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La famiglia nel bosco. La storia che ha diviso il Paese e l’ha costretto a riflettere. Intervista con Corrado Zunino giornalista e inviato di “la Repubblica”

Una famiglia sceglie il bosco come luogo di vita. Una casa tra gli alberi, l’acqua della fonte, il fuoco acceso la sera, il ritmo lento della natura e tre figli cresciuti lontano dalle consuetudini della società. Sembrerebbe una favola ma è invece l’inizio di una storia drammatica che ha scosso l’opinione pubblica.

Da questa reale vicenda nasce La famiglia del bosco (Diarkos edizoni, 2026), il libro di Corrado Zunino, giornalista e inviato di Repubblica, che ricostruisce questo fatto di cronaca attraverso testimonianze, atti giudiziari e un’indagine sul campo.

È un incidente improvviso a spezzare la quotidianità di papà Nathan, mamma Catherine e i loro tre bambini: un avvelenamento porta per la prima volta le autorità sulle tracce di quella famiglia fino ad allora lontana dagli occhi del mondo. La vita della coppia neorurale, costruita tra natura e scelte radicali, viene improvvisamente sconvolta dall’irruzione di carabinieri, assistenti sociali e del Tribunale dei minorenni. Da quel momento nulla è più come prima: la famiglia viene separata e ha inizio una controversa riflessione sul confine tra responsabilità genitoriale e responsabilità collettiva.

Con equilibrio e perizia, nel suo libro Corrado Zunino ci restituisce le coordinate per rintracciare in questa vicenda un conflitto più ampio e antico, quello tra libertà individuale e regole condivise, tra le scelte del singolo e le leggi dello Stato.

Dove finisce il diritto di un genitore di scegliere il percorso educativo dei propri figli? E dove comincia il dovere delle istituzioni di intervenire per tutelare chi non ha ancora gli strumenti per decidere autonomamente?

La vicenda raccontata da Zunino richiama interrogativi filosofici sempre attuali. Jean-Jacques Rousseau, nel riflettere sul rapporto tra uomo e società, immaginava la natura come uno spazio originario di libertà e autenticità ma allo stesso tempo riconosceva la necessità di un patto collettivo capace di organizzare la convivenza.

Anche John Stuart Mill, difendendo il principio della libertà individuale, sosteneva che l’autonomia della persona trova un limite quando può produrre un danno agli altri: ma come si definisce il danno quando a essere coinvolti sono dei bambini e le scelte dei loro genitori?

Arricchito dalla significativa prefazione dello scrittore Paolo Di Paolo, il volume La famiglia del bosco è un reportage prezioso e urgente per restituire la complessità di una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica e a sollevare domande sul rapporto tra natura, educazione, diritti e responsabilità.

Intervista con Corrado Zunino

Salve Corrado, quando ha incontrato per la prima volta la vicenda della “famiglia del bosco”, cosa le ha fatto capire che non si trattava di una semplice notizia di cronaca?

Il 21 novembre 2025, nel pomeriggio in cui, dopo alcune esitazioni della redazione, il direttore comprese che per la “Famiglia nel bosco” serviva un inviato. Tre ore di viaggio verso Palmoli attraverso le autostrade abruzzesi, e scoprii Nathan, con i suo cappello di lana, il pizzo, lo sguardo di chi non capisce perché non ci sono i suoi bambini nel giardino di casa insieme al cavallo bianco, il cane, i gatti, le galline. E la sbarra di legno del cancello in mano. Un luogo fiabesco – con un casaletto sgarrupato in pietra – e una storia di amore e dolore. C’era tutto.

Perché la storia di una famiglia che abbandona la società per vivere nel bosco ha colpito così profondamente gli Italiani?

Perché entra nelle nostre cattive coscienze, perché ognuno di noi almeno una volta nella vita ha detto “lascio tutto e vado a vivere lontano“, perché qualcuno si è accorto – nonostante Trump e i reazionari del sovranismo – che la nostra impronta su questa terra è diventata davvero non più sopportabile.

Nel dibattito pubblico si è parlato molto dei diritti dei genitori e dei doveri dello Stato, ma se provassimo a guardare la vicenda esclusivamente dal punto di vista dei bambini quale pensa sia la domanda più importante da porsi?

Stanno bene? E, soprattutto, staranno bene quando avranno 18 anni? Papà e mamma hanno dato loro tutto quello che servirà ai tre bambini per essere liberi di scegliere la vita che vorranno fare?

Non è forse proprio nei casi limite come questo che emerge il dilemma fondamentale: come difendere la libertà individuale senza rinunciare alla responsabilità collettiva?

Sì, e la risposta del paese è stata limitata, superficiale, de core: i bambini sono dei genitori. Non è così, ed è sancito da un trattato internazionale da 37 anni. Se la difesa della propria libertà non tiene conto di deficit nella crescita dei figli, allora quella libertà è solo egoismo. Ed è sempre più diffuso.

Il filosofo Michel Foucault sosteneva che le istituzioni decidono ciò che è considerato “normale” e ciò che è considerato “deviante”. Questa vicenda ci dice qualcosa sui criteri con cui lo Stato e la società contemporanea stabilisce questi confini?

Sì, e ci indica anche alcuni limiti della giustizia, della giustizia minorile, del ruolo degli assistenti sociali. Della pubblica amministrazione e della burocrazia. Ma ci dice anche che due genitori non possono pensare che la risposta ai mali del mondo sia isolarsi dal mondo.

Quale crede sia la domanda più importante che questa vicenda lascia aperta per il futuro della nostra società?

Una domanda e una risposta. Per quanto tempo ancora ci faremo del male distruggendo le risorse di madre terra? Sì, è possibile – anche più gradualmente di quanto abbiano fatto Nathan trevallion e Catherine Birmingham.

 

CORRADO ZUNINO è inviato di «Repubblica» e ha seguito i più importanti fatti nazionali e internazionali degli ultimi anni: il terremoto dell’Italia centrale, il naufragio della Costa Concordia, la strage del Bataclan a Parigi. È stato cinque volte in missione nella guerra in Ucraina. Ha coperto per quindici anni scuola e università e ha un’attenzione particolare per le storie dell’Italia di provincia. Ha scoperto, prima della magistratura, gli scandali di “Affittopoli” e “Calciopoli”. Ha scritto Preti contro (2003) e Sciacalli. Storia documentata della cricca che ha depredato l’Italia (2010).