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Quarto anniversario del terremoto, il messaggio del sindaco di Tivoli: “Una tragedia della quale ci sentiamo partecipi”

Tivoli –  Alle 3,36 del 24 agosto 2016 una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 con epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto mise in ginocchio Amatrice e il Centro Italia, provocando 299 vittime e tanta distruzione. Alle popolazioni ancora oggi in attesa di tornare a vivere una quotidianità lontana dall’emergenza va il pensiero di tutta la comunità tiburtina. La ricorrenza di quella tragedia è un dolore del quale ci sentiamo partecipi e che si rinnova ogni anno inducendoci a interrogarci sulla fragilità dei nostri territori, sull’importanza della prevenzione. A quattro anni dalla prima scossa di una sequenza sismica che, poi, colpì anche altri borghi dell’ Italia centrale con le gravi repliche di ottobre e del gennaio 2017, ci stringiamo in un abbraccio ideale ai famigliari delle persone che quella notte persero la vita sotto le macerie. Amatrice, Pescara del Tronto, Accumoli sono praticamente scomparsi sotto i tremendi colpi del terremoto: mai dimenticheremo il paesaggio delle macerie di Amatrice e i volti disorientati e pieni di polvere di tante persone scampate miracolosamente alla morte. Ma è nel ritrovamento della bambina di dieci anni salvata dopo 17 ore dal terremoto che vorrei soffermare il mio pensiero oggi: una storia di speranza a cui dobbiamo aggrapparci, perché il nostro dovere è non dimenticare e lavorare per consegnare alle nuove generazioni città e paesi più sicuri, a cominciare dalle scuole dove è custodito il patrimonio dell’umanità. Il terremoto non uccide: uccidono le opere dell’uomo, quando non a norma, come sottolineò anche il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nell’omelia dei funerali solenni del 30 agosto 2016. Quei Comuni e quelle popolazioni costituiscono un esempio di forza, coraggio e resistenza; a loro dobbiamo guardare per un Paese  migliore.