EDITORIALE – Non è un film, Il lungo viaggio. È un attraversamento. Un passaggio lento e necessario dentro l’anima di un artista come Franco Battiato che ha saputo cantare l’invisibile, restituendo alla musica il compito più difficile: quello di interrogare il senso della vita.. Il film è bellissimo, con una magistrale interpretazione del protagonista l’attore Dario Aita per la regia di Renato De Maria.
Sorprendente l’inclinazione vocale, gli accenti, le pause e gli atteggiamenti che impersonano Battiato in tutto il suo fascino. Il film trasmette contenuti ed emozioni forti, oltre ad arricchire la conoscenza della vita dell’artista. Tante risposte a tanti perchè si evidenziano con la vista del film che non è uno spettacolo bensì una celebrazione di autenticità, intrisa di quel taglio di vita che Battiato ha caratterizzato per se stessi e per gli altri.
Un percorso, per l’appunto un Lungo viaggio iconico che racconta una vita come tante, ma di successo perchè Battiato ha cantato il pubblico, la vita, le esperienze sapendo cogliere aspetti interiori-meditativi rafforzando il senso della vita con il connubio parole-.musica. La sceneggiatura è perfetta, oltremodo gradevole, lascia un velo di tristezza, anche forte, nelle motivazioni che hanno portato Battiato a comporre “La Cura” ad esempio dedicata alla sua amata madre.
Si è contenti di averlo visto, nel contempo ciascuno spettatore si riconosce in un percorso, il lungo viaggio, in cui si nasce e nel quale inesorabilmente si assiste all’attraversamento del bardo delle persone più care. Battiato con la Cura sfida il naturale declino della vita, elevando tutto ad una sublimazione superiore. Come una preghiera elevata per rendere immortale la persona che ha dato lui la vita. Il primo film che celebra la vita e le passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana Un racconto intimo e visionario, in cui la musica diventa il linguaggio di una tensione costante verso il trascendente.
Gli accenti vocali, le pause, gli sguardi sospesi e persino le posture restituiscono il fascino magnetico di Battiato senza mai imprigionarlo nella maschera del “personaggio”. Aita riesce in un’impresa rara: rendere credibile l’inaccessibilità. Il film segue il giovane Franco dalla Sicilia alla Milano degli anni Settanta, dal fermento della sperimentazione radicale fino al successo popolare, passando per incontri decisivi e legami profondi. Ma questo percorso geografico è solo il riflesso di un viaggio ben più intimo: quello verso il sé interiore. La regia accompagna con discrezione una ricerca spirituale che non ha mai bisogno di essere spiegata, perché vibra nella musica, negli sguardi, nei silenzi.
Fondamentali le relazioni che costellano il racconto: l’amicizia con Fleur, il rapporto tenero e struggente con la madre, l’incontro con anime affini come Juri Camisasca e Giuni Russo, fino allo storico sodalizio con Giusto Pio. Ogni figura non è mai semplice contorno, ma parte di un disegno più grande, di quella trama invisibile che Battiato ha sempre chiamato “cammino”. La sceneggiatura, firmata da Monica Rametta, è elegante e profondamente rispettosa. Non cerca risposte facili, ma lascia emergere domande. In questo senso, il film regala momenti di autentica commozione, come quando si affacciano le motivazioni interiori che hanno portato alla nascita di La Cura: una canzone che qui assume la forza di una preghiera laica, dedicata alla madre, e insieme a tutti coloro che affrontano l’inevitabile attraversamento del tempo e della perdita. C’è un velo di tristezza che accompagna la visione, ed è una tristezza necessaria.
Perché Il lungo viaggio ci ricorda che ogni esistenza è segnata dall’attraversamento del “bardo”, dalla separazione dalle persone più care. Eppure Battiato, con la sua arte, sfida il declino naturale della vita, elevandolo a sublimazione. La musica diventa atto d’amore, gesto di resistenza all’oblio, tentativo umano di rendere immortale chi ci ha dato la vita.
Arrivato nelle sale come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio 2026 grazie a Nexo Studios, il film – coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures – si impone come il primo vero racconto cinematografico capace di celebrare la vita e le passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana senza tradirne l’essenza. Il lungo viaggio è un racconto intimo e visionario, in cui la musica – arricchita dalle composizioni originali di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore – diventa il linguaggio di una tensione costante verso il trascendente, oltre ogni forma di celebrità. Si esce dalla sala con gratitudine. E con la sensazione, rara e preziosa, di essersi riconosciuti in quel cammino.
Perché, in fondo, il viaggio di Franco Battiato è anche il nostro.
@danieleimperiale