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Pereto: il Corpus Domini della tragedia

Nel giugno del 1944, a pochi giorni dal ritiro delle truppe tedesche e dall’arrivo degli Alleati, la comunità di Pereto si preparava a celebrare la festività del Corpus Domini. L’11 del mese, la popolazione si era radunata nei pressi della chiesa di San Giorgio martire con l’intento di partecipare alla processione, un rito fortemente atteso e percepito come un momento di pacificazione sociale e di ritrovata serenità dopo i difficili e duri mesi dell’occupazione. Secondo le ricostruzioni storiche e le testimonianze dell’epoca, mentre la testa del corteo, formata da donne e bambini, si era già avviata lungo le vie del paese, nei pressi del sagrato si verificò un grave alterco che avrebbe cambiato le sorti della giornata. Il servizio d’onore al Santissimo Sacramento era stato affidato, come da consuetudine, ai carabinieri della stazione locale, tra cui figurava il militare Sisto Sbaraglia. Durante l’attesa per la partenza della statua, si accese una violenta disputa verbale tra quest’ultimo e un cittadino, Agostino Balla. Il dissidio nacque verosimilmente a causa di tensioni pregresse, risalenti ai mesi precedenti in cui le forze dell’ordine, trovandosi a operare sotto il regime di occupazione, erano state coinvolte in requisizioni di immobili e derrate alimentari.

Le parole lasciarono rapidamente il posto a uno scontro fisico e, in un momento di forte e drammatica tensione, il carabiniere estrasse la propria arma di ordinanza esplodendo alcuni colpi. Due proiettili ferirono i giovani Vitaliano Fiorentini e Laurino Penna, mentre un terzo colpì mortalmente don Luigi Balla. Il giovane, di appena venticinque anni e ormai prossimo al sacerdozio, si era avvicinato al fulcro della lite nel tentativo di sedare gli animi e riportare la calma, cadendo senza vita sul colpo con indosso i paramenti sacri. La reazione dei presenti alla vista del religioso a terra fu immediata e incontrollabile. La folla, profondamente scossa dall’accaduto e dal clima di concitazione, aggredì Sbaraglia disarmandolo e percuotendolo gravemente, tanto da causarne il decesso a distanza di poche ore. I disordini si estesero in breve tempo anche alla vicina caserma dei carabinieri, dove altri militari si erano asserragliati nel timore di subire ulteriori e incontrollate violenze da parte dei manifestanti.

Per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente, fu richiesto l’intervento della polizia alleata, giunta tempestivamente dalla vicina Arsoli, la quale riuscì a disperdere i presenti, riportare l’ordine pubblico e prendere in custodia i militari rimasti all’interno dell’edificio. Nei giorni successivi, la comunità si strinse nel lutto tributando solenni funerali a don Luigi, il cui corpo era stato inizialmente composto in una vicina abitazione per poi essere trasferito nel palazzo di famiglia. La salma del carabiniere fu invece recuperata e tumulata il giorno seguente, a tumulti conclusi. La complessa vicenda giudiziaria che scaturì da questi tragici eventi si chiuse in seguito senza alcuna condanna formale, ma la cronaca di quella giornata, segnata dalla drammatica perdita di vite umane proprio alle soglie della Liberazione, è rimasta un capitolo indelebile e doloroso nella memoria storica del paese.