Ansia, stress e depressione: comprendere gli adolescenti di oggi
L'intervista alla psicologa e psicoterapeuta Fernanda Benedetti
Nell’anno 2024 in Italia è stato rilevato un aumento del 6%, rispetto ai dati del 2022, di persone che soffrono di disturbi psicologici. Secondo il World Mental Health Day Report condotto da Ipsos (2024), circa il 40% delle donne della Generazione Z ha dichiarato di sentirsi spesso depressa, mentre il 54% dei giovani di questa fascia di età ha riferito di aver vissuto episodi di stress tali da non poter svolgere attività quotidiane. Successivamente alla pandemia c’è stata una netta richiesta di aiuto soprattutto da parte di adolescenti e giovani adulti. Abbiamo voluto intervistare la Psicologa e Psicoterapeuta Fernanda Benedetti per approfondire il discorso sulle difficoltà principali che, ad oggi, colpiscono gli adolescenti e sulle problematiche che possono nascere tra genitori e figli.
Ansia, stress e senso di smarrimento: queste le maggiori motivazioni per cui psicologi vengono chiamati in causa. La velocità con cui siamo costretti a vivere, dovuta allo sviluppo esponenziale della tecnologia, genera queste nuove sensazioni negative. La società è devastata da un deterioramento crescente delle relazioni umane dovuto, purtroppo, al tempo dedicato alla comunicazione on line piuttosto che in presenza. L’adeguamento a questo profondo cambiamento sociale è faticoso e non tutti riescono a stare al passo, piuttosto si incontrano molte difficoltà nella gestione di una relazione sociale in presenza, proprio in funzione del fatto che quella online è molto più rapida, fruibile e facile. Di contro questo genere di contatto è carente di tutti quei segnali insiti di una comunicazione reale che porta al confronto tra le parti. Questa problematica caratterizza maggiormente gli adolescenti, mentre i giovani adulti soffrono essenzialmente di un senso di precarietà che la crisi economica attuale genera, facendo vivere loro un profondo senso di smarrimento.
Secondo la Psicoterapeuta Fernanda Benedetti un problema riscontrato più volte è quello legato alla ”diagnosi preconfezionata” cioè costruita da ricerche online. Ciò influenza molto il nuovo paziente anche se la diagnosi risulta blanda e non precisa. Durante il percorso di terapia, lo psicologo rimane un punto fermo, uno spazio dove trovare un equilibrio, sempre più spesso però, rispetto al passato, bisogna affiancare ad esso la figura dello psichiatra, in quanto si arriva già al primo incontro con sintomi come forte ansia e depressione.
Rispetto al periodo pre-covid infatti l’uso degli psicofarmaci è aumentato sensibilmente in tutte le fasce di età raggiungendo il picco tra i 12 e i 17 anni, dove si registrano 129,1 confezioni di psicofarmaci ogni 1000 ragazzi.
Gli adolescenti sono i più fragili per i numerosi cambiamenti biologici, emotivi e sociali tipici della crescita, ma non solo. Secondo la Benedetti le manifestazioni di disagio evidenti in questi pazienti sono l’ansia generalizzata, gli attacchi di panico nonché l’ansia scolastica. I segnali per notare questi aspetti sono la tensione costante, le preoccupazioni, l’ipertensione e le difficoltà di concentrazione. Altri tipi di problemi che meritano un trattamento specifico e massiccio sono invece i disturbi dell’umore come la depressione o la distimia (umore cronicamente basso). I segnali che portano a capire problematiche legate all’umore sono molteplici: grande tristezza, ritiro sociale, molto diffuso, perdita di interesse per ogni cosa ed un evidente calo nel rendimento scolastico.
Inoltre non mancano i disturbi alimentari come anoressia e bulimia, in percentuale maggiore nelle ragazze ma presente anche nel sesso maschile e disturbi dell’immagine corporea come la dismorfofobia (disturbo mentale caratterizzato da un’ossessione per difetti percepiti nell’aspetto fisico, difetti che per gli altri sono lievi o del tutto inesistenti). In aggiunta si riscontrano negli adolescenti problemi gravi legati all’utilizzo delle droghe, in particolar modo quelle sintetiche.
Si sta espandendo inoltre un altro pericoloso problema, frequentemente occultato e non riconosciuto come situazione problematica dagli stessi genitori: l’autolesionismo. Molto diffuso infatti è il ‘Cutting‘ , mettendosi gravemente a rischio gli adolescenti di oggi arrivano a procurarsi diverse ferite da taglio per vedere il ‘sangue che sgorga‘, nel tentativo di sentirsi vivi, tanto si sentono spenti. Ovviamente sono molteplici le motivazioni per cui i ragazzi sono spinti all’azione del taglio.
Alla luce di tutto ciò i genitori che si trovano a gestire i figli nella fascia di età adolescenziale incontrano moltissime difficoltà. E’ come se parlassero due lingue diverse.
-Per poter trattare con gli adolescenti bisognerebbe anzitutto tornare mentalmente a quando noi avevamo quell’età, alle difficoltà che avevamo- consiglia La Benedetti- anche se il tutto avviene in un’epoca diversa con ritmi frenetici allucinanti. Si tende così a tagliare il dialogo, che invece è la cosa più importante per creare connessione fra genitori e figli. La mancanza di comunicazione quindi comporta la perdita dell’opportunità di far capire all’altro il nostro punto di vista. Non riusciamo più ad esprimere i sentimenti profondi come le emozioni, i sogni. Si perde la possibilità di imparare l’uno dall’altro. Un consiglio per diminuire questo grande divario fra genitori e figli è coltivare la ‘comunicazione attiva‘. Non si può ascoltare con il telefono in mano perché è come se non li prendessimo troppo in considerazione. Soprattutto con gli adolescenti bisognerebbe essere lì, dedicarsi solo ed esclusivamente a quel colloquio con loro, farli sentire compresi e non accusarli, si chiuderebbe il dialogo all’istante. A volte basterebbe davvero poco entrare in empatia con gli adolescenti, che poi è quello che noi psicologi facciamo, esprimendo anche le nostre di esperienze. Ciò crea vicinanza. E’ proprio la comunicazione attiva a generare la nascita di una relazione- conclude Fernanda.
Ci viene spiegato poi dalla terapeuta quanto le difficoltà emotive possono generare reazioni aggressive. In questa epoca la fascia di età adolescenziale è modificata. Vediamo anticipare la preadolescenza e prolungare l’adolescenza stessa fino ai 25 anni. Questi ragazzi hanno serie difficoltà nella gestione di emozioni come la rabbia, la frustrazione e la tristezza. E’ chiaro quanto poi l’ambito familiare spesso problematico non aiuti a far vivere il ragazzino serenamente. Altre situazioni molto forti che i ragazzi vivono purtroppo è il Bullismo e Cyberbullismo .Le vittime sono spesso prese di mira per l’aspetto fisico (79%), ma anche per l’orientamento sessuale (15%), la condizione economica (11%) e l’identità di genere (9%). La scuola rimane il luogo più frequente per gli episodi di violenza (64%), seguita dai social media (24%).Le conseguenze per le vittime sono gravi e includono perdita di autostima (75%), ansia sociale e attacchi di panico (47%), isolamento e rifiuto della scuola (24%).
Ci spiega la nostra terapeuta che il bullismo nasce da molteplici fattori: personali, familiari, scolastici. Molti adolescenti usano il bullismo per avere popolarità, in maniera tale da sentirsi più forti e poter avere maggiore controllo delle situazioni. Ciò denota fragilità interiori. Coloro che esercitano il Bullismo a loro volta hanno dei modelli familiari disfunzionali ovvero, situazioni violente, educazione rigida o completamente assente. Anche in questa situazione vige la bassa empatia, l’incapacità totale di comprendere le emozioni altrui. La situazione poi si aggrava quando altri ragazzi per una accettazione del gruppo tendono ad avere gli stessi atteggiamenti pur non condividendo di base la violenza. Questo atteggiamento di emulazione può purtroppo diventare patologico soprattutto nei casi in cui i ragazzi hanno difficoltà nella gestione delle loro emozioni negative. Alla luce di tutto ciò bisogna sempre stare attenti ad evitare un giudizio anche sui bulli in quanto ci viene spiegato che l’atteggiamento potrebbe essere patologico.