EDITORIALE – Alla fine di Subiaco capitale italiana del libro possiamo fare un bilancio.
Ed il bilancio non è per nulla edificante. Parafrasando un famoso film possiamo dire : un anno vissuto …inutilmente.
Inutilmente per l’obiettivo per cui era stato scelto Subiaco , inutilmente per il programma – si fa per dire – che è stato portato avanti , inutilmente soprattutto per Subiaco che non ha avuto alcun riscontro turistico e di immagine.
Abbiamo assistito ad una sequenza di eventi inutili – quando è andata bene – assieme ad altri assolutamente improbabili.
Nessun convegno di calibro internazionale – eppure c’erano tutte le condizioni , ad esempio , per parlare del ruolo innovatore e non oscurantista che ha avuto l’ Alto Medioevo.
Potevano essere invitati i continuatori della scuola francese di Jacques Le Goff .
Così come poteva essere approfondito il ruolo precursore del monachesimo nella successiva rivoluzione rappresentata dalla riforma protestante.
Nulla di tutto questo se non una serie di appuntamenti , per la gran parte gestiti dalla Chiesa con al centro temi marginali rispetto a quella che è la realtà del libro nel 2025.
Si è arrivati a fare anche un convegno su Satana , figura certo centrale molti ma molti anni fa , ma francamente si poteva anche provare a trovare qualcosa di nuovo.
Sono passati centinaia di anni e da allora diciamo che qualcosa è avvenuto in campo culturale : la letteratura francese del 700 , la psicanalisi , l’esistenzialismo , la stesura dei testi più importanti del costituzionalismo moderno.
Temi che forse non avrebbero incontrato i favori di…Satana ma che hanno caratterizzato il cammino dell’umanità.
Nulla di tutto questo .
Accanto presentazioni di libri che , con il massimo rispetto per gli autori , non hanno lasciato certo traccia nell’economia della manifestazione.
Una caratteristica però dobbiamo metterla in evidenza : avete messo l’accento più che sul libro in generale su Subiaco.
È sembrato infatti che quello che contava fosse parlare di Subiaco , della sua storia e delle sue tradizioni.
Intenti lodevoli che però non credo avessero molto a che fare con lo spirito con cui un luogo viene designato “Capitale italiana del libro.”
Capisco la sensibilità per le tradizioni ma arrivare a pubblicizzare Monte Livata montagna di Roma nell’ambito della capitale italiana del libro penso che sia stata una forzatura soprattutto finanziaria accanto alle tante forzature finanziarie di tante altre sponsorizzazioni.
Il risultato ? Un autentico mistero ma soprattutto nessun riscontro dal punto di vista turistico.
Un’occasione irripetibile di cui i cittadini di Subiaco non ricorderanno nulla.
Già perché l’altro aspetto di cui bisogna parlare è che la popolazione si è sentita del tutto estranea all’evento .
Lo ha vissuto – è una parola grossa – come qualcosa di veramente lontano.
Ma soprattutto su cosa è il libro e tutto quello che gli ruota attorno oggi non è stato affrontato nulla.
Penso al ruolo ormai centrale dell’intelligenza artificiale , alla multimedialità con cui si informano i giovani e che ha messo proprio in crisi la funzione del libro.
Ci si informa e ci si accultura diversamente .
Qualcuno ha pensato a tutto questo ? C’è un fior fiore di esperti in Italia che potevano fare capire cosa sta succedendo e dove sta andando la cultura in questo paese.
Nulla è stato fatto sul ruolo dei social così come sul tema centrale del modo come ci si avvicina alla fonte della notizie.
Si parla tanto di fake e d’altra parte rappresentano uno dei nodi cruciali del mondo moderno ma anche qui tutto è rimasto lettera morta.
Certo , abbiamo appreso qualcosa di più su Satana dimenticando che forse il Diavolo oggi si nasconde altrove.”