Subiaco: la Prima Edizione del Premio inviato di Pace incorona il giornalista Daniele Rocchi
In un mondo in cui non si fa altro che promuovere la guerra, c’è ancora qualcuno che si batte per la sensibilizzazione sul tema della Pace.
Sabato alle ore 17.30 il Teatro Narzio era gremito di persone che hanno partecipato alla I Edizione del Premio ‘Inviato di Pace’ istituito dal Tavolo per la Pace di Subiaco e patrocinato dallo stesso comune.
L’evento è stato aperto dal Filologo Gennaro Lopez, ex senatore della Repubblica Italiana presentando al pubblico due videoclip di personaggi che non hanno potuto essere presenti all’evento. Il primo di Roberto Morassut parlamentare e vice presidente della Fondazione Giacomo Matteotti, il quale pone subito l’attenzione sull’importanza di promuovere la pace -Ci stiamo abituando che la guerra e la morte facciano parte del quotidiano e di quanto dannosa sia questa percezione per la società-conclude. L’Ex Presidente della Provincia di Roma Maria Antonietta Sartori spende importanti parole sulla solidarietà verso i più deboli, sull’importanza dell’accoglienza e sul sostegno di tutti senza discriminazioni.
Gennaro Lopez apre il suo discorso esponendo il lavoro svolto dai giornalisti inviati di guerra. Parla dell’importanza che hanno nel riferire notizie quanto più veritiere, del loro compito principale che è quello di informare attraverso parole, immagini e videoclip situazioni al limite. Evidenzia il rischio che corrono in condizioni estreme. Coglie l’occasione per menzionare in maniera doverosa una serie di inviati di guerra che hanno perso la vita nelle parti più disparate del mondo pur di svolgere al meglio il loro lavoro,dall’89 ai giorni nostri. In seguito pone l’attenzione sul differente approccio che hanno i giornalisti nel riportare le notizie e su come si cada sempre più spesso nella trappola della disinformazione.L’uso di certi toni non fanno altro che aumentare il sentimento dell’odio tra le parti trattando le vittime di guerra non più come esseri umani se non come semplici numeri che fanno notizia.
Sulla base di questi pensieri e con la ferma convinzione che il giornalista può e deve farsi anche ‘Portatorte di Pace’ attraverso il suo modo di esprimersi, l’umanità che pone nel trattare con dignità le vittime di guerra considerandole non come numeri piuttosto come esseri umani, che la tavola della Pace conferisce al giornalista Daniele Rocchi tutte queste caratteristiche assegnandogli all’unanimità il premio “inviato di pace” dell’ edizione 2026.

La targa è stata consegnata dal Sindaco di Subiaco Felice Rapone e dalla ricercatrice ed Avvocata Marianna Lunardini.
Molto sentito l’intervento del Sindaco che nel suo discorso rende evidente quanto per lui sia importante e non retorico promuovere questo tipo di eventi soprattutto in questo drammatico momento storico –Questo premio non nasce per celebrare una sterile ricorrenza piuttosto per illuminare una strada culturale da perseguire. Usciremo da questo teatro un pochino più arricchiti e non potevamo spiegare un inizio migliore per questo premio se non vedendolo conferito a Daniele Rocchi. Nel suo intenso e costante lavoro è riuscito a raccontarci le guerre con gli occhi delle vittime. Tocca le corde più profonde della nostra coscienza e ci mostra l’essenza autentica del giornalismo non nella fredda cronaca dei fatti civico calcolo delle strategie militari ma con profonda coraggiosa e empatia- conclude.
Quando la parola è stata ceduta al premiato giornalista il Teatro Narzio sembra aver traslato luogo. La sua relazione affronta il tema del racconto giornalistico della guerra a partire dalla prospettiva delle vittime, evidenziando il rischio, nell’attuale ecosistema informativo, di ridurre i conflitti a semplici notizie o a sequenze di dati, perdendo la dimensione umana della sofferenza. L’autore sottolinea come dietro ogni cifra si celino storie, volti e vite spezzate, e richiama il giornalismo alla responsabilità di restituire profondità, dignità e contesto alle narrazioni di guerra.
Attraverso esempi concreti e riferimenti a grandi reporter, viene ribadita la necessità di un’informazione fondata sull’ascolto, sull’empatia e sulla capacità di cogliere la complessità, evitando sia la spettacolarizzazione del dolore sia l’assuefazione del pubblico. La relazione evidenzia inoltre i principali rischi del sistema mediatico contemporaneo — velocità, disinformazione, polarizzazione, indifferenza — e richiama cittadini e operatori dell’informazione a un esercizio critico e responsabile.
Raccontare la guerra con gli occhi delle vittime significa non solo informare, ma contribuire a una cultura della pace, capace di riconoscere l’umanità dell’altro e di contrastare la logica della disumanizzazione. In questo senso, il giornalismo, pur non potendo fermare i conflitti, può svolgere un ruolo decisivo: impedire che le vittime diventino invisibili e custodirne la memoria.
Daniele Rocchi non conclude il suo discorso senza dimostrare per l’ennesima volta quanto sia meritevole dello stesso. Fa partire una videoclip dove mostra al pubblico diverse persone, adulti e bambini, incrociati nei suoi viaggi di guerra. Racconta la loro storia e tutto quello che c’è dietro uno sguardo, una lacrima, un sorriso, con profondità e attenzione. Li sa vedere.Riesce a catapultare la storia dentro l’interiore dei presenti. Infine dedica il suo premio alla vita di alcune persone presenti nel videoclip spiegando quanto il loro vivere in mezzo alla desolazione, a case distrutte,senza futuro, a come vite cancellate siano invece rimaste nel profondo del suo cuore. Il Teatro Narzio è sciolto in lacrime.