SUBIACO – C’è un semplice post sui social che, più di tanti discorsi, racconta il valore dello scautismo. A scriverlo è Luigi Checchi, genitore di uno dei ragazzi rientrati dal campo estivo dell’AGESCI Subiaco I, che ha voluto rivolgere un sincero ringraziamento ai capi scout per il tempo, la passione e il servizio che ogni anno dedicano ai più giovani.
«Tra uniformi da lavare e sacchi a pelo stesi – scrive – nelle orecchie risuona ancora l’eco dei canti e delle risate. Mentre i nostri lupetti riposano, il nostro pensiero più sincero va a voi, Capi Scout».
Parole semplici, ma capaci di descrivere il senso più autentico dello scautismo: un servizio completamente gratuito, svolto da giovani e adulti che scelgono di dedicare il proprio tempo libero all’educazione delle nuove generazioni.
«Il vostro è un servizio del tutto volontario: ore sottratte al riposo, allo studio, al lavoro e alle vostre famiglie per donarle ai nostri figli», prosegue il messaggio, nel quale viene riconosciuto il ruolo educativo dei capi scout nel trasmettere valori come autonomia, rispetto della natura, fratellanza, responsabilità e spirito di squadra.
Ma il ringraziamento di un genitore diventa anche l’occasione per ricordare quanto profonde siano le radici dello scautismo nella città benedettina.
Pochi sanno, infatti, che Subiaco è una delle culle dello scoutismo italiano. Il primo gruppo scout cittadino nacque ufficialmente nel 1920, rendendo il Subiaco I uno dei gruppi più antichi d’Italia. Già allora il movimento era presente con l’ASCI, l’Associazione Scout Cattolici Italiani, guidata da don Mariano, come testimonia una cronaca pubblicata nello stesso anno sulla rivista Lo Scout Italiano.
La storia del gruppo si intreccia con quella del Paese. Durante il regime fascista, nel 1929, lo scoutismo venne sciolto perché ritenuto incompatibile con l’educazione imposta dal regime. A Subiaco, come in molte altre città italiane, diversi scout continuarono però a vivere clandestinamente i valori del movimento, rischiando anche gravi conseguenze pur di non rinunciare alla promessa scout.
Dopo la guerra il gruppo tornò progressivamente a rinascere. Negli anni Cinquanta nacque il caratteristico fazzolettone rosso bordato di blu, ancora oggi simbolo degli scout sublacensi, mentre negli anni Sessanta si consolidò il gruppo ASCI e vide la luce anche l’AGI, l’Associazione Guide Italiane, grazie all’iniziativa di giovani donne come Maria Pelliccia, Franca Iovino, Maria Nanni, Santa Appodia, Giovanna Piratoni e Maria Ciolli, protagoniste dell’avvio dello scautismo femminile a Subiaco.
La svolta arrivò nel 1974, quando a livello nazionale ASCI e AGI si unirono dando vita all’AGESCI. A Subiaco il nuovo gruppo nacque ufficialmente nel 1975, grazie all’impegno di Giannina e Santina Appodia, Carlo Catarinozzi e Carla Checchi, con il primo campo estivo organizzato a Comunacque.
Negli anni successivi il gruppo trovò la propria sede nei locali sottostanti la chiesa di Sant’Andrea. Per raggiungerli non esisteva neppure una strada: furono gli stessi scout, insieme ai genitori, a costruire la scalinata che ancora oggi conduce alla sede, divenuta nel tempo una delle più grandi e funzionali del panorama scout italiano.
Da allora migliaia di bambini, ragazzi e ragazze hanno indossato il fazzolettone del Subiaco I, vivendo esperienze di servizio, amicizia e crescita personale. Molti degli scout di oggi sono figli o nipoti degli scout di ieri, segno di una tradizione che continua a rinnovarsi di generazione in generazione.
È proprio questo il senso più profondo del messaggio di Luigi Checchi. Il suo non è soltanto un ringraziamento ai capi del campo estivo appena concluso, ma un riconoscimento a chi, da oltre un secolo, continua a portare avanti un patrimonio educativo che ha formato intere generazioni di sublacensi.
«Il vostro impegno è una risorsa inestimabile per la nostra città. Siete l’esempio vivo di una gioventù attiva, forte e ricca di valori. Potreste fare mille altre cose nel tempo libero, e invece scegliete di mettervi in gioco ogni giorno per la comunità».
Parole che richiamano uno dei principi più celebri lasciati da Baden-Powell: “Lasciate il mondo un po’ migliore di come lo avete trovato”.
Ed è forse proprio questa la sintesi più efficace della storia dello scoutismo sublacense. Una storia iniziata oltre cento anni fa e che continua ancora oggi, grazie a chi sceglie di servire gli altri con discrezione, passione e spirito di comunità, facendo sì che ogni nuova generazione possa ricevere in eredità gli stessi valori che hanno reso il Subiaco I uno dei gruppi scout più longevi e prestigiosi d’Italia.