Negli ultimi mesi l’Italia è stata colpita da una serie di episodi franosi che hanno riportato drammaticamente al centro dell’attenzione un problema antico e mai davvero risolto. Dalla tragedia di Niscemi ai numerosi smottamenti che hanno interessato strade, centri abitati e aree interne in diverse regioni del Paese, il dissesto idrogeologico continua a rappresentare una minaccia concreta per la sicurezza delle persone e per l’integrità del territorio.
Le frane non sono eventi imprevedibili né eccezionali. L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio idrogeologico: la conformazione geologica, la presenza di catene montuose e collinari, unita a un patrimonio edilizio spesso datato e a un uso del suolo non sempre attento, rende vaste aree particolarmente vulnerabili. A tutto questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che sta aumentando la frequenza e l’intensità di piogge improvvise e violente, capaci di mettere sotto stress terreni già fragili.
Ogni frana porta con sé un bilancio che va oltre i danni materiali. Strade interrotte, comunità isolate, famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, attività economiche paralizzate. Nei casi più gravi, come dimostra la recente tragedia di Niscemi, il prezzo da pagare è quello più alto: la perdita di vite umane. Episodi che scuotono l’opinione pubblica, ma che troppo spesso vengono dimenticati con il passare dei giorni.
La prevenzione resta la vera chiave per affrontare l’emergenza. Monitoraggio costante del territorio, manutenzione delle infrastrutture, messa in sicurezza dei versanti a rischio e pianificazione urbanistica responsabile sono strumenti indispensabili. Intervenire dopo un disastro, oltre a essere più costoso, significa arrivare sempre troppo tardi. È necessario investire in modo strutturale, superando la logica degli interventi straordinari legati all’emergenza del momento.
Un ruolo fondamentale lo giocano anche le amministrazioni locali e i cittadini. La conoscenza dei rischi, il rispetto delle norme urbanistiche, la segnalazione tempestiva di crepe, cedimenti o movimenti anomali del terreno possono fare la differenza. La tutela del territorio non è solo una questione tecnica o istituzionale, ma una responsabilità collettiva.
Le frane non sono una fatalità. Sono spesso il risultato di scelte sbagliate, ritardi e mancanza di programmazione. Sensibilizzare sull’importanza della prevenzione significa difendere il futuro delle comunità e preservare un territorio fragile ma prezioso. Ignorare il problema equivale ad accettare che tragedie annunciate continuino a ripetersi. E questo, oggi più che mai, non è più tollerabile.