Il funerale di Cristo tra le strade di Sulmona, un rito antico e il silenzio che parla al cuore (foto)
Sulmona. Il funerale di Cristo tra le strade di Sulmona, un rito antico e un silenzio che parla al cuore.
Nel cuore dell’Abruzzo, quando cala la sera del Venerdì Santo, Sulmona si trasforma. Le luci si abbassano, le voci si spengono, e la città si raccoglie in un silenzio carico di significato. È il momento della Processione del Cristo Morto, uno dei riti più suggestivi e profondamente sentiti della tradizione religiosa locale. Un evento che non è solo rappresentazione, ma partecipazione collettiva al dolore per la morte di Cristo.
Ieri sera, in un’atmosfera raccolta e suggestiva, monsignor Michele Fusco ha presieduto i rito del Venerdì Santo. Centinaia di fedeli hanno seguito il corteo, un fiume silenzioso e unito nella fede.
Le origini della processione risalgono alla fine del Seicento, quando i Gesuiti la istituirono in concomitanza con la costruzione della chiesa di Sant’Ignazio. Inizialmente affidata alla Compagnia dei Nobili, nel tempo la gestione passò alla Confraternita della Santissima Trinità, custode ancora oggi di questo rito antico.
I confratelli, riconoscibili per il loro saio rosso con soggolo bianco, incarnano la continuità di una tradizione che attraversa i secoli, mantenendo intatta la sua forza simbolica.
Alle ore 20, la processione prende vita dalla chiesa della SS. Trinità. Il corteo si snoda lentamente per le vie cittadine secondo uno schema rigoroso e carico di significati. Ogni figura, ogni posizione ha un valore preciso: dai portatori di lampioni ai dignitari, fino al Tronco, la croce processionale in velluto rosso decorata in argento, simbolo centrale del corteo.
Seguono il coro, il parroco e infine le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, trasportate con devozione dai confratelli. A chiudere, il Capo dei Sagrestani d’Onore, regista silenzioso di un evento che richiede ordine, precisione e profondo rispetto.
Il tragitto della processione non è casuale: attraversa le vie principali della città tracciando idealmente una croce. Da via Ercole Ciofano fino a Piazza Garibaldi, passando per Porta Napoli e Corso Ovidio, ogni passo è parte di un disegno simbolico che unisce spazio urbano e spiritualità.
Uno dei momenti più intensi si svolge proprio in Piazza Garibaldi, sotto gli archi dell’acquedotto medievale. Qui avviene lo scambio delle consegne tra la Confraternita della Trinità e quella della Madonna di Loreto: un gesto solenne, quasi teatrale, che emoziona e coinvolge i presenti.
Tra gli elementi più caratteristici della processione c’è lo “struscio”, il particolare modo di avanzare del coro che trascina i piedi lungo il selciato. Questo movimento lento e cadenzato richiama antiche pratiche penitenziali, quando i fedeli partecipavano al rito con catene ai piedi.
Non è solo un gesto, ma un linguaggio corporeo che racconta fatica, devozione e memoria.
A rendere unica la processione è il coro, che intona un intenso Miserere. Le voci, profonde e solenni, si diffondono per le strade creando un’atmosfera sospesa nel tempo. Il brano, composto nel 1913 dal maestro Federico Barcone, è accompagnato dalla banda musicale che esegue una marcia funebre altrettanto suggestiva.
È un momento in cui musica e spiritualità si fondono, dando voce a un dolore condiviso e universale.
Dopo ore di cammino, la processione rientra nella chiesa della SS. Trinità intorno alla mezzanotte. La città torna lentamente alla quiete, ma l’intensità del rito resta impressa negli occhi e nel cuore di chi vi ha preso parte.
La Processione del Cristo Morto di Sulmona non è solo una tradizione: è un’esperienza collettiva di fede, memoria e identità. Un appuntamento che ogni anno rinnova il legame profondo tra una comunità e la sua storia.




