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162 anni fa l’incendio di Camerata Vecchia: su Rai due raccontata la storia del luogo del silenzio

Camerata Nuova – Federico Quaranta ha ripercorso in lungo ed in largo l’incendio di Camerata Vecchia durante la trasmissione del documentario “Il provinciale” andato in onda nel pomeriggio odierno. La catarsi del paesaggio, una sorta di purificazione, così il conduttore ha definito le antiche rovine di Camerata Vecchia. Un viaggio nel passato che ha permesso di rievocare un fatto storico di grande interesse legato ai confini dell’allora Stato Pontificio con il regno delle due Sicilie. E la trasmissione è andata in onda proprio in concomitanza con il mesto anniversario: l’incendio avvenne esattamente centosassantadue anni fa.

Il conduttore ha rievocato la vita quotidiana del borgo di Camerata Vecchia con uno stile narrativo di grande effetto, e quel tragico evento: l’incendio destinato a cambiare in maniera definitiva la storia della Valle Aniene e della comunità di Camerata Vecchia.

Le nonne, i pastori, i bambini, la Chiesa, quella vita improvvisamente spezzata di cui ora restano solo rovine immerse nella natura incontaminata dei boschi.

LA STORIA:

Era come oggi: il 9 gennaio del 1859 appena dopo l’ora di pranzo che un incendio distrusse una intero borgo. Stando ai racconti la storia narra che  dalla canna fumaria del camino della casa di Simone Pelosi, abitata in quel periodo dalla famiglia di Antonio Galeri, uscirono alcune scintille di fuoco. Le stesset rasportate da un forte vento che soffiava da Cappadocia,  raggiunsero il tetto in legno delle abitazioni vicine, provocando i primi focolai dell’incendio.

In poco tempo il fuoco, spinto dal forte vento, si propagò per i paese, ed a poco valsero i tentativi degli abitanti di Camerata e dei Militari della locale gendarmeria di domare le fiamme.
L’acqua a Camerata Vecchia proveniva da quella piovana, e veniva conservata in cisterne in pietra presenti sotto le case; possiamo quindi immaginare la difficoltà ad utilizzare l’acqua per tentare di spegnere le fiamme. Il bilancio della tragedia fu di 6 morti e molti feriti, ma la cosa peggiore fu la distruzione del paese. Molti trovarono rifugio presso la chiesa della Madonna delle Grazie, la quale trovandosi alcune centinaia di metri fuori il paese fu salvata dalla rovina; per molto tempo questa chiesa fu l’unico tetto per molti cameratani.
Ma  un’altra storia che si racconta è legata alla politica  dell’epoca. Questi posti sono stati, durante il periodo del regno temporale della chiesa di Roma, territori di confine con tutti i problemi connessi. Vicino c’era il Regno delle due Sicilie e si era agli albori della proclamazione del il regno d’Italia (1860); si racconta che sicari dei borboni organizzarono l’incendio contro il papato per motivi non ancora noti.

I ruderi di Camerata Vecchia sorgono ora su una rupe calcarea posta al margine più orientale di un lungo costone la cui parte sommitale coincide con il Monte Camposecco. Questa elevazione è una delle più occidentali del gruppo dei Monti Simbruini dove questi si fondono con i vicini Carseolani del versante abruzzese.