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Artù non è solo il mio cane, ma la prova che ci sono ancora

La storia di Linda ed il suo Maltipoo

Buon pomeriggio a tutti, oggi la rubrica Love Puppies vi trascina dentro una storia intima e delicata dove la presenza di un Maltipoo è riuscita a creare un varco in rapporti umani che difficilmente si aggiustano da soli.

Correva l’anno 2021.
Ero stanca di sentirmi smarrita, di portare addosso una solitudine che faceva rumore anche nel silenzio. Avevo la sensazione che la mia vita fosse ferma, come un treno rimasto su un binario morto, senza partenze né arrivi. Non vedevo orizzonti, solo nebbia.
Il mio corpo, fedele custode di ciò che non sapevo dire, parlava per me: si assottigliava, si svuotava, perdeva pezzi. Ero sottopeso, i capelli cadevano come foglie fuori stagione. Stavo scomparendo piano.
Poi ho scelto di prendere un cane.
Pensavo che amare qualcun altro mi avrebbe salvata, che prendermi cura di una vita fragile potesse dare un senso alla mia. Non sapevo ancora che, prima di tutto, avrei dovuto imparare a prendermi cura di me stessa, della bambina che avevo lasciato indietro, in attesa.
Artù è arrivato così.
Senza fare rumore, come fanno le cose destinate a restare.
Un Maltipoo dagli occhi grandi, dolci e guardinghi, capace di fidarsi piano, ma di amare senza riserve. Con lui è cominciata una trasformazione lenta, impercettibile, eppure radicale. Come l’alba: non ti accorgi del momento esatto in cui arriva, ma quando la vedi sai che qualcosa è cambiato per sempre.
Artù mi ha insegnato ad essere madre.
Io che figli non riesco ad averne, ho scoperto tra le mie mani una forma nuova di maternità, fatta di attese, di cure silenziose, di notti in cui basta una presenza per sentirsi meno soli. Mi ha insegnato la responsabilità dell’amore quotidiano, quello che non chiede nulla in cambio se non di esserci.
È stato con me nei giorni più difficili.
Ha asciugato le mie lacrime con la lingua, come se volesse cancellarle una ad una. Ha accolto i miei entusiasmi scodinzolando, come se la mia felicità fosse anche la sua. Mi ha amata nei miei silenzi, nei crolli, nei miei tentativi maldestri di rimettermi insieme.
A pensarci meglio ha fatto anche di più.
Ha sciolto nodi antichi aprendo crepe luminose nel cuore dei miei genitori, ruvidi e riservati, costretti a occuparsi di lui per via dei miei turni di lavoro. Ho visto i miei genitori ritrovarsi ad amare senza accorgersene.
Artù è diventato il ponte di un amore che c’era da sempre ma non aveva mai trovato il coraggio di varcare la soglia.
Oggi il mio cucciolo ha quattro anni e sei mesi.
Solo pensare di perderlo mi fa mancare l’aria. Mi stringe il petto di un dolore anticipato, feroce. Non riesco a immaginare un domani in cui lui non ci sia. Artù non è “solo” un cane. È il mio rifugio, il mio ritorno, la prova che sono sopravvissuta.
Un cane insegna l’arte della tenerezza, della cura, dell’impegno, della dedizione.
Insegna che l’amore non ha bisogno di promesse eterne per essere infinito.
E se oggi so guardarmi con più gentilezza, è perché un piccolo cuore che batte accanto al mio mi ha insegnato che anche chi si sente perso può ritrovarsi.
Basta qualcuno che ti aspetti.
Basta qualcuno che ti scelga, qualcuno che semplicemente ci sia ogni giorno.