The news is by your side.

Lazio e Abruzzo nella morsa degli incendi: dietro quasi tutti i roghi c’è la mano dell’uomo

ROMA – L’AQUILA – Boschi, montagne e aree verdi continuano a bruciare tra Lazio e Abruzzo, con una successione di incendi che, soprattutto nelle giornate caratterizzate da caldo, vento e vegetazione secca, possono rapidamente trasformarsi in emergenze di vaste proporzioni. Ma dietro il fuoco c’è un dato che deve far riflettere: gli incendi provocati esclusivamente da cause naturali rappresentano una quota estremamente ridotta del fenomeno. Nella stragrande maggioranza dei casi l’origine è riconducibile all’uomo, attraverso comportamenti dolosi oppure colposi e negligenti.

Secondo i dati richiamati dall’ISPRA, in Italia le cause naturali rappresentano infatti appena il 2% circa degli incendi, mentre il restante 98% è riconducibile a un’origine antropica.

Un dato che impone però una distinzione fondamentale. Non tutti gli incendi causati dall’uomo possono essere automaticamente definiti dolosi: una parte deriva da imprudenze, negligenze, abbruciamenti sfuggiti al controllo, mozziconi di sigaretta o altre condotte colpose. Esiste però anche il fenomeno, ben più inquietante, degli incendi deliberatamente appiccati.

Ed è proprio su questo fronte che ogni rogo sospetto deve essere oggetto di approfonditi accertamenti investigativi.

L’emergenza è particolarmente sentita anche nelle regioni di Lazio e Abruzzo, dove nelle ultime settimane si sono susseguiti numerosi incendi, alcuni dei quali hanno richiesto un imponente dispiegamento di uomini e mezzi.

Emblematico il dato della provincia di Frosinone, risultata tra le aree maggiormente colpite nel Lazio: nel solo mese di luglio sono stati registrati 47 incendi, con circa 170 ettari di territorio interessati dalle fiamme. Una situazione che ha portato i Carabinieri Forestali a richiamare anche l’attenzione sulla necessità di segnalare tempestivamente eventuali persone o veicoli sospetti nelle zone nelle quali si sviluppano i roghi.

Anche l’Abruzzo sta affrontando una stagione particolarmente impegnativa. Il Centro Funzionale regionale continua a pubblicare quotidianamente le valutazioni sul rischio incendi e, ancora nei giorni scorsi, diverse province presentavano livelli di pericolosità da tenere sotto osservazione.

Caldo intenso, siccità, vento e vegetazione secca costituiscono certamente condizioni estremamente favorevoli alla propagazione delle fiamme. Ma il caldo da solo non accende un bosco. Perché si sviluppi un incendio è necessario un innesco e, statisticamente, quello naturale rappresenta una percentuale minima.

Tra le cause naturali rientrano soprattutto i fulmini e, in circostanze molto più particolari, altri fenomeni spontanei. Tutto il resto riconduce invece direttamente o indirettamente all’attività umana.

Ed è qui che emerge la gravità del fenomeno. Un conto è l’incidente provocato da una condotta imprudente, che resta comunque potenzialmente devastante; altro è la scelta deliberata di appiccare un incendio, mettendo consapevolmente a rischio boschi, animali, abitazioni e soprattutto vite umane.

Le conseguenze non terminano con lo spegnimento delle fiamme. Un incendio di vaste proporzioni può cancellare in poche ore vegetazione cresciuta durante decenni, distruggere habitat, uccidere fauna selvatica e rendere i versanti maggiormente vulnerabili all’erosione e al dissesto idrogeologico.

A questo si aggiunge l’enorme impiego di risorse pubbliche: Vigili del Fuoco, Protezione Civile, volontari antincendio, Carabinieri Forestali, mezzi terrestri, elicotteri e Canadair vengono mobilitati per fronteggiare emergenze che molto spesso hanno avuto origine da un comportamento umano.

La situazione assume ancora maggiore rilevanza durante la settimana di Ferragosto, quando boschi, montagne e aree naturalistiche di Lazio e Abruzzo registrano una presenza molto elevata di escursionisti e turisti.

Per questo diventa fondamentale non soltanto rafforzare prevenzione e controlli, ma anche la collaborazione dei cittadini. Un’automobile ferma in modo anomalo lungo una strada di montagna, persone osservate mentre accendono fuochi o qualsiasi comportamento sospetto devono essere segnalati tempestivamente alle autorità, senza naturalmente esporsi personalmente a situazioni di pericolo.

La lotta agli incendi non può quindi limitarsi allo spegnimento. Occorre individuare gli inneschi, ricostruire le cause e, quando viene accertata una responsabilità, perseguire chi ha provocato il rogo.

Perché dietro le immagini delle montagne in fiamme non c’è sempre una fatalità della natura. I dati indicano esattamente il contrario: nella quasi totalità dei casi all’origine del fuoco c’è, volontariamente o per irresponsabilità, un comportamento umano.