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Marco Simone, l’incendio ferisce un prezioso bosco storico. L’ANVA: «Uno degli ultimi frammenti verdi del territorio»

GUIDONIA MONTECELIO – Non sono bruciati soltanto alberi e vegetazione. Il grave incendio divampato nel pomeriggio di sabato 8 agosto nella vallata compresa tra l’Istituto Comprensivo G. Garibaldi di via Appiano e via Percile, tra Marco Simone e Laghetto, ha interessato anche un piccolo ma prezioso frammento della storia naturale del territorio: il bosco adiacente a via Capoterra.

A ricostruirne il valore ambientale, la storia e le condizioni successive al passaggio delle fiamme è Mattia Pierucci dell’Associazione Naturalistica Valle dell’Aniene (ANVA), che in un’articolata analisi evidenzia come quel piccolo lembo verde rappresenti uno degli ultimi frammenti sopravvissuti dell’antica vegetazione del territorio.

Secondo quanto riportato nel comunicato, l’incendio ha interessato complessivamente una superficie stimata in circa sette ettari, coinvolgendo in particolare le zone di via La Maddalena, via Capoterra, via Percile, via Rocca Canterano e via Ippocrate, con le fiamme arrivate a interessare anche auto e abitazioni.

Per quanto riguarda l’origine del rogo, Pierucci riferisce le informazioni pubblicate dalla pagina Facebook “Marcosimoneonline”, secondo le quali l’incendio sarebbe partito intorno alle 17 da una balla di fieno incendiata da alcuni ragazzi. Una ricostruzione che viene dunque riportata come attribuita alla fonte e non come causa ufficialmente accertata.

La mancanza di precipitazioni e il vento di moderata intensità avrebbero quindi favorito la rapidissima propagazione delle fiamme.

Un bosco che racconta la storia di Marco Simone

È però l’analisi naturalistica dell’area a restituire la dimensione del danno.

Lungo una delle scarpate della vallata, nell’area adiacente a via Capoterra, sopravvive infatti un bosco di circa un ettaro. Piccolo nelle dimensioni, ma estremamente importante sotto il profilo ambientale e storico.

Pierucci ricorda che questo frammento boschivo è già visibile nelle immagini aeree del Volo GAI del 1954 e faceva parte di un territorio verde enormemente più vasto.

Secoli fa qui si estendeva infatti la “Macchia di Marco Simone”, compresa nell’omonima Tenuta e costituita da oltre cento ettari di territorio boschivo.

Di quell’antico paesaggio oggi sopravvivono pochissimi frammenti, prevalentemente nelle zone più impervie. Il bosco di via Capoterra è uno di questi.

Quasi 200 specie vegetali e il rarissimo storace

A rendere ancora più importante l’area è la sua biodiversità.

Secondo i dati riportati da Mattia Pierucci, nel bosco e nelle aree circostanti sono state censite quasi 200 specie vegetali, tra le quali oltre venti specie arboree e arbustive.

Vi crescono cerro, roverella, carpino orientale, acero campestre, orniello, salice bianco, pioppo nero e ligustro comune.

Ma soprattutto è stata rilevata la presenza dello Styrax officinalis, lo storace, specie protetta particolarmente rara.

Il bosco costituirebbe l’unica stazione di Styrax officinalis presente nell’intera parte più occidentale del Comune di Guidonia Montecelio e quindi, secondo l’analisi dell’ANVA, una delle stazioni più occidentali d’Italia e conseguentemente del mondo.

Nell’area crescono inoltre altre specie protette, tra le quali il pungitopo e il ciclamino selvatico.

Distrutta la “punta” del bosco

Le conseguenze più pesanti dell’incendio si sono registrate nella cosiddetta “punta” del bosco, il lembo più sottile che si estende in direzione della scuola.

«Il settore appare ora distrutto», evidenzia Pierucci.

In questa zona la presenza degli alberi era meno consistente e predominava quello che tecnicamente viene definito “mantello boschivo”, formato da specie arbustive e cespugliose come rosa di San Giovanni, rovo comune e salsapariglia.

Una vegetazione apparentemente disordinata ma in realtà preziosa, perché costituisce il confine naturale tra il bosco e il territorio circostante, protegge l’ecosistema e, nelle condizioni appropriate, ne favorisce l’espansione. I frutti estivi e le fioriture primaverili rappresentano inoltre una fonte di sostentamento per la fauna.

L’area umida e il sito riproduttivo del rospo comune

Alla base del bosco si trova anche una piccola area umida caratterizzata dalla presenza di specie ripariali, tra le quali salice bianco e pioppo nero.

È inoltre un sito riproduttivo per il rospo comune.

Da questo punto nasce il fosso che attraversa il territorio fino al Parco di Valerio per poi sfociare nel Fosso di Pratolungo.

Questa porzione risulterebbe meno danneggiata dal fuoco, anche se alcuni salici sono stati distrutti, mentre la parte centrale del bosco sarebbe quella che ha subito le conseguenze meno gravi.

Il bosco può rinascere

L’analisi dell’ANVA guarda quindi a ciò che accadrà nei prossimi anni.

Pierucci invita innanzitutto a superare la convinzione secondo cui il fuoco sarebbe necessariamente benefico per gli ecosistemi mediterranei. Alcune specie possono essere adattate al passaggio delle fiamme, ma incendi ripetuti o particolarmente violenti possono degradare profondamente l’ambiente originario, favorendo alcune specie a discapito di molte altre.

Per il bosco di via Capoterra esistono comunque prospettive di recupero.

La presenza di piante con differenti livelli di resilienza rende «piuttosto probabile» che il bosco riesca a tornare a crescere rigoglioso, anche se serviranno alcuni anni prima di recuperare il proprio aspetto originario.

Tra le conseguenze da tenere sotto osservazione c’è inoltre la possibile proliferazione di specie aliene, capaci di svilupparsi più velocemente rispetto a quelle autoctone nei terreni interessati dall’incendio.

L’ANVA: «Cosa fare ora? Niente»

È infine particolarmente significativo il messaggio con cui Pierucci affronta il tema degli interventi successivi all’incendio.

«Cosa fare ora? Niente».

Un’affermazione che potrebbe apparire paradossale ma che viene spiegata dal punto di vista naturalistico: non sarebbe necessario procedere con piantumazioni o interventi invasivi, ma consentire al bosco di avviare autonomamente il proprio processo di rigenerazione.

L’indicazione è quella di evitare di camminare nell’area, non alterare il terreno che prima dell’incendio apparteneva al bosco e continuare le lavorazioni agricole rispettando gli attuali confini dei campi.

«Tutto quello che era bosco tornerà ad essere bosco in totale autonomia», evidenzia Pierucci, indicando come necessarie soprattutto attenzione, monitoraggio e tutela.

Perché quello di via Capoterra è molto più di un piccolo appezzamento coperto di alberi.

È uno degli ultimi frammenti della natura che per secoli ha caratterizzato Marco Simone, sopravvissuto all’espansione urbana e alle trasformazioni del territorio e oggi ferito dalle fiamme.

Un piccolo polmone verde che, conclude l’analisi dell’Associazione Naturalistica Valle dell’Aniene, assume un valore ancora maggiore in un’epoca segnata dalla crescente presenza del cemento e da temperature sempre più estreme