ROMA – Con D.P.R. del 13 gennaio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 10 del 14 gennaio 2026, sono stati ufficialmente convocati i comizi elettorali per lo svolgimento del referendum costituzionale nei giorni di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
Il quesito sottoposto agli elettori è il seguente:
«Approvate il testo della legge costituzionale concernente: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»
Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 22 marzo dalle ore 7:00 alle ore 23:00 e lunedì 23 marzo dalle ore 7:00 alle ore 15:00.
Il referendum riguarda la riforma della magistratura, nota come “riforma Nordio”, approvata dal Parlamento con legge costituzionale il 30 ottobre 2025. La consultazione popolare sarà chiamata a confermare o respingere le modifiche all’ordinamento giudiziario previste dal testo.
Elemento centrale della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti (pubblici ministeri), con la distinzione dei rispettivi percorsi professionali. La riforma prevede inoltre l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, superando l’attuale CSM unico.
Tra le novità più rilevanti figura anche l’introduzione di un nuovo meccanismo di selezione dei componenti dei CSM, che prevede l’estrazione a sorte per una parte dei membri, e la creazione di un’Alta Corte disciplinare, alla quale verrebbe attribuito il potere disciplinare nei confronti dei magistrati.
Il dibattito politico e istituzionale sulla riforma è acceso. I sostenitori ritengono che la separazione delle carriere garantisca un maggiore equilibrio del processo e una più netta distinzione dei ruoli, mentre i critici temono un possibile indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura requirente, con il rischio di un maggiore controllo politico sull’azione dei pubblici ministeri.
Trattandosi di un referendum costituzionale, non è previsto alcun quorum di partecipazione: l’esito sarà determinato esclusivamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi. Il voto popolare deciderà quindi il futuro assetto dell’ordinamento giudiziario italiano.