Piani di Prevenzione per calamità naturali attuati nella Valle dell’Aniene: la parola a Piero Moscardini

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E’ importante non spegnere i riflettori sul tema della Prevenzione riguardo le calamità naturali di cui il nostro Paese può annoverare, purtroppo, una lunga lista di episodi.

Per trattare il tema in maniera approfondita e per aprire vari ambiti di riflessione, abbiamo incontrato Piero Moscardini, esperienza ultra quarantennale nell’ambito del soccorso e in materia di protezione civile, occupato anche in attività di disaster management ai vertici del Dipartimento nazionale di Protezione Civile in Italia e più volte operante all’estero.

Moscardini ci spiega in maniera dettagliata le problematiche del nostro territorio nazionale, concentrandosi poi sulla  la situazione della Valle dell’Aniene nella gestione della prevenzione soprattutto in seguito alla scelta della Regione Lazio nell’incentivare i Comuni alla realizzazione del PEC (Piano di Emergenza Comunale).

  • Come ritiene l’attuale scenario che si sta delineando nella nostra penisola, ma in modo specifico nella regione Lazio in materia di prevenzione?

 Dobbiamo essere consapevoli che nel nostro territorio, nessun luogo è più esente da rischi, vecchi o nuovi. Non siamo stati capaci di ricordare la saggezza dei vecchi, dell’esperienza di chi aveva abitato le nostre case e lavorato la terra prima di noi, e così:

  • abbiamo voluto urbanizzarci,
  • abbiamo visto svuotare borghi e paesi, lasciando campi e campagne commettendo errori nella creazione di industrie,
  • abbiamo impiantato fabbriche,
  • abbiamo prodotto e consumato a ritmi sempre più accelerati il territorio,
  • abbiamo costruito dappertutto, usato sempre più mattoni e cemento per fare villette, quartieri e cantieri ovunque vi fosse spazio anche solo sufficiente, in una sorta di “intolleranza oltre misura”, sottraendosi il più delle volte ad ogni analisi di rischio territorialmente presente.

In circa cinquanta anni, siamo divenuti uno dei paesi più industrializzati al mondo, di certo raggiungendo  benessere, ricchezza e miglioramento delle condizioni di salute e qualità della vita inattendibili per i nostri vecchi,  ma allo stesso tempo, riducendo ad un ecosistema quasi insopportabile il nostro ambiente. Questi segni, sono certamente visibili sui nostri territori, e questa è la conferma indelebile che permarrà sul “passato splendore di talune aree del nostro territorio”. Attraverso quel benessere, sono chiaramente cresciuti i rischi industriali, spesso fuori dal controllo, e di conseguenza l’avanzamento di nuove tecnologie ha sparpagliato in vaste aree del territorio siti scelti per lo stoccaggio e/o lo smaltimento di essenze chimiche inquinanti e pericolose; con gli stessi criteri sono aumentati i problemi che vengono certamente causati dalla grande quantità di metri cubi edificati un poco ovunque, costruiti senza mai aver analizzato il territorio ed in rischi preesistenti; in alcuni casi  acutizzati  dall’abbandono di aree di montagna e di collina.

  1. Abbiamo costruito in zone sismiche, in aree e territori che erano paludi, nell’alveo di fiumi, sulle coste di rilievi da sempre franosi.
  2. Abbiamo usato tecnologie pesanti, adatte ad altri territori meno densi di rischi, per risparmiare tempo, lavoro e materiali.
  3. Non siamo riusciti in “questo benessere” a mantenere, un equilibrio accettabile tra natura e l’ambiente, nonostante la crescita di sensibilità e di consapevolezza promossa sia da movimenti politici ambientalisti che da associazioni, facendo tesoro di norme e legislazione dettata da un Ministero istituito però solo nel 1982.

Questo è l’inquietante contesto in cui dovrà agire l’intero sistema di Protezione Civile Nazionale   e Regionale, e con molteplici complessità quello locale. La attuale legislazione prevede un sistema di protezione civile inteso come un complesso organico di tutte le strutture dello Stato preordinate all’assolvimento di una funzione unitaria.

  • Cosa è cambiato negli ultimi anni rispetto all’approccio del passato sulle emergenze?

Con la Legge 225/1992 si è sviluppata una “nuova mentalità” in questo ambito, a seguito della quale la protezione civile viene vista sia in un’ottica di struttura essenziale per la gestione dei soccorsi in un’emergenza ma anche (e soprattutto) quale sistema interdisciplinare fondamentale su cui basare l’opera previsionale e preventiva.

Le ” ATTIVITA’ ” di protezione civile sono chiaramente individuate dall’art. 3 di quella che si può definire la “legge fondamentale” su cui l’intero sistema nazionale si basa, cioè la Legge 24 febbraio 1992 n. 225. Il suddetto articolo, al primo comma, riporta testualmente: “Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l’emergenza connessa agli eventi di cui all’articolo 2″.

A questo proposito è essenziale rilevare come la protezione civile nel nostro Paese, nel corso degli anni, sia stata quasi sempre inquadrata quale specifica e puntuale opera di soccorso alle popolazioni colpite da disastri. Interventi quindi esclusivamente successivi rispetto agli eventi. Progressivamente con il passare degli anni, si è certamente perfezionata la capacità di fare sistema di lavorare in rete e si è diffusa a ogni livello il principio che ciascuno, per conseguire seri risultati nella propria Organizzazione o Ente pubblico o privato, deve conoscere e poter operare in stretta sintonia con tutti gli altri soggetti del sistema di Protezione civile.

Quella legge che ha dato un contributo eccezionale nel trasformare il sistema della Protezione civile del paese come rete unica di previsione è venuto dalle attività che sono state indirizzate su tre fronti:

  1. previsione
  2. prevenzione
  3. soccorso

Per quanto attiene la parte riguardante il Servizio di Protezione civile nella nostra Regione, vorrei precisare che il Consiglio Regionale del Lazio, ha elaborato, votato e pubblicato una nuova legge riguardante questa materia, solo da due anni. In relazione a ciò, ha formalizzato la istituzione di una Agenzia nell’ambito della struttura regionale interamente destinata ad assicurare il Servizio di Protezione civile in modo equanime nell’intera regione. Molto arduo e difficile sarà il lavoro che spetterà sia ai vertici dell’Agenzia, che a quelli politici regionali. Riuscire dapprima a mettere a regime e far ordine, in un sistema che è andato per oltre venti anni avanti a stento e sempre avversato da “singhiozzi politici”; anche in considerazione del susseguirsi della alternanza politica quinquennale ed in assenza di legge appropriata, sistema che vedeva cambiamenti e strategie dovute a visioni e strategie diverse impostate da Direttori Generali e di Assessori alternatisi.

Questi fattori certamente hanno procurato ritardi ed incongruenze in virtù della “assenza di una legge organica”.

Sarà certamente faticoso ed impegnativo il lavoro da svolgere, ma in relazione a ciò si potrebbe    finalmente avviare e realizzare in “ambiti territoriali in relazione ai rischi omogenei” una effettiva e puntuale analisi di pianificazione sugli stessi individuando le priorità, le necessità reali, le risorse presenti, sia tecniche che umane.

 

  • Come considera la “corsa” alla realizzazione dei piani di emergenza da parte dei Sindaci del Lazio ed in modo particolare di quelli della valle dell’Aniene?

 

Con la stesura di Piani comunali di protezione civile sarà consentito di valutare il numero presumibile delle persone che possono essere coinvolte da eventi calamitosi. Quindi le prime misure di prevenzione da attuare saranno: i danni ipotizzabili, l’ individuazione delle aree sicure o siti da sgomberare, i possibili danni alle persone.

La Regione Lazio ha impegnato una considerevole somma di denaro per la realizzazione di piani comunali e/o intercomunali. La politica regionale, ha indubbiamente lanciato una reale cintura di salvataggio a tutti gli Amministratori del Lazio: quindi finalmente l’attuazione di una reale pianificazione di livello comunale, con una struttura regionale, avrà più consapevolezza sulle conoscenze e sulle conseguenze di un possibile evento negativo sulle strutture, i siti dei comuni laziali  e sulle popolazioni “di margine”, ma allo stesso tempo, una popolazione e la politica locale più responsabile e cosciente; tenuto conto che sono i Sindaci l’unica Autorità responsabile di Protezione civile e gli unici perseguibili, giuridicamente parlando,  sia in termini di pianificazione ,di soccorso e di assistenza delle popolazioni.

 

  • Facendo un focus sullo stato attuale della protezione civile nella Valle dell’Aniene e ponendo l’attenzione sul volontariato, si può ritenere soddisfacente lo stato di preparazione e di organizzazione tra le varie strutture presenti sul territorio?

 

Non conoscendo perfettamente l’attuale situazione, mi permetto di suggerire quello che si può fare per adeguare e/o eventualmente per migliorare < se necessario>, il sistema territoriale alla luce delle esigenze ma anche delle responsabilità che sono ora individuate per i Sindaci vista la recente redazione dei Piani comunali di P.Civile e la loro approvazione nei rispettivi Consigli Comunali.

E’giunto il momento di realizzare (attraverso enti, organizzazioni o strutture specialistiche un realistico sistema coordinato di interventi di INFORMAZIONE e FORMAZIONE), in cui siano resi possibili “progetti mirati” al raggiungimento di una specifica e profonda competenza tecnico operativa ed amministrativa, anche da parte degli operatori comunali, con un attento riguardo specialmente al Volontariato che opera nei comuni.

Il raggiungimento di questi obiettivi potrà mettere intanto i comuni ricadenti nell’area, alla pari con altri che hanno da tempo in altre realtà regionali, avviato questi processi.

Dalla realizzazione degli obiettivi esposti, può nascere un sistema virtuoso di relazioni tra professionalità e solidarietà intercomunale. Una tale interazione tra soggetti e comuni diversi, può rappresentare una nuova frontiera anche nel panorama regionale di protezione civile, oltre che una risorsa preziosissima a disposizione delle comunità della Valle dell’Aniene.

Un settore in pieno e continuo movimento quello della prevenzione dei territori dalle calamità naturali, verso il quale fortunatamente è cresciuta sia l’attenzione delle Istituzioni che della società civile. Ma è fondamentale tenere sempre alta l’attenzione e ricorrere alla guida e all’opinione di esperti come Piero Moscardini, che incontreremo nuovamente per approfondire altri aspetti sul tema.

 

 

 

Scritto da il Mag 2 2017. Registrato sotto Flash Live, Live. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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