The news is by your side.

Da Carsoli a Capo Nord in solitaria, 9.900 chilometri nel nome di Edo: un viaggio che diventa un messaggio di vita

CARSOLI – Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e altri per i quali le distanze, alla fine, diventano quasi un dettaglio. Giampiero Giuliani ne ha percorsi 9.900, attraversando l’Europa fino a Capo Nord e tornando a Carsoli dopo venti lunghi giorni in sella alla sua moto. Ma il senso più profondo di questo viaggio non è racchiuso nella meta raggiunta: è in un nome, Edo. Giuliani ha infatti dedicato la sua straordinaria esperienza in solitaria alla memoria del piccolo Edoardo Marcangeli e a tutti i bambini di “A casa di Edo”, accompagnando alla dedica un augurio semplice e potentissimo: che, dopo aver superato la prova più difficile, possano viaggiare il più possibile.

È questo che trasforma un’avventura motociclistica in qualcosa di diverso. Giampiero Giuliani, noto ed apprezzato medico dentista e presidente del CAI di Carsoli, è partito proprio dalla sua Carsoli sulla sua BMW R1200GS bialbero affrontando un itinerario che lo ha portato attraverso Italia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e Svizzera, fino a quel Capo Nord che nell’immaginario dei grandi viaggiatori rappresenta quasi il confine estremo dell’Europa.

Venti giorni. Quasi diecimila chilometri. Temperature passate dai 42 ai 5 gradi, quattro giornate di pioggia e soprattutto una successione di paesaggi che lo stesso Giuliani definisce impossibili da raccontare attraverso poche fotografie: l’eleganza naturale della Svezia, la dimensione più selvaggia della Lapponia e infine la natura «prorompente e severa» della Norvegia.

Ma c’è un’altra dimensione che nessuna fotografia può restituire: quella del silenzio.

Viaggiare da soli per venti giorni significa avere davanti migliaia di chilometri di strada, ma anche molto tempo da trascorrere con sé stessi. Chilometro dopo chilometro cambiano le lingue, le città, il clima e il paesaggio; resta il rumore della moto e, dentro il casco, quello spazio personale nel quale inevitabilmente trovano posto pensieri, ricordi e persone.

Ed è proprio qui che la dedica a Edo assume un significato ancora più intenso.

Edoardo Marcangeli non ha fisicamente percorso quelle strade, eppure in qualche modo ha viaggiato con Giampiero fino al punto più settentrionale di quell’Europa attraversata in solitudine. Il suo ricordo è passato attraverso foreste, laghi, montagne e distese della Lapponia, fino a raggiungere Capo Nord. Una memoria portata lontano non per allontanarla, ma, al contrario, per renderla ancora più presente.

«Questo viaggio l’ho dedicato a “Edo”, per ciò che ci ha donato e a tutti i ragazzi della “Casa di Edo”, augurandogli che, dopo aver superato la prova più difficile, possano viaggiare il più possibile», ha scritto Giuliani al termine della sua esperienza.

Sono poche parole, ma contengono forse l’intero significato dei 9.900 chilometri.

Perché viaggiare, in questa dedica, diventa metafora della vita. È possibilità di scoprire, conoscere, stupirsi, incontrare persone, vedere ciò che esiste oltre il proprio orizzonte. L’augurio rivolto ai bambini di “A casa di Edo” è allora quello di avere davanti a sé quanta più strada possibile: una strada fatta di luoghi da raggiungere, esperienze da vivere, difficoltà da superare e sogni da inseguire.

Ed è significativo che questo messaggio sia nato proprio da un viaggio compiuto in solitudine. Essere soli non significa necessariamente essere senza gli altri. A volte accade esattamente il contrario: quando vengono meno il rumore e la quotidianità, le persone importanti riescono ad accompagnarci ancora più profondamente.

La risposta della famiglia di Edoardo, Adelfo con Cinzia e la zia Maura Marcangeli, restituisce tutta la forza umana di questo gesto: «Ti ringraziamo dal profondo del cuore per aver dedicato questo meraviglioso viaggio al nostro Edo e per l’augurio rivolto a tutti i bimbi di “A casa di Edo”».

Parole che arrivano mentre Carsoli si prepara a vivere un momento particolarmente delicato e sentito. Il prossimo 22 agosto 2026  ricorrerà infatti l’undicesimo anniversario della scomparsa di Edoardo Marcangeli. Il giorno 20 agosto 2026 Alle ore 18, nella Parrocchia di Santa Vittoria a Carsoli, sarà celebrata una Santa Messa in sua memoria.

Sono trascorsi undici anni, ma ci sono persone la cui presenza continua a manifestarsi attraverso ciò che riescono a generare negli altri. Il nome di Edo è rimasto legato a iniziative, gesti di solidarietà e soprattutto a quella realtà di “A casa di Edo” che trasforma la memoria in attenzione verso altri bambini e le loro famiglie.

Anche il viaggio di Giuliani entra ora, con discrezione, dentro una storia intensa che da una morte ha generato tutela della vita, solidarietà, umanità. Confronto.

Capo Nord è un luogo estremo, una meta che per generazioni di motociclisti e viaggiatori ha rappresentato una sfida con sé stessi. Arrivarci dopo migliaia di chilometri significa inevitabilmente fermarsi, guardare ciò che si ha davanti e pensare alla strada percorsa.

Questa volta, però, su quel viaggio idealmente c’era scritto un nome.

Edo.

E forse è proprio questa l’immagine più bella da conservare: un uomo, una moto, una strada lunghissima e il ricordo di un bambino che attraversa insieme a lui confini e nazioni fino al Capo del Mondo. Poi un augurio rivolto agli altri bambini: superata la prova più difficile, possano avere davanti a loro migliaia e migliaia di chilometri da vivere.

Giampiero Giuliani ha concluso il racconto con due parole latine: «Ad Maiora Semper». Sempre verso cose più grandi.

Dopo 9.900 chilometri, forse il punto d’arrivo più importante non era Capo Nord. Era il significato portato fino lì. Senza confini, senza barriere, senza differenze.

 

N.D.D.R. 

Questo articolo è la cronaca ragionata di un messaggio, ma oltre a questo non ci sono molte altre parole per esaltarne il valore. Sia questa dunque una occasione per ognuno di noi per apprezzarne i contenuti, di altissimo valore morale. Un viaggio che è senza tempo e senza luogo, quello che nasce dall’anima dell’uomo che dalla vita, tende sempre la mano a chi troppo presto ha dovuto lasciare la dimensione terrena. 
Se solo un piccolo tassello del mosaico composto nel viaggio di Giampiero Giuliani riuscirà ad entrare nei nostri cuori,  sarà un altro modo per  celebrare la memoria di Edo, ma soprattutto l’essenza della vita, che non muore con la morte fisica, ma resta e brilla anche a distanza di così tanto tempo. 

Edo c’è. 

D.I.