Dopo il viaggio della speranza arriva in Italia e scopre di avere un cancro
La storia di M. Che dopo aver lottato per una vita migliore ora lotta per la sua stessa vita.
M. È un giovane profugo egiziano che ha già assaporato ampiamente il gusto amaro della vita. Scelto dalla sua famiglia di origine per avere una vita diversa ed aiutarli da lontano, sono stati spesi 5mila euro per il suo presunto “viaggio” per una vita migliore.
Si parte dal volo ILCAIRO-DUBAI.Motivazione del viaggio? Semplicemente una vacanza, perchè se hai i soldi puoi… stessa giustificazione per il volo successivo Dubai-Istanbul con un visto di 1 mese. I veri problemi iniziano qui: a detta del ragazzo una volta arrivato in Turchia viene messo in un barcone con 80 persone per 5 giorni e 5 notti e senza mangiare. Destinazione Grecia.
Qui rimane 60 giorni In un container gigante con altre persone di diversi paesi ma aventi in comune il suo stesso obiettivo: la fuga. M. non ha molta contezza del tempo che ha passato in questo container in quanto non era di certo in vacanza ed il piano non era preciso. Erano giorni di attesa e di sopravvivenza. Un solo pasto al giorno, senza potersi lavare se non una volta a settimana. A quanto pare i soldi non li aveva in mano lui ma venivano gestiti da una forza esterna, la definiremo così.
Il pasto unico giornaliero era l’unica cosa inclusa nel pacchetto, per così dire.
– Io ho preso la scabbia lì- mi comunica- perchè ti potevi lavare e cambiare solo una volta a settimana, le vedi queste macchie?- e mi indica delle parti della pelle sulle braccia- sono i segni che mi ha lasciato la scabbia-
-Quanto tempo sei rimasto in Grecia? Più o meno 60 giorni-
-Perchè tutto questo tempo? Perchè bisognava aspettare altre perone che dovevano fare il mio stesso percorso, non c’ero solo io egiziano , ma tanta altra gente ad esempio del medio oriente, eravamo tantissimi-
-Avevi paura? No io non avevo paura, forse solamente una volta quando mi hanno dato una coltellata al braccio.-Alzo lo sguardo e vedo una cicatrice di minimo sette punti. -Cosa ti è successo? Un uomo stava trattando male una donna, io la volevo solo proteggere anche perchè era con un bambino piccolo. Gli dicevo di lasciarla stare. Lui era un uomo cattivo. Ad un certo punto quell’uomo ha allontanato la donna dove non poteva vederci ed è rimasto solo con me, mi ha detto che mi dovevo fare gli affari miei, ha tirato fuori un coltello e mi ha colpito al braccio. Non potevo andare in ospedale perché ormai i documenti non avevano valore, ero clandestino, non potevo presentarmi. Dei tizi mi hanno portato da qualche parte ma non ricordo dove e mi hanno messo dei punti senza anestesia-
Come è proseguito il viaggio? Ci hanno chiamato una notte alle 4.00, molte persone sono salite su dei grandi furgoni. Abbiamo viaggiato per 12 ore senza cibo nè acqua e ci hanno portati vicino l’Albania, ma non ricordo il nome del posto. Lì siamo stati 3 giorni, abbiamo camminato a piedi e solo di notte per arrivare in Kosovo. Il tutto senza documenti e per non farci fermare dalle forze dell’ordine. Mi facevo comprare pacchetti di sigarette perchè avevo bisogno di fumare.
-Perchè pacchetti di sigarette e non cibo?- Perchè altrimenti la notte non riuscivi a stare sveglio, io fumavo solo sigarette, altre persone facevano uso anche di droghe. Non ce la fai senza, almeno le sigarette mi tenevano sveglio, dovevamo camminare senza fermarci-
-Cosa mangiavi? Tutto ciò che incontravamo lungo il cammino ad esempio frutta sugli alberi.
-Il momento più brutto che ricordi di questo percorso ? Ho rischiato la vita quando abbiamo passato il confine in Serbia. Ero senza documenti e mi hanno arrestato. Ero in prigione e lì non mi davano nemmeno da mangiare. Sono riuscito a scappare arrampicandomi su un muro ed infatti sono caduto e mi sono fatto questo taglio- mi indica delle cicatrici evidenti sul polso mal rimarginate. -Sono riuscito a prendere un autobus fino a Belgrado. Da qui a Zagabria a piedi. Poi finalmente sono arrivato in Italia ed in treno ho viaggiato da Trieste a Brescia per poi raggiungere Avellino. Qui sono stato accolto in una comunità che mi ha destinato ad Isernia. E’ un anno ormai che sono in Italia, sto prendendo il diploma alle scuole serali ed ho imparato a fare la pizza, infatti lavoro come pizzaiolo-
Il racconto del ragazzo termina qui, ma la vita non gli ha ancora sorriso purtroppo. Durante questo breve periodo in Italia ha scoperto di essere affetto da un linfoma di Burkitt.
Di questo ultimo percorso M. è gestito da tutori che lo portano all’ospedale al fine che si possa curare. Poi vengono a riprenderlo ogni volta che il ciclo di chemio termina. M. Nonostante tutto ha quasi sempre il sorriso sul volto, l’unica volta che questo è venuto meno è stato quando dolorante ha parlato di sua madre:vorrei che anche mia madre fosse qui, ma nessuno in questo mondo si preoccupa di questo, e comunque questa malattia è davvero una merda-