PERETO – Continua il ciclo delle conferenze organizzate dall’Università della terza età Piana del Cavaliere, fedele e coerente con la sua missione per la promozione della cultura e dell’aggregazione sociale. Sabato 21 è stata la volta del professore Vittorio Capuzza, personalità eminente della cultura, massimo esperto e studioso di Giacomo Leopardi del quale ha presentato e commentato “La quiete dopo la tempesta”. La sala della ex chiesa S. Antonio, a Pereto, era gremita da un pubblico in religioso silenzio, rapito dall’eloquio alto e coinvolgente del Prof. Capuzza, che con estrema chiarezza ha analizzato questo canto di Leopardi, mettendo in luce aspetti e significati, sconosciuti ai più e valori letterari e semantici.
Il Prof. Capuzza esordisce con riflessioni umanistiche sul canto o idillio leopardiano guardando “il testo da un contesto e dal versante da dove l’autore si è posto per imitare la natura”.
Siamo a Recanati nel 1829, Leopardi ha 31 anni ed è già passato per le Operette Morali e ha acquisito nuova consapevolezza, soprattutto convinto che la rinascita è possibile soltanto dopo un periodo di “durezza”. Interessante a questo proposito è il senso attribuito al termine “letteratura” che il Prof. fa derivare dal verbo latino “Lino” cancello.
La letteratura nasce, dunque, come arte di cancellare, che viene dopo una riflessione. È un invito a pensare ad una società che torni all’essere più che al fare. Poi il prof. torna a ragionare sul tema della quiete “piacere figlio d’affanno” con la gioia che deriva da un dolore passato. La struttura dell’idillio, dice il prof. Capuzza, è composta dalla prima parte (fino al verso 24) che è un vero e proprio affresco del paese e la seconda, dove sono predominanti riflessioni esistenziali e ontologiche. Nel quadro iniziale Leopardi “ode” il “romorìo” sintomo di allegria e vitalità. “La vita continuamente occupata è quella più felice”. Gli uccelli, che sono i primi a cantare dopo la tempesta e la gallina che ”ripete” il suo verso. Poi il poeta “vede” le persone: l’artigiano, la femminetta, l’erbaiuolo, che comunicano emozioni, suoni, profumi.
Straordinari sono i riferimenti, veri e propri voli pindarici, che ci riportano a Jacopo Ortis di Foscolo, al Purgatorio di Dante, onde “la feminetta smarrita domandò la grazia”.
Poi le numerose assonanze, il mistero delle parole “dove si nasconde la poesia” (Giuseppe Ungaretti). Ci sarebbero ancora molte cose da dire, e tante riflessioni sollecitate dalla Lectio Magistralis del Prof. Capuzza, che ringraziamo infinitamente per la sua sapienza e l’amicizia che ha dimostrato per la nostra associazione.
A cura di G. Porzi