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Pronto soccorso Az: lo sfogo della paziente in attesa 14 ore su una sedia

Avezzano. Arriva al pronto soccorso per un malore e resta su una sedia in attesa a causa dell’affollamento in pronto soccorso. E’ quanto accaduto a una donna di 68 anni, L.C., di Avezzano, che alla fine visto che avrebbe dovuto attendere almeno un altro giorno  per essere visitata dallo specialista, è stata costretta a firmare a suo rischio e pericolo e ad andare via. Per questo motivo, dopo l’odissea vissuta, ha deciso di scrivere tramite MarsicaLive una lettera aperta al direttore generale e direttore sanitario della Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila.

 

“Nella notte di sabato 30 aprile, la sottoscritta ha un malore e pressione alta. Contatta la guardia medica che, dopo aver ascoltato i sintomi, consiglia di recarsi subito al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Entro nel pre triage alle ore 2.25, dove mi viene effettuato il tampone covid.
Alle ore 03:04 di domenica 1 maggio, vengo presa in carico dal personale sanitario e ricevo le cure necessarie oltre agli accertamenti diagnostici.
Il personale medico e paramedico fa il possibile nonostante siano oberati di lavoro a causa dall’alto numero di pazienti da seguire.
Purtroppo il tutto è avvenuto mentre accusavo forti dolori e problemi di deambulazione legati a un’altra patologia.

Sono stata costretta ad attendere e a effettuare le terapie su una sedia per mancanza di letti e barelle.

I tempi si sono allungati perché anche per i controlli della pressione arteriosa era necessario l’intervento di un medico che, purtroppo, era impegnato con altri pazienti in codice rosso.

Alle  16.45, dopo 14 ore di attesa, una dottoressa mi ha dichiarato che non poteva dimettermi perché avevo bisogno di una consulenza neurologica.
Il medico neurologo, però, non c’è  il sabato e la domenica, pertanto avrei dovuto attendere fino a lunedì 2 maggio su una sedia proprio per la mancanza di lettini e barelle.

Già sofferente per un’altra patologia molto dolorosa ed estenuata, su una sedia da 14 ore, in  attesa, prevedendo che avrei dovuto aspettare  almeno altre 15 o 16 ore sulla stessa sedia,  sono stata costretta, mio malgrado, a firmare il foglio di dimissioni sotto la mia responsabilità. Su tale foglio, oltre alla firma, ho precisato le motivazioni della mia decisione. Non potevo fare altro. Spero che con questa testimonianza, i direttori della Asl capiscano a quanto disagio vengono sottoposti i cittadini bisognosi di cure e prendano i dovuti provvedimenti”