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Smog d’inverno, nel Frusinate i dati tornano a far discutere

Ogni inverno, quando l’aria si “ferma” e le giornate fredde sembrano tutte uguali, torna un problema che nel Basso Lazio non è mai davvero lontano: la qualità dell’aria.

Il report “Mal’Aria di città 2025” di Legambiente, pubblicato a inizio anno, ha indicato ancora una volta Frosinone tra le realtà più critiche per superamenti del limite giornaliero di PM10 nel 2024, con la centralina di Frosinone Scalo in cima alla classifica nazionale per numero di sforamenti. È un dato che si legge spesso come “classifica”, ma che in realtà ha un significato molto concreto: più giorni con aria carica di particolato coincidono, per molte persone, con più irritazione delle vie respiratorie e con quella sensazione di peso sul petto che in inverno sembra diventare normale.

Nel Cassinate e nelle aree di confine tra città, fondovalle e grandi arterie di scorrimento, il fenomeno si intreccia con pendolarismo, riscaldamenti accesi e condizioni meteo che favoriscono l’accumulo degli inquinanti. E quando il particolato resta più a lungo “a livello strada”, i sintomi si fanno notare soprattutto in chi già soffre di allergie, asma o disturbi respiratori ricorrenti.

In Valle del Liri e nel Cassinate, perché proprio gennaio e febbraio sono i mesi più delicati

Il trend è tipico del periodo: nelle settimane più fredde diminuisce la ventilazione naturale, aumenta l’uso del riscaldamento domestico e si passa più tempo in luoghi chiusi. Questa combinazione rende più facile percepire fastidi come naso chiuso, gola secca, tosse insistente o bruciore agli occhi, soprattutto dopo una giornata fuori casa. Il tema non riguarda solo il comfort: l’Agenzia europea dell’ambiente ricorda che l’esposizione al particolato fine, in particolare PM2,5, è associata a impatti importanti sulla salute e continua a causare un carico rilevante di mortalità prematura in Europa.

In un contesto come quello del Frusinate, dove molte persone si spostano ogni giorno tra comuni diversi, riconoscere per tempo quando un disturbo non è più “stagionale” può evitare settimane di trascinamento. Se un medico suggerisce un controllo o se un sintomo dura troppo, può essere utile semplificare l’organizzazione anche con strumenti digitali: ad esempio, tramite Elty, portale sul quale prenotare visite mediche, è possibile prenotare visite mediche online nella tua città scegliendo specialità e disponibilità senza trasformare tutto in un giro di telefonate.

Tosse che non passa: quando diventa un sintomo da inquadrare

In inverno è normale tossire ogni tanto, ma quando la tosse resta lì, giorno dopo giorno, cambia significato. In medicina si parla di tosse persistente (o cronica) quando dura otto settimane o più negli adulti, oppure quattro settimane nei bambini. Non è una definizione “rigida” per spaventare, è una soglia utile: serve a distinguere il recupero lento di un raffreddore dalla necessità di capire se c’è una causa sottostante che va trattata.

La tosse può essere secca, stizzosa, peggiore di notte, oppure accompagnata da catarro, raucedine e bisogno continuo di schiarire la gola. A volte sembra migliorare e poi riparte, soprattutto dopo giornate fredde o con aria più pesante. In questi casi, il punto non è prendere “qualcosa che la faccia passare”, ma capire perché è iniziata e cosa la sta mantenendo. È anche ciò che sottolinea la Mayo Clinic: la tosse cronica non è solo fastidiosa, può interrompere il sonno e lasciare spossati, e spesso si risolve quando si tratta il problema di base.

Le cause più comuni, tra sinusite, reflusso e asma: perché serve una valutazione mirata

Molte persone associano la tosse solo ai bronchi, ma spesso l’origine è “più in alto” o “più indietro”. Le cause frequenti includono la cosiddetta gocciolamento retronasale (muco che scende dal naso alla gola), che può comparire con riniti e sinusite, il reflusso gastroesofageo, che irrita la laringe, e l’asma, anche nella variante in cui la tosse è il sintomo principale. In inverno, queste condizioni possono essere amplificate da aria secca in casa, sbalzi termici e irritanti ambientali, compreso il particolato.

Per questo una tosse che dura non andrebbe “gestita a tentativi” per mesi. Una valutazione può chiarire rapidamente se servono strategie per le alte vie respiratorie, un inquadramento gastroenterologico, o un controllo pneumologico. E se compaiono segnali più importanti, come respiro sibilante, mancanza di fiato, dolore toracico o sangue nell’espettorato, è prudente farsi vedere senza aspettare.

Esami utili e controlli intelligenti: come si arriva a una diagnosi senza “fare tutto”

Il valore della visita specialistica, in questi casi, è dare un ordine. Spesso si parte dall’ascolto dei sintomi, dalla durata e dai fattori che li peggiorano: freddo, sforzo, posizione sdraiata, ambienti chiusi, esposizione a fumo o polveri. Poi si decide il percorso più adatto. In alcuni casi può essere indicata una spirometria per valutare la funzione respiratoria, in altri una valutazione otorinolaringoiatrica se il sospetto è una rinite o una sinusite persistente, oppure un approfondimento se il quadro richiama il reflusso. L’obiettivo non è collezionare esami, ma scegliere quelli che cambiano davvero la gestione.

Questa impostazione è particolarmente utile nei mesi in cui il contesto ambientale rende i sintomi più “confusi”: la tosse sembra sempre legata al clima, ma può nascondere una condizione che, una volta trattata, riduce drasticamente il fastidio. E quando la tosse interrompe il sonno o limita lavoro e scuola, è già un motivo sufficiente per non rimandare.

Prevenzione quotidiana in inverno: meno improvvisazione, più benessere reale

Nei periodi in cui l’aria è più “pesante”, la prevenzione non ha bisogno di gesti estremi. È più efficace, e più sostenibile, puntare su abitudini semplici: arieggiare brevemente più volte al giorno, evitare temperature domestiche troppo alte che seccano le mucose, mantenere una buona idratazione e proteggersi dagli sbalzi termici quando si passa da ambienti caldi a freddo esterno. Anche la riduzione dell’esposizione a irritanti, dal fumo agli ambienti molto polverosi, può fare una differenza enorme sulla frequenza della tosse e sulla sensazione di “gola sempre irritata”.

C’è poi un punto che spesso passa in secondo piano: riconoscere quando il corpo sta chiedendo un check. Se un disturbo dura settimane, cambia intensità o si associa a affanno, non è un fallimento, è un segnale utile. E in un inverno in cui i dati sulla qualità dell’aria riportano criticità nel Frusinate, trasformare l’attenzione in azioni concrete, prima che il sintomo diventi un’abitudine, è una scelta di prevenzione che restituisce energia e tranquillità.