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Combustione illecita di rifiuti, la Cassazione: “si configura autonomamente”

ROMA – La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito un principio rilevante in materia di reati ambientali, affermando che, ai fini della configurabilità del delitto di combustione illecita di rifiuti, previsto dall’articolo 256-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, non è necessaria la preventiva contestazione delle contravvenzioni di abbandono o di deposito incontrollato dei rifiuti.

Secondo la Suprema Corte, ciò che rileva è esclusivamente che la condotta abbia ad oggetto rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, a prescindere dall’avvenuta o meno contestazione delle relative violazioni amministrative o contravvenzionali. Il reato di combustione illecita, dunque, si configura autonomamente quando viene accertata la distruzione mediante fuoco di rifiuti che si trovino in una condizione di abbandono o deposito non autorizzato.

La pronuncia fornisce un’interpretazione che rafforza l’efficacia dell’azione repressiva in materia ambientale, evitando che la punibilità del delitto sia subordinata a passaggi formali preliminari. Un orientamento che si inserisce nel solco di una giurisprudenza sempre più attenta alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

La decisione assume particolare rilievo per le attività di controllo e per l’azione delle procure, chiamate a contrastare fenomeni di smaltimento illecito dei rifiuti e roghi illegali, spesso legati a contesti di degrado ambientale e criminalità diffusa.