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A 120 anni dalla nascita Avezzano ricorda il poeta Antonio Pitoni

Avezzano. Il 14 marzo Convegno di Studi sulla figura di Antonio Pitoni: il “self-made man letterario” di Avezzano, poeta autodidatta e voce dei colori del dialetto.

Pomeriggio di approfondimento presso la Sala Consiliare del Comune, alla presenza di accademici. Nel solco dell’identità e della memoria da recuperare,  Avezzano riscopre un’altra sua figura illuminata: un cittadino che amò incommensurabilmente la sua terra, dedicandole quasi 200 poesie. Presto, anche un largo porterà il suo nome.

Ci sono storie che iniziano e che non finiscono più, come quella che lega un territorio al suo poeta. 180 poesie, di cui 100 scritte in lingua italiana e 80 in dialetto: il 14 marzo, all’interno della Sala Consiliare del Comune, l’Amministrazione e la comunità renderanno omaggio alla figura di Antonio Pitoni, poeta autodidatta e scrittore dell’Avezzano di una volta, fervente scopritore della vivacità del suo dialetto natio.

Nato in città nel 1906, Pitoni fu un eclettico “verseggiatore” della quotidianità, che riusciva a rendere sublime grazie al tocco della sua penna. A 120 anni dalla nascita e a 51 anni dalla sua scomparsa, grazie al lavoro portato avanti dell’assessore alla Toponomastica Maria Antonietta Dominici, condiviso con il sindaco Gianni Di Pangrazio, si compirà un altro passo importante nel percorso di riscoperta e di rivoluzione identitaria. Il 14 marzo, infatti, alla presenza di due illustri studiosi e docenti universitari quali il professor Francesco Avolio, dialettologo dell’Università dell’Aquila e la professoressa Rosangela Libertini, dell’Università Ruzomberok, (Slovacchia), la figura di Antonio Pitoni non solo verrà ricordata ma anche rimessa al posto giusto nella trama della storia e della memoria locale. Proprio i due accademici tempo fa e con lettere protocollate sollecitarono l’allora Commissario Prefettizio Mauro Passerotti sull’urgenza d’intitolare alla memoria di Pitoni una strada o uno spazio di città, in modo “cristallizzare” l’eredità di un personaggio che tanto diede alla pratica poetica del dialetto e alla sua metamorfosi come lingua d’arte.

“Presa visione delle istanze che ci sono pervenute dal mondo delle Università – afferma l’assessore Dominici – si è deciso di dare un corpo e un’anima anche a questa esigenza di recupero della memoria. Di Antonio Pitoni, oggi, ci restano tantissimi testi poetici, raccolti anche grazie all’opera di catalogazione condotta dal figlio Giovanbattista, che dal padre ha sicuramente ereditato la carica emozionale e la tempra poeticamente lucida. Anche Pitoni lasciò un solco indelebile nella società del suo tempo, come seppero fare anche altri illustri concittadini di Avezzano. Come amministrazione, continueremo a dare voce alle storie di vita della nostra città, perché la comunità è fatta soprattutto di esempi da seguire e di persone che vollero dare lustro e attenzione al territorio, amandolo e non abbandonandolo mai”. Il convegno di studi sarà solo il primo passo: a seguire, verrà intitolato anche un largo alla memoria dell’autore di “Mamma mé”, una delle prime poesie scritte in dialetto, risalente al 1965; questo componimento, col tempo, divenne un vero “manifesto avezzanese”, studiato e letto in moltissime scuole primarie e dell’infanzia. Pitoni scrisse numerosi testi poetici sin da giovanissimo; i suoi versi vennero inseriti in antologie letterarie di pregio, pubblicate negli anni Trenta, come “Fascino Azzurro” (stampata a Roma), “Il Giornalino” (di Valle Castellana) e “Sardegna” (pubblicata presso Cagliari). Nel ’37, pubblicò anche la sua prima raccolta organica di scritti intitolata “Prose e Poesie”, in collaborazione con il veneziano Renzo Marcato.

Assoldato per le operazioni militari in Albania, Pitoni non sparò mai nemmeno un colpo di moschetto, come amava ricordare lui stesso. “Questo illustre avezzanese – conclude l’assessore – seppe lasciare ai posteri una memoria dell’Avezzano di una volta altrimenti introvabile. È stato un vero self-made man letterario”.