TIVOLI – Gli Agenti della Polizia di Stato, in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Roma Sud, hanno tratto in arresto due persone gravemente indiziate del reato di truffa.
In particolare, nei giorni scorsi, una pattuglia della Sottosezione Polizia Stradale di Roma Sud notava un’autovettura Opel Mokka di colore grigio transitare a forte velocità sulla carreggiata sud dell’autostrada A1, all’altezza del km 568, con a bordo due uomini. Il veicolo era stato precedentemente segnalato dalla Sala Operativa alle pattuglie in servizio poiché notato aggirarsi con atteggiamento sospetto, nella mattinata, nella provincia di Forlì.
Raggiunta e fermata l’autovettura, nel corso degli accertamenti il conducente dichiarava di non avere al seguito né la patente di guida né il contratto di noleggio del veicolo. Lo stesso riferiva inizialmente di essere partito dalla zona di Fiorenzuola e di essere diretto verso sud, salvo poi rettificare quanto dichiarato pochi minuti dopo, affermando di provenire da Milano. Tali dichiarazioni risultavano incongruenti anche alla luce del rinvenimento, all’interno del veicolo, di un biglietto di ingresso al casello autostradale di Orte e di uno scontrino fiscale emesso da un supermercato di Ravenna.
L’ulteriore riscontro accresceva lo stato di agitazione dei due soggetti, inducendo gli operatori a procedere a perquisizione personale e veicolare. Nel corso della stessa, su uno dei due uomini venivano rinvenuti, occultati negli indumenti intimi, numerosi monili in oro avvolti nel cellophane.
Nonostante la scarsa collaborazione fornita, gli agenti riuscivano a ricostruire la provenienza illecita dei preziosi, risultati provento di una truffa perpetrata ai danni di una persona anziana.
In particolare, si accertava che nella stessa mattinata una donna classe 1937 era stata contattata telefonicamente da un uomo che, qualificandosi come appartenente all’Arma dei Carabinieri, le riferiva che un suo vicino di casa, al quale la signora era particolarmente legata, si trovava in gravi difficoltà giudiziarie. Per evitare conseguenze penali, sarebbe stato necessario consegnare denaro contante o monili in oro. Poco dopo, un uomo si presentava presso l’abitazione dell’anziana, fingendo di essere in conversazione telefonica con un sedicente “maresciallo” e qualificandosi come carabiniere in borghese. Dopo aver ottenuto tutti i preziosi presenti in casa, compresi quelli indossati dalla vittima, e averli pesati, l’uomo rassicurava la donna che quanto consegnato fosse sufficiente a scongiurare ripercussioni giudiziarie per il vicino.
All’esito degli accertamenti, i due uomini venivano tratti in arresto e, su disposizione del Pubblico Ministero di turno presso la Procura della Repubblica di Tivoli, associati alla Casa Circondariale di Roma Rebibbia, misura successivamente convalidata dal GIP procedente.
La refurtiva veniva sottoposta a sequestro per la successiva restituzione alla vittima.