenza del materiale pirotecnico, l’utilizzo di botti illegali o manomessi e, in diversi casi, lo stato di alterazione dovuto al consumo di alcol o altre sostanze durante i festeggiamenti. Fattori che riducono la percezione del pericolo e portano a comportamenti imprudenti, anche dopo aver già riportato ferite.
Il bilancio finale, pur senza vittime, conferma come i botti di Capodanno continuino a rappresentare un rischio significativo. Le autorità rinnovano l’invito alla prudenza e al rispetto delle regole, sottolineando che la sicurezza resta l’unico modo per festeggiare senza trasformare una notte di festa in un’emergenza.