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Morti sul lavoro, 31 vittime nel Lazio e 7 in Abruzzo nei primi sette mesi del 2026

Trentuno vittime nel Lazio e sette in Abruzzo: è il bilancio degli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026. I dati emergono dall’ultima analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, aggiornata alla fine di luglio.

Le due regioni presentano tuttavia livelli di rischio differenti in rapporto al numero degli occupati. Il Lazio si colloca in zona bianca, con un’incidenza inferiore al 75 per cento della media nazionale, mentre l’Abruzzo è inserito in zona gialla, con un indice compreso tra il 75 per cento della media italiana e il valore medio nazionale.

Il Lazio figura comunque tra le regioni con il maggior numero assoluto di decessi avvenuti durante l’attività lavorativa. Con 31 vittime si colloca allo stesso livello della Toscana, preceduto da Lombardia con 66 decessi, Veneto con 44, Campania con 41, Sicilia con 35, Emilia-Romagna con 34 e Piemonte con 32. L’Abruzzo, con sette morti, si posiziona invece dopo Sardegna e prima di Umbria e Friuli-Venezia Giulia.

Il dato assoluto deve essere letto insieme all’incidenza, che indica il numero di lavoratori deceduti ogni milione di occupati e consente di confrontare territori con popolazioni lavorative differenti. A livello nazionale l’indice medio è pari a 17,8 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori.

Complessivamente, nei primi sette mesi dell’anno in Italia sono morte 595 persone: 430 durante lo svolgimento dell’attività lavorativa e 165 nel tragitto tra casa e lavoro. Rispetto allo stesso periodo del 2025 si registrano sette vittime in meno in occasione di lavoro e cinque in meno in itinere.

Una flessione che, secondo il presidente dell’Osservatorio Vega Mauro Rossato, non può essere interpretata come un segnale rassicurante. Il miglioramento osservato all’inizio del 2026 starebbe infatti progressivamente perdendo forza, mentre continuano ad aumentare le denunce di infortunio.

A fine luglio sono state presentate in Italia 368.085 denunce, con una crescita del 5,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I settori con il maggior numero di decessi in occasione di lavoro sono le costruzioni, con 76 vittime, il trasporto e magazzinaggio con 55 e le attività manifatturiere con 50.

Particolarmente esposti risultano i lavoratori con più di 65 anni, per i quali l’incidenza raggiunge 55,4 morti ogni milione di occupati. In termini assoluti, la fascia maggiormente colpita è però quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 153 vittime su 430.

Rimane inoltre molto elevato il rischio per i lavoratori stranieri. Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati 169 decessi, dei quali 121 in occasione di lavoro e 48 in itinere. L’incidenza è pari a 46,8 morti ogni milione di occupati stranieri, oltre tre volte superiore a quella rilevata tra i lavoratori italiani, ferma a 14,4.

Il quadro di Lazio e Abruzzo, pur con una diversa classificazione del rischio, conferma quindi la necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli, prestando particolare attenzione ai settori e alle categorie di lavoratori maggiormente vulnerabili.