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“La Capamarite”, il canto popolare che racconta ironia, amore e identità dell’Abruzzo

ABRUZZO – Tra i brani che hanno emozionato il pubblico della Notte dei Serpenti di Pescara c’è anche “La Capamarite”, una delle canzoni più rappresentative del repertorio popolare abruzzese. Un canto allegro, ironico e coinvolgente che, attraverso il dialetto e la musica della tradizione, continua a raccontare uno spaccato della vita contadina e delle antiche usanze matrimoniali, conservando intatto il suo fascino anche davanti alle nuove generazioni.

Riproposta con i moderni arrangiamenti del maestro Enrico Melozzi, ideatore e direttore artistico della manifestazione, “La Capamarite” ha dimostrato ancora una volta come il patrimonio musicale abruzzese possa dialogare con linguaggi contemporanei senza perdere la propria autenticità. È proprio questa la filosofia della Notte dei Serpenti: recuperare i canti della tradizione, valorizzarne il dialetto e la forza narrativa, rendendoli accessibili a un pubblico sempre più ampio.

Il titolo “Capamarite” richiama una figura tipica della tradizione popolare: la donna che si occupava di “combinare” i matrimoni, una sorta di mediatrice sentimentale capace di mettere in contatto famiglie e giovani in un’epoca in cui le unioni erano spesso il risultato di accordi più che di relazioni spontanee. Attorno a questa figura ruota un dialogo vivace tra una ragazza e la madre, nel quale la giovane chiede di essere data in sposa, mentre vengono passati in rassegna diversi pretendenti, ciascuno descritto con ironia e con riferimenti ai mestieri dell’epoca.

Sarto, muratore, calzolaio, avvocato, professore e musicista diventano così protagonisti di una divertente carrellata nella quale ogni professione viene associata, con tono scherzoso, a un piccolo difetto o a un’abitudine caratteristica. La ripetizione del ritornello e il ritmo incalzante hanno trasformato il brano in uno dei canti più riconoscibili del folklore abruzzese, spesso eseguito durante feste popolari, sagre e momenti di aggregazione.

Come molte composizioni della tradizione orale, anche “La Capamarite” non nasce dall’opera di un singolo autore, ma si è sviluppata nel corso dei secoli attraverso la trasmissione da una generazione all’altra. Ogni area dell’Abruzzo ha conservato piccole varianti nel testo e nella melodia, mantenendo però invariato il carattere festoso e popolare che ne ha decretato il successo.

La sua esecuzione alla Notte dei Serpenti assume un significato particolare. L’evento ideato da Melozzi non si limita infatti a riproporre antiche melodie, ma le trasforma in uno spettacolo capace di parlare anche al pubblico di oggi, unendo orchestra, coro, danza e sonorità moderne senza tradire lo spirito originario dei brani. È una forma di tutela del patrimonio immateriale che permette ai canti popolari di continuare a vivere e a rinnovarsi.

“La Capamarite” rappresenta così molto più di una semplice canzone. È il racconto di un’Abruzzo che custodisce con orgoglio la propria identità, fatto di dialetti, tradizioni e momenti di condivisione. Un patrimonio culturale che continua a emozionare, dimostrando come la musica popolare sappia attraversare il tempo senza perdere la propria capacità di unire le persone e raccontare la storia di un territorio.