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San Silvestro all’Aquila: storia, arte e rinascita di un gioiello medievale

L’AQUILA — Su una scalinata che domina piazza San Silvestro, nel cuore del quarto di Santa Maria, sorge una delle chiese più affascinanti e meno conosciute dell’Aquila: la Chiesa di San Silvestro. Le sue pietre narrano una storia millenaria, segnata dalla devozione popolare, dagli eventi sismici, dagli splendori artistici rinascimentali e da recenti processi di recupero e valorizzazione.

Le Origini Medievali e le Fondazioni

L’edificio sacro ha origini antiche: la sua costruzione, nel quattrocento o già nel trecento, si deve agli abitanti del vicino castello di Collebrincioni, una delle comunità che — insieme ad altri centri fortificati — parteciparono alla fondazione della città dell’Aquila nel XIII secolo. La chiesa sorge su preesistenze di epoca precedente e, in origine, si innestava direttamente sulle mura urbiche medievali, di cui resta il ricordo nel torrione visibile sul fianco sinistro dell’edificio.

La data esatta della fabbrica medievale è ancora oggetto di studio: mentre alcuni studiosi ritengono che l’impianto attuale impieghi corpi murari del XII secolo, altri la data alla metà del Trecento dopo i terremoti del 1315 e del 1349 che alterarono profondamente il tessuto urbano aquilano.

Un Crocevia di Arte e Potere: La Famiglia Branconio

Il Rinascimento vide San Silvestro protagonista di una nuova stagione artistica: tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo la chiesa fu fortemente influenzata dalla famiglia Branconio, nobili locali in ascesa sociale. I Branconio, profondamente legati alla corte di Roma, commissionarono opere di rilievo e promuovvero la costruzione di una cappella di famiglia all’interno dell’edificio.

Proprio a questa cappella era destinata la celebre “Visitazione” di Raffaello Sanzio, commissionata intorno al 1517 da Giovanni Battista Branconio come dono al padre Marino: un’opera di altissimo valore che purtroppo lasciò l’Aquila già nel 1655 e oggi è conservata al Museo del Prado di Madrid.

La famiglia contribuì anche alla decorazione della cappella con opere di Giulio Cesare Bedeschini e all’arricchimento del patrimonio pittorico con interventi di artisti come Francesco da Montereale.

Arte, Architettura e Tesori Perduti

Architettonicamente, San Silvestro è un edificio di tradizione basilicale: tre navate scandite da archi ogivali conducono lo sguardo verso l’abside, mentre il rosone sulla facciata — con i suoi sei metri di diametro — è tra i più grandi della città aquilana e simbolo della sua immagine gotica.

All’interno, restano frammenti significativi di un ciclo di affreschi medievali attribuiti al “Maestro di Beffi”, scoperti nel 1946 e oggetto di studi per il loro valore iconografico e artistico.

Terremoti, Restauri e Rinascita

La storia di San Silvestro è stata devastata dai sismi che hanno colpito l’Aquila nel corso dei secoli, dal Trecento fino al grande terremoto del 6 aprile 2009, che causò gravi danni strutturali alla chiesa, alla facciata, al campanile e alla cappella Branconio.

Dopo anni di restauri complessi e delicati, l’edificio è stato restituito alla città e al culto nel 2019 in una cerimonia solenne che ha segnato un momento simbolico nella ricostruzione del centro storico. I lavori hanno riguardato il consolidamento dei pilastri, il ri-ancoraggio della facciata e il recupero degli affreschi, con tecniche all’avanguardia nel restauro conservativo.

Un Simbolo di Memoria e Identità Cittadina

Oggi San Silvestro non è solo un luogo di culto, ma un emblema della capacità di riconquistare la bellezza dopo la distruzione. Le sue pietre, le tracce degli affreschi, il grande rosone e la memoria delle opere che un tempo ospitava raccontano una città che, tra sfide e rinascite, continua a custodire e valorizzare il proprio patrimonio culturale e spirituale.