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Vermicino, 45 anni fa la tragedia di Alfredino Rampi che cambiò l’Italia e diede impulso alla Protezione Civile

Ci sono vicende che segnano per sempre la memoria collettiva di un Paese. Una di queste è senza dubbio la tragedia di Alfredo “Alfredino” Rampi, il bambino di sei anni che il 10 giugno 1981 cadde in un pozzo artesiano nelle campagne di Vermicino, alle porte di Roma. Per quasi tre giorni l’Italia intera rimase con il fiato sospeso seguendo i disperati tentativi di salvataggio, trasmessi in diretta televisiva e destinati a entrare nella storia del Paese.

Il piccolo precipitò in un pozzo profondo circa 80 metri e rimase bloccato a oltre 50 metri di profondità. Sul posto arrivarono vigili del fuoco, tecnici, speleologi, volontari e soccorritori provenienti da tutta Italia. Furono tentate diverse operazioni di recupero, compreso lo scavo di un cunicolo parallelo e la discesa di volontari nel pozzo, ma ogni tentativo si rivelò purtroppo vano. Alfredino morì nella notte tra il 12 e il 13 giugno, mentre milioni di italiani seguivano con speranza e angoscia l’evolversi della vicenda.

La tragedia ebbe un impatto enorme sull’opinione pubblica. Per la prima volta un evento di cronaca venne seguito in diretta televisiva per ore da milioni di persone, dando origine a quello che molti definirono successivamente il fenomeno della “tv del dolore”. A Vermicino arrivò anche il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che rimase accanto alla famiglia Rampi durante gli ultimi tentativi di soccorso.

Ma da quella tragedia nacque anche una profonda riflessione sulle carenze del sistema italiano di gestione delle emergenze. La mancanza di coordinamento tra le diverse strutture impegnate nei soccorsi, l’assenza di protocolli condivisi e di una cabina di regia unica misero in evidenza la necessità di una riforma dell’intero sistema. Proprio Vermicino, insieme ad altre emergenze nazionali come il terremoto dell’Irpinia del 1980, contribuì ad accelerare il percorso che portò alla nascita del moderno sistema di Protezione Civile italiana. Già nel 1982 vennero istituiti il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la figura del ministro per il Coordinamento della Protezione Civile, affidata a Giuseppe Zamberletti.

A quarantacinque anni di distanza, il nome di Alfredino continua a rappresentare un simbolo di dolore, ma anche il punto di partenza di un cambiamento fondamentale per il Paese. Da quella drammatica esperienza nacque infatti una nuova consapevolezza sulla gestione delle emergenze e sulla necessità di costruire un sistema organizzato capace di intervenire rapidamente in caso di calamità e situazioni di crisi. Un’eredità che ancora oggi vive nell’operato quotidiano della Protezione Civile e dei suoi volontari, impegnati a tutela delle comunità italiane.