ORVINIO – Una giornata dedicata alla memoria, alla cultura contadina e al senso di comunità, arricchita anche da una visita davvero inaspettata: quella di Lorenzo Jovanotti Cherubini. Si è svolta con grande partecipazione a Orvinio la nuova edizione del “Farro d’Oro”, manifestazione incentrata sulla rievocazione storica della mietitura e della trebbiatura, capace di riportare nel cuore del borgo gesti, macchinari e atmosfere appartenenti alla tradizione agricola del territorio.
L’iniziativa ha saputo unire diversi momenti, dalla riscoperta degli antichi mestieri alla divulgazione culturale, passando per le attività dedicate ai bambini, la presenza di produttori e artigiani e il coinvolgimento diretto della comunità. Neppure la pioggia, arrivata durante il pomeriggio, è riuscita a fermare una manifestazione vissuta con entusiasmo dai partecipanti.
Particolarmente interessante è stato l’approfondimento dedicato a Nazareno Strampelli e Pietro Dohrn, protagonisti di una piacevole conversazione che, come ha sottolineato con ironia il Comune di Orvinio, è stata anche letteralmente “bagnata” dalla pioggia. All’incontro sono intervenuti il professor Roberto Lorenzetti e Marco Petrelli, direttore della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, offrendo al pubblico l’opportunità di approfondire pagine e personaggi di particolare interesse storico e scientifico.
La giornata è stata arricchita anche dalla mostra dedicata a Pietro Dohrn, mentre i banchi degli artigiani e dei produttori locali hanno animato la piazza continuando le proprie attività nonostante le precipitazioni.
Grande successo soprattutto tra i più piccoli per l’originale “Piscina della Cuccagna”, realizzata tra le balle di fieno e diventata uno degli elementi più divertenti e caratteristici della manifestazione.
Al centro del “Farro d’Oro” è rimasta naturalmente la rievocazione della trebbiatura, con gli antichi macchinari e con quanti continuano a custodire le conoscenze necessarie per far rivivere un lavoro che per generazioni ha scandito le estati delle comunità rurali. Non una semplice rappresentazione, dunque, ma la trasmissione di un patrimonio di gesti e saperi che appartiene alla memoria collettiva.
A rendere ancora più particolare la giornata è stata la visita a sorpresa di Lorenzo Jovanotti Cherubini, arrivato a Orvinio durante il suo viaggio in bicicletta. Il cantautore ha voluto rivolgere un caloroso saluto alla manifestazione dedicata alla trebbiatura, regalando ai presenti un momento inatteso e immediatamente diventato uno dei ricordi più curiosi dell’edizione.
Il Comune di Orvinio ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa, sottolineando come mantenere vive tradizioni di questo genere richieda la collaborazione e l’impegno di numerose persone.
I ringraziamenti dell’Amministrazione sono stati rivolti ad Anna Negri, per aver contribuito all’avvio dell’incontro culturale su Strampelli e Dohrn; a Roberto Aisa, promotore della Piscina della Cuccagna, e ai suoi collaboratori Pavel, Vincenzo e Carmelo; al professor Roberto Lorenzetti e a Marco Petrelli per il contributo culturale offerto alla manifestazione.
Un ringraziamento è stato rivolto anche a tutti gli standisti, artigiani e produttori, che hanno continuato a partecipare con entusiasmo nonostante la pioggia, ad Elisa e Gianfranco per la disponibilità a intervenire in caso di necessità, e a Mauro, Pippo, Giuseppina, Lucilla, Teresa, Alessandro, Carlo, Domenico e Mario per il supporto organizzativo.
Un riconoscimento particolare è andato infine ai ragazzi impegnati con i macchinari della trebbiatura, definiti custodi di un sapere e di un’arte antica, e a tutti i cittadini e visitatori che hanno preso parte alla giornata.
Il “Farro d’Oro” ha così raggiunto ancora una volta il suo obiettivo più importante: non limitarsi a raccontare come si viveva e si lavorava un tempo, ma trasformare quella memoria in un momento vivo di incontro tra generazioni. Tradizione, cultura, divertimento e partecipazione hanno restituito per un giorno l’atmosfera delle antiche giornate della mietitura, quando il lavoro nei campi diventava anche occasione di condivisione per un’intera comunità.